Italia, Norvegia e lo stridio del gessetto

Foto Einstein-2Non ho mai provato particolare simpatia verso coloro che paragonano diversi paesi al solo scopo di screditare le scelte politiche del governo “in difetto”. È un comodo artificio comunicativo. Ma ciò che i giornali hanno riportato mercoledì scorso in materia di cultura italiana e norvegese, ha risuonato nelle mie orecchie come lo stridio del gessetto sulla lavagna.

Mentre il nostro Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, alla cerimonia di apertura del nuovo anno scolastico, parlava di “necessità di una revisione dei programmi, non solo di religione, ma anche di geografia” perché “ci sono studenti che provengono da culture, religioni e paesi diversi”, il Primo Ministro norvegese Jens Stoltenberg nominava capo del dicastero della Cultura Hadia Tajik: donna, single, 29 anni, di origine pakistana e… musulmana.
Alle parole dell’Ingegnere: “Sarebbe meglio adattare l'ora di religione trasformandola in un corso di storia delle religioni o di etica", è seguita l’alzata di scudi dell’ultraconservatrice CEI, per non parlare dell’immancabile polemica politica. Subito dopo la nomina del ministro norvegese, invece, Re Harald V (chi può essere più conservatore di un re?), salutava la notizia con un semplice: “Era ora!”

Ora, una domanda sorge spontanea (che, di fatto, è un paragone): come si fa a svecchiare un Paese ed introdurre riforme sostanziali con il governo anagraficamente più vecchio d’Europa (64 anni in media), con al suo interno una percentuale scoraggiante di donne (16%, a fronte dell’oltre 40% di Svezia, Finlandia, Austria e la stessa Norvegia) e l’influenza del Vaticano (Mario Monti, per fare un esempio banale ma significativo, finora ha incontrato sette volte il Papa)?

Cambiano i tempi, cambiano i paesi e “cambia il modo di fare scuola”, ha rimarcato giustamente il Ministro Profumo, ma se metto a confronto le parole che sento e i fatti che vedo, avverto di nuovo lo stridio del gessetto. Un attrito provocato dall’incoerenza e dall’ipocrisia di molti, troppi Italiani, uomini di governo e non, che assomiglia tanto alla contraddizione umana messa in luce da Albert Einstein: “Non possiamo pretendere di risolvere i problemi pensando allo stesso modo di quando li abbiamo creati”.
 

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