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Don Alessio sconfigge il virus, i tre nipoti in pellegrinaggio a piedi a La Verna: "Stanchi ma felici"

Alla storia di Don Alessio Alasia, guarito dopo mesi di lotta al Virus, parallela è quella dei tre nipoti, che durante la malattia dello zio avevano optato per un particolare “voto”

Un pellegrinaggio per festeggiare la guarigione dal Covid dello zio sacerdote. Alla storia di Don Alessio Alasia, guarito dopo mesi di lotta al Virus, parallela è quella dei tre nipoti, che durante la malattia dello zio avevano optato per un particolare “voto”. L’idea nasce da Giovanni, ingegnere trentunenne residente in Germania che, dopo l’ennesimo messaggio con le condizioni critiche dello zio, in terapia intensiva da settimane e con probabilità di guarigione sempre più scarse, lancia la proposta: “Se lo zio guarisce vado a La Verna a piedi da Savignano, venite con me?”. Subito i fratelli Francesco di 32 e Lorenzo di 29 anni accolgono la proposta: dopo tre mesi di ospedale, tante cure e preghiere, Don Alessio guarisce.

“Il percorso non è stato propriamente quello ufficiale da Rimini a La Verna – spiega Giovanni - lo abbiamo unito con tratti del cammino di San Vicinio preso a ritroso, usando più di una volta la cartina in quanto non sempre chiaro. Venendo da Savignano sul Rubicone abbiamo fatto la prima tappa al Santuario Madonna di Saiano”. “Da lì – continua l’ideatore del “voto” – passando per la Giungla dei castagni, Perticara ed infine Sant’Agata Feltria siamo stati ospiti di Padre Gianluca dei Frati Cappuccini. La terza tappa è partita giù per il Guado fosso della Doccina, Palazzo, Eremo di Sant’Alberico, Monte Fumaiolo e discesa a Montecoronaro: vogliamo ringraziare sentitamente la Pro Loco di Montecoronaro per l’ospitalità. Ultimo giorno su per il Poggio Tre Vescovi, poi crinale fino al Santuario della Verna”.

pellegrinaggio 2-2-2

“Era importante ringraziare per tutto quello che di bello è avvenuto in questo tempo difficile – rivela Lorenzo – ci siamo ritrovati a ringraziare anche del bel tempo speso insieme. Era da anni che per lavoro e vita, essendo sparsi per il mondo, non passavamo giornate insieme. Certo in salita, con venti chili di zaino e lo scarso allenamento non è stata un’impresa semplice, ma ci ha dato modo di ripensare all’essenziale, allo scorrere naturale del tempo, a gioire per una nube nel cielo a mezzogiorno o una fontanella non segnata nella mappa”.
“Torniamo a casa stanchi ma felice – chiude Francesco – anche il riscontro sui social è stato sopra ogni aspettativa, segno di quanti vogliano bene a nostro zio Alessio. Speriamo che questo nostro pellegrinaggio faccia riscoprire, anche in chi legge, la bellezza di ringraziare per gli aspetti positivi presenti nonostante le difficoltà”.

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