Numero 101

“L’amavo più della sua vita” ultimo film di Cristina Comencini sul Femminicidio*, avevo pensato di partire da lì per parlare dell’emergenza.

Purtroppo l’occasione è il numero 101, quello della carica violenta degli uomini, sì 101 donne assassinate dall’inizio dell’anno nel nostro “civile” Paese. Un’emergenza, ma non se ne parla abbastanza…perché?

Ho perso la testa” le parole del giovane 23enne davanti ai magistrati. E’ apparso tuttavia “lucido” nel pianificare l’agguato, la scelta dell’arma, i tempi, il piano di fuga. Pochi scrupoli a eliminare ogni “ostacolo” alla sua voglia di vendetta, a pagare una giovane donna 17 enne, nell’estremo tentativo di difesa della sorella la vittima designata.

I giornali parlano di un uomo geloso, deluso, che dice di essere stato tradito. Non aveva più da mesi una relazione con la donna che voleva uccidere. Ma perché non si può semplicemente scrivere “Un altro uomo ha ucciso una donna. No eh!” (Anarkikka).

Cosa c’entra l’amore con la violenza più crudele? Ma cosa passa per la testa di un uomo che dice di amare una donna tanto da ucciderla?

Cosa ne pensano gli altri uomini? Possiamo ipotizzare che per quanti si abbandonano al gesto estremo di un crimine, tutti gli altri condividono una cultura delle relazioni e dell’amore dove ancora quel germe è annidato? 

Adriano Sofri in un articolo su Repubblica intitolato “Quando gli uomini uccidono le donne” scriveva: “gli uomini, anche quelli che si astengono con orrore dall’ammazzare, violentare e picchiare le donne, se non sono ipocriti con se stessi e sono disposti a frugare nella propria formazione, sentono di avere a che fare con l’impulso che spinge i loro simili a quell’orrore. Se ne tengono a distanza, dandogli nomi di sicurezza come raptus e follia”.

L’aggressività verbale, fisica, psicologica è espressione dell’incapacità di queste persone di riconoscere, di esprimere le emozioni, di nominarle; di gestire la frustrazione del rifiuto, di non poter più controllare, disporre della donna, del suo corpo, della sua presenza; incapacità di governare la rabbia metabolizzare perdita, sentire e stare nel dolore.

La violenza maschile oggi è trasversale a ceti sociali e culturali, età e religioni (M. Trinchero “Reclusioni di corpi e di menti”, 2012). Non si tratta di persone disagiate, psicopatologiche, sono giovani, adulti, pensionati, studenti, lavoratori, primari, avvocati, nessuno escluso, ma allora non è forse il caso di parlare di una “questione maschile”.

E’ un emergenza e siamo tutti invitati ad intervenire per fermare questa emorragia di vite di donne. Accanto al lavoro dei centri antiviolenza, si moltiplicano altre iniziative, spazi di ascolto per gli uomini violenti ad esempio.

Nella stessa città di Forlì è stato avviato lo scorso venerdì un progetto formativo “Donne e uomini contro la violenza di genere” organizzato dall’Ausl di Forlì e dal Comune. A Ravenna l’Associazione Femminile Maschile Plurale sta organizzando in novembre tre incontri dedicati al tema della Violenza contro le donne in collaborazione con l’Assessorato alle politiche di Genere, Linea Rosa e Ravenna Web TV (i dettagli saranno reperibili prossimamente sul sito www.femminilemaschileplurale.it ).

Donne e uomini insieme possono fermare la violenza, le donne lo stanno già facendo e gli uomini?

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* Il termine femminicidio si riferisce all'uccisione di una donna in quanto appartenente al genere femminile e relativo alla violenza maschile alle donne in generale. Più recentemente il termine è stato usato negli appelli internazionali lanciati dalle madri delle ragazze uccise a Ciudad Juárez in Messico.

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