Prima le primarie

vignetta Ellekappa-2Non è vero che il Paese è una “Nave dei Folli”, né tanto meno che le primarie del Centrosinistra sono state “una buffonata”, “una pantomima” o “una macchietta”. È troppo comodo assimilare l’iniziativa ad una compressa di “bromuro sociale”: i colpi ad effetto non costano nulla e fanno solo breccia negli animi più irrequieti. Insomma, non c’è crescita. La sfida di chi tenta di innovare, infatti, sta proprio qui: l’applicazione di ciò che fino a poco tempo prima era solo un’idea, un progetto lungimirante, con scarse possibilità di successo, specie in una società pigra ed allergica al progresso come quella italiana.

I primi ad aver tracciato il solco, ad averci messo la faccia sono stati i Fantastici 5. Tra mille difficoltà e non poche polemiche, certo, ma è stato creato un precedente positivo e, soprattutto, attendibile poiché, per la prima volta nella storia della Repubblica, gli elettori di un partito hanno scelto il proprio leader per vie ufficiali: iscrizione alle liste elettorali del proprio comune di residenza, tessera elettorale, documento d’identità, consenso al trattamento dei dati personali, maggiore età, possibilità di voto dall’estero. Insomma, la prova che la macchina del Centrosinistra ha funzionato bene, che è a contatto con il territorio e che è credibile agli occhi della nazione.

Se fra pochi anni, come credo, smaltiremo la sbornia berlusconiana, l’esperimento sarà prassi comune, e le inutili polemiche di questi giorni archiviate. Non è poco, per una politica asfissiata da vent’anni di partitocrazia e da altrettanti di populismi. Perfino i detrattori più “aggrillati”, anziché cliccare forsennatamente “Mi piace” sui post incendiari di Beppe Strillo, dovranno fare i conti con un metodo imperfetto, ma che funziona. Proprio come la democrazia, della quale Winston Churchill diceva: “ È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora”. Perciò prima di tutto le primarie! E più che di nave impazzita, direi semmai  che la nostra è una nave in corso di completamento per via di continui, irresponsabili rinvii dei lavori da parte degli ufficiali di bordo. Ecco, oggi stiamo solo pagando il prezzo salato di un forte ritardo nel consolidamento democratico (cosa che va a braccetto con l’ignoranza imperante). Forse era questo a cui stava lavorando Aldo Moro: portare a termine l’opera maestra di questo difficile Paese, quella che lui definiva “la democrazia incompiuta”.

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