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Redazione

Berlusconi: bene o male, purché se ne parli

Come si fa ad analizzare un paradosso dall’esterno, cioè nella certezza di non alimentarlo, di non esserci già caduti dentro? La prevedibile ridiscesa in campo di Silvio Berlusconi, e l’altrettanto scontata bagarre nazionale che ne è seguita, prima ancora che elettorale, è una tattica psico-emotiva ben rodata. L’ultimo atto studiato a tavolino che alimenta, ormai da due decenni, un circolo vizioso: il protagonismo assoluto.

La spallata al Governo Monti era solo questione di tempo e di opportunità. Insomma, era già in atto da tempo una strategia, ma c’era l’incognita del risultato delle Primarie del Centrosinistra e, soprattutto, un processo in primo grado, in corso a Milano, che non prometteva nulla di buono. In altre parole, se a spuntarla fosse stato Matteo Renzi e se il 25 ottobre scorso il processo si fosse concluso con una bella assoluzione, il Cavaliere avrebbe preferito trascorrere la sua vecchiaia con i nipoti a Malindi. Ma non è andata così, e siccome i pretesti c’erano ed erano buoni (in primis, lo stallo dell’economia), nulla è stato lasciato al caso. Annunci, smentite e colpi di scena sono stati – e saranno ancora da qui alle prossime elezioni – le tappe intermedie di un percorso più lungo, simile ad una fiction televisiva, finalizzato ad un semplice, unico obiettivo: aumentare la suspense.

Maestro di comunicazione, pubblicitario di formazione, ha capito per primo che nella nostra democrazia, per ottenere voti, basta fare leva su due fulcri: consenso e pathos. Il primo, di natura cognitiva, si crea facilmente se si possiede o si controlla o si manipola il sistema mediatico; il secondo, squisitamente emotivo, si genera solleticando gli appetiti, le ambizioni e soprattutto le paure dei cittadini, specie di quelli meno avvezzi alla politica. Così, sesso, tasse, sport, Europa, conflitti d’interesse, scontri istituzionali, “cene eleganti”, processi e quant’altro, mescolati tra loro, prolunganti nel tempo ed alimentati ossessivamente dai mass media, hanno esasperato il Paese provocando una frattura nell’opinione pubblica. Due faide: chi è pro e chi è contro. Per rendersene conto, basta andare in edicola, accendere la TV, ascoltare i discorsi al bar o, per i più “tecnologici”, seguire i social network per osservare che una nuova maxi-operazione comunicativa, nel bene o nel male, lo abbia già rimesso al centro del proscenio. Di fatto, sarà di nuovo sulla bocca di tutti, accrescendone il mordente, la sua presa sul Paese reale. Un gioco di potere bell’e buono, un artificio – scellerato per un leader politico – che ha prodotto un paradosso: più se ne parla, più persiste. Questo articolo che sto scrivendo ne è la prova diretta ed inconfutabile.

Uscire da questo paradosso è complicato. Criticarlo aspramente gli porta potere, forse anche soldi. Assecondarlo ancor peggio, come dimostra un certo giornalismo servile. A buon intenditor, poche parole... Ci sarebbe una soluzione, ma presume uno sforzo collettivo: in primo luogo, ipotizzare l’esistenza stessa del paradosso, cercando poi di osservarlo da fuori; in secondo luogo, essere indifferenti e meta-comunicare. Vale a dire assumere un sano distacco, guidato dalla saggezza, per ripristinare il giudizio critico, dopodiché ragionare e comunicare in piena onestà, guardando alla situazione reale del Paese, alle contraddizioni di cui è prigioniero, facendo infine appello alle forze migliori che ci animano e ad un confronto umile con la comunità internazionale. 

È una sfida e un’opportunità al tempo stesso che ogni italiano è libero di raccogliere o di lasciar andare. Sta a noi scegliere. Pertanto, più del conflitto d’interessi, più delle leggi ad personam, più degli scandali imbarazzanti, tornare ad occuparsi di Berlusconi “in un certo modo”, significa tornare ai plebisciti di massa, a quella che Norberto Bobbio chiamava “democrazia dell’applauso…  e all’elezione per investitura, per acclamazione”. Questo è il vero dramma che la lacera profondamente la società italiana e che non le consente di maturare. La trappola è già stata predisposta ed ognuno di noi è libero di entrarvi o di sottrarsene.

Berlusconi: bene o male, purché se ne parli
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