La Penisola degli Smemorati

alessandra mussolini-2Pochi anni fa, Bianca Pitzorno, autrice di testi per ragazzi, pubblicò un simpatico libricino intitolato L’isola degli smemorati, edito dal Comitato italiano per l’Unicef. L’opera fu un successo sia perché si trattava di uno splendido manifesto a favore dei diritti dell’infanzia, rivolto ai cittadini dai sei anni in su, sia perché rispolverava con eleganza e maestria valori fondamentali quali l’uguaglianza, la responsabilità, la giustizia. Un piccolo capolavoro.
In un altro luogo “fantastico”, una penisola, precisamente a Palazzo Montecitorio in Roma, durante una stanca seduta di giugno del 2012 (il 13, per l’esattezza), Lady Processo Lungo, al secolo Carolina Lussana, deputata in forza alla Lega Nord, chiede candidamente alla intemperante collega Alessandra Mussolini un autografo su un paio di fotografie consunte. Nulla di male, se non fosse che sulle stesse campeggia il Duce.

Ora, passi la giustificazione della leghista, secondo la quale erano “per un ragazzo nostalgico […] che mi ha chiesto di farle firmare ad Alessandra essendo un grande ammiratore suo e del nonno”. Ma non passi quella della neo-fascista: “Che ci sarebbe di male? Sapeste quante volte mi capita di farlo, quanta gente mi chiede di firmare foto di mio nonno... Ma pensassero a cose più importanti di questa che mi pare ce ne siano parecchie”.

Appena lessi l’agenzia, trasalii e ripensai immediatamente all’importanza della memoria. Di cose più importanti, on. Mussolini, ve ne sono eccome. Si chiamano buon senso, deontologia, rispetto delle regole e dei valori di questa Repubblica (ancora ferita). La XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione recita: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”, mentre la Legge 645 del 1952, la Legge Scelba, prevede, tra gli altri, il reato per apologia del fascismo. Non è un reato tout court quello che ha commesso, on. Mussolini, ma le sue azioni sono un’offesa al ruolo che ricopre in società e alla istituzione nella quale si trova. Il fatto che non abbia avuto nemmeno il buon gusto di farlo fuori dall’Aula, è indice di irresponsabilità, per non dire una deliberata provocazione, verso tutti i cittadini italiani. Come libera cittadina, può fare quello che le pare. Come deputata no, tanto meno all’interno del Parlamento italiano!

Quando riusciremo ad indignarci? Quando riusciremo ad offenderci di fronte a queste e ad altre bestemmie civili? Quando riusciremo a scrivere una semplice e-mail di protesta ai parlamentari che insultano la Repubblica o, meglio, al Presidente della Camera chiedendo che azioni come queste siano sanzionate? Insomma, quando muoveremo il culo?
Se non si fa niente, niente cambia. Lo ripeterò fino alla noia. Le cose, semmai, possono solo degenerare. Impossibile? Cosa sarebbe accaduto se la stessa scena si fosse verificata il 13 giugno di sessantadue anni fa, cioè subito dopo l’entrata in vigore della Costituzione? Immaginate il putiferio che si sarebbe scatenato, dentro e fuori dall’Aula?

La memoria ha un grande valore, ma ha un difetto: piano piano sbiadisce, si consuma. Come una foto. Non solo: trasmuta con il ricambio generazionale. Processo naturale, sebbene difficile da accettare. Proprio come quella squallida scena in Aula, considerata naturale, seppure inaccettabile, in questa sciagurata Penisola di smemorati. “Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla”.
 

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