Il Coraggio del Padre

Affresco di

Si rimane spesso sorpresi dall’eccessivo entusiasmo con il quale oggi si proclama da più parti l’indispensabile avvicendamento generazionale in ogni settore della vita pubblica, senonché nei fatti, tale disposizione appassionata contrasta ancora con la massima prudenza.

È di certo vero che la forza vitale dei giovani non può, solo per l’energico vigore, comprendere anche la “saggezza” accumulata da anni di esperita navigazione: così almeno deplorano i detrattori dell’auspicato cambio generazionale di fronte al tanto atteso avvicendamento.

Posta in questi termini però la questione si semplifica in un antagonismo cronologico che non rende merito a una faccenda ben più profonda e articolata, che origina da una aspirazione più ampia e radicale, caratterizzante della nostra società. Per comprendere meglio la questione può essere utile osservare il famoso affresco della “Villa dei Misteri” di Pompei (vedi immagine) che raffigura con particolare chiarezza come il tanto spinoso turnover generazionale avveniva nell’antichità. Nell’affresco è rappresentato un sileno che porge una coppa a un giovinetto posto nell’atto di rispecchiarsi. Chinato il volto verso la coppa, il fanciullo attende di vedere la propria immagine riflessa, mentre la coppa – con stupore del giovane – rimanda all’immagine della maschera di un vecchio sileno, posta da un collaboratore (del rito) al di sopra dei due personaggi, fuori del fuoco dello specchio. Nell’immagine riflessa dalla coppa – che rimanda alla maschera del sileno – il ragazzo crede di vedere se stesso e si riconosce come uno di quegli uomini più anziani, padri e maestri, che fino ad allora lo avevano guidato e alla schiera dei quali egli adesso appartiene.

Ecco il punto di simmetria (o come sostiene C.G. Jung di sincronia) secondo il quale l’adulto non può che rispecchiare se stesso nel giovane; e d’altra parte quest’ultimo non può proiettarsi al futuro se non attraverso tale rispecchiamento. In questa splendida rappresentazione giuntaci dall’antichità si può intuire una duplice modalità di passaggio al mondo adulto. L’una senza dubbio imitativa all’interno della quale il giovane si appropria per identificazione della conoscenza trasmessagli dall’adulto, l’altra invece riguarda il fatto che ciò che l’adulto fa, dice, i gesti che compie, le informazioni che fornisce al giovane avranno effetti sulla sua identità.

È dunque quella particolare azione di configurazione e ri-configurazione dell’identità, sottostante al processo di avvicendamento generazionale (tra giovani e adulti, padri e figli, allievi e maestri, nuova e vecchia classe dirigente, etc.), che fornirà al giovane satiro un sapere di sé (saper essere, saper fare, sapere) che lo accompagnerà per tutta la vita.

Ma così non avviene (o almeno sembra) nella nostra società. Accanto al significato evolutivo della transizione del giovane nel mondo degli adulti vi è anche un significato politico connesso al potere dell’autonomia legittimato dalla crescita, quale riconoscimento della capacità e della competenza, al quale il “saggio sileno” deve disporsi, accettandolo. Insomma, quello che comunemente si definisce oggi “un passo indietro” del saggio sileno la cui “immagine” (rappresentata dalla maschera nella raffigurazione della Villa dei Misteri) è posta appunto dietro al giovane, come a guidarlo, attraverso il legame che si crea nel processo di identificazione.

Quel passo indietro ha però un particolare valore esistenziale per il moderno sileno perché, si potrebbe dire, è spesso vissuto come una perdita, o, ancora peggio, come una rinuncia imposta, che non è più compensata dal valore sociale attribuitogli nell’antichità.

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Il moderno sileno invece spera, lanciando il suo desiderio più antico ben oltre il presente. La prospettiva che la moderna tecnologia e le scoperte in tutti i campi della scienza gli offrono è quella dell’eterna (si fa per dire) giovinezza. La tecnica e i suoi progressi, per dirla con H.G. Gadamer, alimentano l’illusione della immortalità, determinando una rimozione della finitudine e di conseguenza della stessa vita. In virtù di tale rimozione si rescinde anche il legame tra le generazioni che è a fondamento della vita e dello sviluppo dell’intera comunità.

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