L'informazione siamo noi

L’autocandidatura del giornalista Wolfgang Achtner, di origine austriaca ma con passaporto statunitense, a direttore del TG1 ha del dirompente. Per lo meno nel nostro Paese, affetto dalla sindrome del bradipo dietrologo: “Il cambiamento? Va bene, ma non corriamo. E poi chi mi dice che non sia una farsa o che non ci sia del losco?”. Andreottiani fino al midollo, siamo abituati a diffidare degli altri là dove c’è una comune posta in gioco (un posto di lavoro, una borsa di studio, un appartamento a buon prezzo). Per cui, sì, “a pensar male si farà peccato”, ma così si evitano cocenti delusioni. Naturalmente a scapito del progresso, del cambiamento appunto.

Eppure ogni cosa è relativa: una vicenda è vissuta in modo differente al cambiare della latitudine o del periodo storico. Quindi è considerato normale ingaggiare Zdeněk Zeman nell’A S. Roma o Jean Todt alla guida della Ferrari S.p.a. Come non c’è nulla di strano, per venire alle questioni forlivesi, se la SEAF S.p.a è oggetto d’interesse di investitori sauditi; se pochi giorni fa Norberto Ferretti, patron dell’omonima azienda di yacht, ha ceduto il passo a Tan Xuguang; oppure se Felix San Vicente Santiago è Presidente del Polo Scientifico-Didattico della sede locale dell’Alma Mater Studiorum.

Perché allora negare l’accesso ai vertici dell’informazione italiana ad un professionista navigato come Achtner? Perché la RAI è un patrimonio della nazione? Balle! Perché l’informazione è il quarto potere. Perché è storicamente oggetto di contese infuocate da parte delle oligarchie a scapito delle masse. Perché conviene mantenerlo un tabù, anziché un dominio pubblico sotto controllo popolare. Perché da noi non c’è cultura dell’informazione (basti pensare alla persistenza assurda del conflitto d’interessi). Perché non si vuol far fiorire il merito. Insomma, perché il TG1 è un conglomerato di potere economico e politico, e sua madre – la RAI – è governativa a norma di legge!

Dubito che un passaggio del testimone così fausto e necessario possa verificarsi nei prossimi dieci anni. Di rimedi e contromisure “dal basso” ce ne sono. Pochi, difficili, ma efficaci. Ma di questo ne discuteremo prossimamente, a stretto giro di post. Nel frattempo, impariamo dall’azione ribelle in diretta di un’altra famosa giornalista americana, Mika Brzezinski, disobbediente a ragion veduta, assurta agli onori delle cronache (solo del Web). Cose dell’altro mondo, viste da questa latitudine.

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