Applausi!

Ricordate quel tragico episodio in cui un gioielliere di Fermo sparò ed uccise una rapinatrice? Ricordate l’applauso di solidarietà che la folla gli fece spontaneamente mentre usciva dal negozio scortato dai Carabinieri? Alcuni avranno vaghi ricordi, altri ne avranno sentito parlare in ufficio o dalla parrucchiera, per cui oggi ne conserveranno appena un frammento nella memoria, ma accadde meno di una settimana fa. Eppure sembra così lontano. Storia antica, per alcuni. Sintomo di una follia percepita come ordinaria.
 
Comprendo le ragioni per cui ci si senta solidali con una persona normale, minacciata di morte e malmenata solo perché di mestiere vende gioielli, ma la rapidità con cui innalziamo agli altari presunti eroi è la stessa con cui li condanniamo il giorno dopo per i loro errori. Siamo un popolo di tifosi, non di cittadini, troppo spesso in preda ai nostri impulsi e facili all’applauso. Quale altro popolo, ad esempio, si spella le mani ai funerali? Secondo me è il sintomo di qualcosa che non va. La controprova? Andate a leggere i commenti carichi di livore che spopolano sul Web, relativi ai casi di cronaca più disparati.

Nei forum si dà libero sfogo alle passioni più degradanti, complice l’anonimato e l’assenza di sanzione. Non ha un che di biblico tutto ciò? Non sentite riecheggiare le acclamazioni e le grida di condanna da parte dei Giudei davanti a Ponzio Pilato: “Liberate Barabba! Crocifiggete Gesù”? Altri tempi, certo. Ma in politica, oggi, accade la stessa cosa. Soprattutto in Italia. Facciamo il tifo per un partito, anziché comprenderne i valori e i programmi. Invochiamo l’avvento di un leader carismatico risolutore di ogni problema (Berlusconi docet), piuttosto che rispettare le regole nel quotidiano. La politica sta assumendo i connotati di uno show televisivo, anziché essere praticata umilmente sul campo. Per questa ragione, nel lontano 1984, Norberto Bobbio ci metteva in guardia dalla pericolosità della “democrazia dell’applauso”.

Perché? Perché le istituzioni stavano fallendo, perché non c’è il senso dello Stato, né in Parlamento né nella piazza di paese. Laddove non c’è lo Stato, c’è lo strapotere, c’è disordine, c’è l’homo homini lupus teorizzato da Thomas Hobbes. Le istituzioni non sono utili: sono indispensabili! Quando vengono meno, la giustizia sociale va da sé, lasciando l’animale metamorfico, quale è il popolo, in preda ai propri umori primordiali.

Tutto ci scivola addosso, tutto si consuma con estrema rapidità. Anche i drammi sociali. Insomma, viviamo di impulsi. Veniamo informati, ma non riusciamo a ricordare. Siamo sollecitati a scegliere, ma nessuno è interessato a sapere come la pensiamo. Veniamo sedotti, tanto dai mezzi di informazione quanto dal politico di turno, ma raramente educati. Voglio fare una domanda aperta alle istituzioni e a chi le rappresenta: dove è diretto un popolo che è ascoltato solo quando applaude?

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