Spazio relazionale: Lavoriamoci

In vista dell'impegno prossimo del sottoscritto con le Associazioni di Forlì “Psicologi per il territorio” ed “Essere Con” alla settimana del buon vivere, con il progetto “Lavoriamoci” (Venerdì 4 ottobre dalle ore 15:30 presso la Casa delle Associazioni, Viale Roma 124 Forlì), propongo in questa puntata l'intervista fattami da Enrico Samorì, direttore della rivista online “Forlì Today”, in occasione della manifestazione della “Notte verde”, svoltasi nello scorso maggio a Forlì. Ho pensato di inserire nella rubrica questa intervista sia perché il lavoro che si farà nella settimana del buon vivere ha la stessa metodologia e struttura di base di quello svolto nella “Notte verde”, e sia perché quest'attività è un lavoro esperienziale sulla “Relazione”. L'idea di fondo di tali lavori è cercare di evidenziare come attraverso la relazione con "l'altro”, necessariamente, anche in minima parte, si cambiano le idee. Nella “Notte verde” il titolo del lavoro è stato “Costruire Comunità”. “Lavoriamoci” è , invece il titolo del lavoro della “Settimana del buon vivere”. La tematica che sarà sviluppata è il “Lavoro”.

Cercherò ora di inserire alcuni elementi di chiarificazione del lavoro che si andrà a svolgere, prima di leggere l'intervista. Bisogna intanto partire da un dato basilare che fa da sfondo a tutto il lavoro:

La cultura, con i suoi innumerevoli contenuti, è un fattore che emerge dall'organizzazione delle modalità relazionali di entrare in rapporto con gli altri. Dalla modificazione di esse inevitabilmente cambia la nostra cultura e i suoi relativi contenuti specifici.

Gli obiettivi e il tipo di intervento che si intende proporre saranno elaborati in tre fasi:

1-Dibattito teorico sul lavoro. Incontro finalizzato a far emergere l'importanza delle relazioni e del gruppo nel lavoro.

2-Gruppi di elaborazione/partecipazione sociale con tema il “Lavoro”: Sono gruppi dove attraverso la relazione e il confronto con gli altri si cerca di trasformare e modificare o ripensare le proprie esperienze ed idee su una determinata tematica. Il tema non deve essere preciso e focalizzato interamente, ma come quello che si userà, “Il Lavoro”, deve essere ad uso generalizzabile e di vasta portata. Questo permette di fare emergere, oltre ai contenuti cognitivi legati al tema, anche quelli affettivi connessi. Attraverso una conduzione che dà spazio prevalentemente al gruppo, si cercherà di arrivare passando da un pensiero all'altro ad una idea ri-narrata e trasformata dai pensieri dei partecipanti. Questo attraverso l'opera del conduttore che fa da collante alle varie idee e pensieri che emergono. Inoltre si metterà in evidenza come il confronto e la relazione possano modificare le nostre idee ed opinioni. I gruppi di elaborazione sociale quindi sono una pratica che utilizza la relazione per produrre dati. L'obiettivo di fondo è la cura dei legami per poterli pensare, esplorare e sollecitarne di nuovi, poiché lo sviluppo di un territorio dipende dalle qualità delle relazioni che vi si instaurano.

3-Laboratori espressivi/esperienziali. Una volta conclusa la fase 2, il gruppo si dispone attorno a un tavolo per realizzare in maniera spontanea e originale una formella che rappresenti l'idea pensata di relazione. Il materiale usato è argilla e acqua (materiale naturale e totalmente biodegradabile). Il lavoro viene svolto individualmente o a coppie, a scelta dei partecipanti; i conduttori stimoleranno l'espressione, anche verbale, delle sensazioni ed emozioni emerse durante il lavoro, per favorire il confronto e la contaminazione tra le opere. Il tutto per dare forma concreta, permanente e tangibile al processo di elaborazione raggiunto attraverso i 3 momenti. Quindi, per concludere, tali laboratori avranno l'obiettivo di promuovere la percezione del gruppo come “capace di costruire”, lavorando individualmente per un progetto comune, e infine, cosa importante, sperimentare il piacere di “fare insieme”.

FORLI’16 maggio 2013

L'Innovazione Responsabile, relazioni e psicologia

Relazioni e legami anche dal punto di vista psicologico. In questa edizione dell’Innovazione Responsabile si riflette anche sulla costruzione di una comunità.

L’appuntamento è quello legato al workshop formativo, esperienza articolata e profonda che offre l’occasione di pensare e ripensarsi all’interno della società che si vive e che si vorrebbe costruire.

