Esistono ancora "destra" e "sinistra"?

Dopo le ultime elezioni del 24 -25 febbraio emerge che il voto degli italiani si è suddiviso in tre principali direzioni, con una maggioranza stretta per la coalizione di centrosinistra. Il successo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo è stata la principale novità politica, evento che sembra scardinare la classica distinzione di destra e sinistra.

E’ tempo che circola da differenti fonti il discorso post-ideologico per cui le categorie di destra e sinistra sarebbero superate e non più significative ora che son scomparse le vecchie ideologie. Lo stesso Grillo ha ribadito tante volte con foga che il suo movimento è oltre la dicotomia destra e sinistra. Ma le cose stanno davvero così?

Destra e sinistra, nate con la Rivoluzione Francese, sono state più volte considerate superate nel corso della storia, ma ogni volta, quasi ineluttabilmente, si sono con più forza riaffermate come coordinate essenziali, come polarità del discorso e del pensiero politico. Dai tempi del secondo dopoguerra anche la psicologia ha sistematicamente cominciato a studiare gli aspetti politici del pensiero e del comportamento umano.

Nel corso dei decenni, in stretta relazione con gli studi di psicologia sociale sul pregiudizio, si sono susseguite ricerche condotte da differenti prospettive teoriche al fine di analizzare le cause per cui le persone si affilino a una delle due parti politiche. Da Adorno, Horkheimer e colleghi e il loro monumentale studio sulla Personalità Autoritaria, condotto tra anni quaranta e cinquanta, fino alle più recenti ricerche di Altemeyer, svolte tra anni Ottanta e Duemila, molti teorici e sperimentatori si sono occupati di autoritarismo e dogmatismo, costrutti validi per alcune persone di destra ma anche trasversali ai due orientamenti (per cui anche una persona di sinistra può essere autoritaria o dogmatica.

I risultati di queste ricerche a volte son stati in seguito disconfermati, altre volte hanno invece mostrato un certo grado di attendibilità che ha permesso di indirizzare meglio ricerche successive; in generale secondo questi studi è possibile riassumere una descrizione della dicotomia destra-sinistra.

Le persone di destra sono in genere più sensibili a sentimenti di minaccia e più esposte all’emozione della paura (di ciò che è esterno o diverso, del futuro), tollerano poco l’incertezza e l’ambiguità delle situazioni e dei problemi della vita, legittimano l’esistenza di disuguaglianza in un’idea di società armoniosamente stratificata, in cui si rispettano le norme e le autorità. Le persone di sinistra, invece, in genere hanno meno timore e si sentono meno minacciate da ciò che non fa parte della tradizione ed è ignoto alla società, sono più disposte ad affrontare razionalmente l’incertezza e l’ambiguità, prediligono l’uguaglianza e una società che dia le stesse opportunità a tutti. Il bisogno di ridurre incertezza, ambiguità e il senso di minaccia che ne deriva, elemento importante nella descrizione della dicotomia destra e sinistra, trova addirittura un fondamento biologico secondo quanto emerge da numerose ricerche nel campo delle neuroscienze, volte ad indagare le basi neurali, cognitive ed emotive delle scelte politiche.

Recenti studi di Jost e Amodio (2003;2012) mostrano che l’orientamento politico di destra è associato ad un maggior volume dell’amigdala, area legata alla percezione della paura, mentre l’orientamento di sinistra è legato ad un maggior volume della corteccia cingolata anteriore, un’altra area del cervello che è adibita alla gestione dell’incertezza e all’analisi delle informazioni discordanti. La psicologia e le neuroscienze mostrano dunque come possiamo ritenere destra e sinistra due diverse mentalità, composte di elementi neurali, cognitivi ed emotivi e profondamente radicate nei nostri processi mentali; esse determinano nel nostro pensiero la formazione di frame, come sostengono molti ricercatori e teorici tra cui il linguista cognitivo statunitense George Lakoff.

Con frame si intende un quadro di riferimento che indirizza la nostra valutazione degli eventi e le parole con cui definirlo e inquadrarlo. Proprio attraverso il linguaggio le ideologie si formano e si diffondono, fornendo una serie di frame con cui incorniciare un dato problema. Ogni vocabolo, ogni frase portano con sé un mondo di significati e lasciano trasparire l’ideologia del discorso politico.

Così un discorso, o insieme di frame, di sinistra inquadra una società i cui problemi sono dati dalla disuguaglianza e dalle contraddizioni sociali (entrambe create da noi stessi) e possono essere affrontati con apertura mentale e disposizione alle difficoltà ed incertezze. Un discorso di destra invece sottolinea la necessità di salvaguardare la società da pericoli e minacce di diversa natura che potrebbero inficiarne il buon funzionamento e romperne l’armonia. Dunque da ogni discorso politico traspare l’ideologia di cui è portatore. Molti movimenti politici che si sono dichiarati né di destra né di sinistra inevitabilmente hanno rivelato la loro reale natura.

Alla luce di tutto ciò destra e sinistra rimangono ancora categorie utili per orientarsi nel panorama politico italiano uscito dalle ultime urne. Sembra abbastanza chiaro come l’elettorato di destra e sinistra sia in parte confluito verso Grillo; osservando il voto disgiunto messo in atto da molti sostenitori del Movimento alle elezioni regionali in Lombardia si nota come abbia favorito Maroni ma anche in minor misura Ambrosoli.

Curzio Maltese recentemente ha scritto che gli italiani da almeno mezzo secolo votano allo stesso modo in cui hanno sempre votato e che sono rarissimi i trasferimenti di voto da destra a sinistra e viceversa. Così ci sarebbe una metà degli italiani, tendente alla maggioranza, di orientamento conservatore e di destra, e l’altra metà, una consistente minoranza, di orientamento progressista e di sinistra. Questo schema dell’elettorato italiano può esser valido anche dopo queste ultime elezioni se si pensa che i voti persi da PD e PDL possono essere rintracciati in parte tra quelli del Movimento 5 Stelle, ovvero persone di destra e di sinistra hanno votato lo stesso movimento.

Ciò è stato possibile per differenti ragioni, in primis la ancor non definita collocazione politica del Movimento. Esso si occupa principalmente di temi trasversalmente cari alla sinistra (l’ambiente) come alla destra (la legalità), legati a problemi specifici e risolvibili in modo pragmatico. Per il momento sono restate fuori dal discorso del movimento le questioni fondamentali della politica, come lavoro, scuola, immigrazione, politiche sociali, ovvero le questioni che permettono di riconoscer nell’immediato l’appartenenza politica. Il Movimento è riuscito quindi ad attrarre voti da entrambi gli orientamenti offrendo soluzioni immediate e apparentemente semplici alle questioni messe in evidenza; gli elettori di destra sono stati attirati dalla semplicità e dall’aura di infallibilità con cui sono state propagandate queste soluzioni, oltre che da un diffuso sentimento di incertezza e paura per il futuro; anche gli elettori di sinistra hanno apprezzato la semplicità delle soluzioni proposte, che vengono viste come primi passi di un più complesso per la realizzazione di una società più giusta.

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In conclusione l’Italia rimane anche dopo queste ultime elezioni un paese tendenzialmente conservatore, ma parte dell’elettorato di destra (come anche di sinistra) ha espresso la sua frustrazione, ma anche qualche speranza, dando il voto al Movimento 5 Stelle. Bisogna augurarsi che Grillo, Casaleggio e il resto del movimento sappiano fare buon uso di questo accumulo di popolarità e fiducia.

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