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Spazio relazionale: Sul bene relazionale

Con questo articolo si inaugura una rubrica chiamata ”Spazio Relazionale” con cui cercherò di condurre il lettore dentro il mondo complesso e vasto della relazionalità umana. Affronteremo le molteplici sfaccettature della relazione, evidenziando come essa sia legata a tanti (per non dire tutti) argomenti ed eventi che sono spesso all'ordine del giorno.

Cominciamo questo viaggio parlando e discutendo di un concetto che è stato coniato ed introdotto dalla scuola economica Italiana da L. Bruni e S. Zamagni di “Bene Relazionale”. E' ormai palese a tutti che uno sviluppo economico non autodistruttivo e civile è legato alla qualità delle relazioni interpersonali intese come “beni relazionali”. Lo sviluppo economico non può più essere pensato come un'altra cosa rispetto allo sviluppo delle persone e al loro reciproco riconoscersi e fidarsi reciprocamente. Alla luce di queste considerazioni emerge una nuova categoria: quella di “B.R.”.

La relazione porta un bene con sé, emergente dall’incontro con l’altro, un bene, che in quanto tale ha un suo valore, che non può essere tradotto o espresso in termini utilitaristici o monetari, e del quale si può godere solo quando si viene a creare. Il bene relazionale è l’esito dell’incontro autentico con l’altro, che consente a ciascuno di aumentare il proprio benessere sociale, e di soddisfare il bisogno di appartenenza e di riconoscimento. Il B.R. diventa un valore aggiunto che si realizza solo quando ci si avvicina all’altro con il genuino interesse di comprenderlo nella sua diversità, senza costrizioni in schemi e rappresentazioni già note e rassicuranti.

Purtroppo il problema della modernità è la negazione dell'esistenza dell'altro come soggettività. La qualità della vita relazionale ha invece importanti effetti oltre che affettivi e sociali ma anche economici: sappiamo, sulla base di un'evidenza empirica che persone inserite in ambienti di lavoro attenti alla qualità relazionale hanno migliori performance lavorative così come al lato opposto di questo spettro abbiamo il “mobbing” e molte altre forme di disagio psicologico che nascono nei contesti lavoro e non appartengono certamente alla persona sofferente.

In sostanza il benessere, la felicità, la qualità della vita, la stabilità ecc non provengono esclusivamente dai beni o dai servizi disponibili che si possono comprare, ma soprattutto dalla possibilità di poter godere e condividere con gli altri dei beni relazionali. Le relazioni interpersonali formano dei veri e propri beni relazionali che assumono particolare importanza nel favorire l'attività economica poiché danno luogo ad una diffusione di conoscenza, a funzioni di regolazione e protezione, nonché a funzioni di coordinamento e sostegno sociale permettendo così la cooperazione e la reciprocità.

L'attuale e problematico mito dell'individualismo di oggi nega totalmente il carattere fondamentalmente relazionale delle persone. Tale mito ricorre continuamente a slogan quotidiani martellanti del tipo “il futuro è nelle tue mani”, “tu sei padrone di te stesso”, “l'uomo che non deve chiedere mai” eccetera. In questo mito si nega totalmente il reciproco bisogno dell'altro per il proprio sviluppo e benessere di ognuno.

Quindi in aperta opposizione con tale mito proponiamo che la risorsa originale ed autentica che possiamo mettere a disposizione di chi ci sta di fronte è invece la capacità di riconoscere il valore dell'altro all'esistenza, una risorsa che non può essere prodotta ma condivisa. E' importante prendere atto di ciò che implica il riconoscimento dell'altro: non solo il suo diritto ad esistere ma anche della necessità che esista perché possa esistere io, in relazione con lui.

Il bene relazionale è da contrapporre al cosiddetto “bene posizionale”. Questi conferiscono utilità alle persone per lo status che creano per la posizione che creano relativa nella scala sociale che il loro consumo consente di occupare. Un'auto lussuosa è un bene posizionale così come lo sono una cosa firmata o una marca di telefonino. Mentre nei beni relazionali la presenza e il rapporto con l'altro è di tipo cooperativo, di reciprocità, la caratteristica essenziale del bene posizionale è proprio la competizione posizionale.

Chi acquista beni posizionali dunque non è affatto interessato al bene in sé ma all'ordine con il quale arriva a possederlo rispetto agli altri. La rappresentazione competitiva della gratificazione, in virtù della quale il mio benessere finisce dove inizia quello dell'altro, sembra coincidere con una modalità narcisistica di incontro con il mondo. Ripensando ai fatti di cronaca di violenza sull'altro, chiunque esso sia, sembra di assistere a uno svuotamento di significato, alla progressiva perdita di rispetto dell'altro e alla sua riduzione ad oggetto di consumo da possedere, da sfruttare, da distruggere.

Alla luce di tutto questo, forse è il caso di cominciare a parlare e fondare un'etica dell'altro, argomento del prossimo articolo, che permetta di recuperare il senso profondo dell'incontro e della relazione, come elemento costitutivo e fondante dell'”essere umani”.

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