"Immuni" nel mirino del Copasir, anche tre talenti cesenati dietro l'app anti-contagio

L’app è stata scelta, fra oltre 300 proposte, dal governo con lo scopo di contenere i contagi nella "Fase due"

Il Comitato per la sicurezza della Repubblica (Copasir) approfondirà alcune questioni relative all'app "Immuni". Questo avverrà  "sia per gli aspetti di architettura societaria sia per quanto riguarda le forme scelte dal commissario Arcuri per l'affidamento e la conseguente gestione dell'applicazione". Lo ha reso noto lo stesso presidente del Copasir, Raffaele Volpi. 

Come è noto "Immuni" è l’app scelta dal governo con lo scopo di contenere i contagi nella "Fase due" che dovrebbe partire dal 4 maggio avviando un progressivo e graduale ritorno alla normalità. Da quello che è trapelato il download sarà gratuito e su base volontaria.
Scelta tra oltre 300 proposte arrivate al ministero dell’Innovazione, Immuni è stata progettata dalla società milanese Bending Spoons "che ha deciso di donarla a titolo gratuito", ha sottolineato il commissario per l'emergenza Coronavirus Domenico Arcuri. 

Alla nuova applicazione hanno contribuito anche tre giovani talenti del territorio cesenate, che fanno parte dell'ampio team della startup milanese. Si tratta del software engineer Alessandro Berlati, di Cesenatico, Laura Morelli, esperta di finanza e la designer Giulia Cecchetti, entrambe cesenati. 

Oltre agli studi e le compertenze altamente tecnologiche, i tre ragazzi vengono presentati simpaticamente sulla pagina Facebook della società. Giulia Cecchetti  "è una vera, molto orgogliosa Romagnola nel cuore. Siamo impressionati, leggermente intimiditi, ma soprattutto siamo entusiasti di averla come nostra super-arma". Sul cesenaticense Alessandro Berlati: "Ama fare escursioni, la fotografia e i concerti. Ma cosa più importante, è un grande fan della piadina". Studi alla "Bocconi" invece per la cesenate Laura Morelli, esperta di consulenza aziendale.

Come funziona "Immuni"

Da quanto si è appreso, l'app in sostanza dovrebbe consentire agli utenti di tenere un  controllo sui propri dati. I contatti avuti con gli altri vengono tracciati, ma restano 'bloccati' nello smartphone fino a quando non si ha certezza che la persona che l'ha installata sul proprio cellulare è risultata positiva al Covid-19. A quel punto la persona stessa può dare il consenso, permettendo quindi di rintracciare tutti i contatti dei giorni precedenti. 

Uno strumento che si compone di due parti: un registro sullo stato di salute della persona e della sua eventuale sintomatologia, e un tracciamento dei contatti. Nessuno dei dati raccolti verrà comunque diffuso prima che il paziente, se positivo, abbia deciso di dare il consenso al loro utilizzo. 

I dubbi sulla privacy

Alcuni deputati, tra cui il leghista Alessandro Morelli, hanno sollevato il tema legato alla riservatezza, sottolineando che non ci sarebbe “alcuna garanzia per la privacy degli italiani e sulla sicurezza dei server”, ricordando che il garante della privacy, Antonello Soro, ha detto di “non essere stato coinvolto nella valutazione dell’applicazione”. 

L'applicazione per il contact tracing "sarà volontaria e garantirà completamente l'anonimato. Nessuno sarà obbligato a installarla sul suo telefono mobile ma ci aspettiamo che un numero alto di italiani collabori. Almeno il 70% dovrebbe farlo per dare un significato importante. I dati saranno conservati su un server pubblico, l'app userà la tecnologia Bluetooth e non la geolocalizzazione perché questo prevede la nostra normativa sulla privacy", aveva detto negli scorsi giorni il commissario per l'emergenza coronavirus, Domenico Arcuri.

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