Gli Scoraggiati

Leggo (e rileggo) con particolare amarezza l'ultimo rapporto di Save the Children, il Terzo Atlante dell'infanzia (a rischio)1 pubblicato recentemente. 

L'Atlante dell'Infanzia (a rischio) raccoglie un’ampia rassegna di indicatori sull’infanzia e sull’adolescenza, con particolare attenzione alle aree del rischio; quest’ultima pubblicazione si focalizza sul “futuro”, analizzato da diverse angolature e sotto diversi aspetti. Le fonti principali a cui fa riferimento sono ufficiali: Eurostat, Istat ed Isfol; dotate, dunque, di un elevato grado di attendibilità.

Di questo rapporto colpisce in particolar modo la sezione dei cosiddetti “Scoraggiati”, così vengono definiti coloro che tra i 15 e i 24 anni sono potenzialmente disponibili (e pronti) a lavorare ma che, di fatto, non si adoperano attivamente per trovarlo. I dati forniti da Eurostat propongono un quadro destabilizzante: gli “scoraggiati” italiani rappresentano il 33,9% della popolazione attiva.

Qualcuno potrebbe replicare che, essendo la crisi internazionale, anche in Europa la tendenza avrà una dimensione simile, purtroppo però i dati offerti sempre da Eurostat dimostrano altro: gli “Scoraggiati” italiani detengono il record di questa Potential Additional Labour Force ("potenziale forza lavoro aggiuntiva",così viene definita questa categoria) rappresentando quattro volte la media europea (7,8%). Stiamo parlando di 562 mila persone, più della metà (286 mila) ha completato con successo la scuola secondaria e, ripeto, non si accinge ad esplorare il mondo del lavoro.

Qualcun altro potrebbe obiettare che questa è una fotografia statica e che non definisce una tendenza, ma solo una situazione provvisoria. Malauguratamente però, altri dati (una indagine qualitativa realizzata da Isfol2) confermano che questa è una tendenza: l’area della rinuncia, gli “Scoraggiati” di cui sopra, si sta progressivamente allargando, colpendo circa 800 mila giovani che hanno abbandonato la scuola.

Si potrebbe imputare questi dati a particolari caratteristiche psicologiche, quali carenze affettive o relazionali, o si potrebbe ipotizzare che ciò sia dovuto fortemente dalle caratteristiche economiche della famiglia di origine, ma ciò non corrisponde al vero. In realtà, la situazione è molto più complessa...

Lo Psicologo Sociale sa bene che il comportamento individuale è la risultante di diverse “forze” di cui una parte sono relative al singolo individuo, ma altre afferiscono dal contesto sociale in cui si è inseriti. Risulterebbe, dunque, semplicistico indicare come unico responsabile del fenomeno solo questi “Scoraggiati”, bisognerebbe altresì porsi delle domande rispetto anche al contesto sociale che viene offerto loro; un contesto dove il territorio è economicamente depresso, in cui le regole sociali per accedere al lavoro sono cambiate (stimolante l'articolo di Vittoria Setzi “Concorso a premi”, presente su questa rubrica, su un particolare “processo di selezione” offerto da un Supermercato laziale) ed in cui parte dei mass media veicolano dei “nuovi valori” in cui è sempre più attraente il modello del “successo facile”, magari con una buona dose di fortuna, in contrasto con il modello, tipico delle generazioni precedenti, legato alla formazione, cultura e competenza.

Lo Psicoanalista dell’età evolutiva Pietropolli Charmet3 scrive su questo tema:

“Proprio perché il futuro è sinonimo di crescita della parte più autentica di se stessi e promette la prosecuzione verso l’altro del processo di conoscenza delle proprie verità, vederlo appannarsi e sparire nelle nebbie di un contesto sociale, economico e culturale che si schiera contro la sua realizzazione, colpisce al cuore il sistema motivazionale e crea un lutto doloroso: assieme al futuro muore la speranza, l’autenticità, il piacere di vivere per crescere e diventare se stessi”.

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Come dar completamente torto a questi “Scoraggiati”? Forse alcuni, in cuor loro, pensano che alla fine “sbattersi” per trovare un posto di lavoro qualificante sia fatica sprecata...

 

NOTE:

1 Terzo Atlante dell'infanzia (a rischio), Save the children, 2012
2 Isfol, Le dinamiche della dispersione formativa. Isfol Occasional Paper 5, 2012
3 G. Pietropolli Charmet, Cosa farò da grande? Laterza, 2012 

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