“L’errore che facciamo tutti è quello di pensare di essere persone che vivono e crescono da soli: dimostreremo in questo incontro come non si può prescindere dalle relazioni di come è impossibile estraniarsi da esse. Sapere che la relazione è importante, a questo punto, ci deve far riflettere sul modo con cui dobbiamo costruirla, una cosa certamente non facile”, spiega Ivano Frattini, della Associazione Psicologi per il Territorio e dell’associazione EssereCon, due realtà che collaborano in prima linea nella realizzazione di questo progetto nell’ambito dell’evento “L’innovazione Responsabile”.

Dalla teoria alla pratica. Una volta discusso del processo relazionale, i partecipanti saranno suddivisi in gruppi nel quale si farà un momento esperienziale, testando in prima persona come il connotato affettivo riesca ad influenzare ogni ragionamento e l’opinione degli altri.

Terzo e ultimo punto è quello dell’espressione: mani in pasta o meglio nell’argilla riportando in maniera artistica l’esperienza appena vissuta. L’esperienza dunque viene fissata su una tavoletta che andrà a costruire così, con l’apporto di tutti, un’opera più grande dove tutte le relazioni dei partecipanti troveranno “corpo”.

Si straparla di società sfilacciata, di relazioni liquide, di difficoltà a socializzare; tutte situazioni riportate spesso con termini impropri. La situazione non è satura e oltretutto non snatura il principio stesso dei legami?

Il gruppo e le relazioni vanno viste in due maniere: il gruppo può essere un contenitore, all’interno del quale potersi eclissare e sentirsi protetti, perdendo così la propria individualità. Dall’altra parte troviamo la società nella quale l’individuo dovrebbe invece lottare per affermare il proprio essere e per trovare il proprio spazio. Nell’era tecnologica che stiamo attraversando, dimentichiamo come ci si relaziona con la società locale che dovremmo in realtà vivere. Tutto oggi è piuttosto relativo e questo si ripercuote anche sulle relazioni. Noi, dovremmo invece riguardare le cose da un punto di vista differente: le relazioni sono importanti e noi dovremmo assumere questo aspetto come verità. L’evoluzione e la filosofia sono andate contro le verità assolute, smontandole. Noi viviamo un momento storico ed epocale in cui dobbiamo trovare nuove verità. L’uomo fino al secolo scorso, anche se si relazionava male, aveva comunque una cornice di riferimento dalla quale non poteva scappare.

Lo scontro generazionale era un elemento necessario per lo sviluppo delle propria identità. Oggi, in questo modello dinamico e relativo, si è perso anche questo riferimento….

Lo scontro generazionale effettivamente aveva un ruolo importante, cioè una persona aveva uno spazio di manovra entro il quale ribellarsi, emergere e fare la conoscenza di sé. Non c’è più una matrice o un contenuto e quindi non ci si scontra più; di conseguenza si fatica ancora di più a trovare se stessi. Si badi bene che questo ragionamento vale per i giovani ma anche per gli adulti.

Oggi c’è talmente bisogno di trovare punti di riferimento, di legami e di relazioni che si rischia di prendere “tutto per buono” di accondiscendere ad opinioni e modi di pensare anche se in realtà essi non ci appartengono.

Come tornare indietro?

Ricominciare dal vicinato, a capire come anche un vicino di pianerottolo che può sembrarci antipatico diventa importante, una persona da cui non possiamo prescindere. Dialoghiamo, riparliamo, cerchiamo di riscoprire le cose in comune che abbiamo gli uni con gli altri.

Dobbiamo fare questo non soltanto per stringere e mantenere i legami, ma anche per combattere l’isolamento, cosa ben diversa dalla solitudine. La solitudine può essere preziosa e costruttiva, l’isolamento non lo è, anzi è qui che si creano situazioni di angoscia e di sofferenza.

Questa generazione è più fragile di quelle che ci hanno preceduto?

Non possiamo dire che siano più o meno fragili, il problema di questa generazione non avendo più parametri di riferimento, di sfida, si concentra sul presente. Non si riesce a vedere cosa ci aspetta e quindi si fatica anche a sognare e desiderare se non qualcosa che possa investire la propria vita nella contingenza. Oggi, come ho detto poc’anzi, ci troviamo ad una svolta epocale in cui la società deve trovare nuovi valori con i quali misurarsi. L’immagine è quella del trapezista che lascia l’attrezzo per aggrapparsi a quello nuovo spiccando un salto: ecco, noi siamo sospesi nel vuoto protesi al cambiamento.

Riferimenti:

https://www.settimanadelbuonvivere.it/index.php/eventi/venerdi

https://www.psicologiperilterritorio.it/sites/default/files/documents/mail_invito_ppt_sbv2013.pdf

www.psicologiperilterritorio.it/

www.esserecon.it

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