Martedì, 16 Luglio 2024

CesenaToday

Redazione

L'amore per i figli ed il bene comune

Le promesse si distinguono per essere spesso disattese. Questa circostanza è oramai considerata anche un problema politico che disaffeziona il pubblico nei confronti dell'intero sistema, incrementando l'apatia e riducendo l'affluenza alle urne. Nell’agone elettorale, a esempio, ci sono forti pressioni sui politici affinché facciano promesse che non possono mantenere e laddove la promessa risulterà essere solo dichiarazione d’intenti si scatenerà un conflitto tra atteggiamenti contrapposti. Secondo gli psicologi sociali comprendere il modo di stabilizzare gli atteggiamenti (quelle reazioni spontanee positive o negative verso una persona o una cosa), evitando il conflitto tra idee e rappresentazioni diverse e opposte, significa avere in mano le chiavi della vita sociale.

Va da sé che al fondo della questione vi è bisogno di equilibrio/coerenza: ma cosa accade quando la posizione assunta di fronte a persone, cose, fatti è turbata da particolari eventi che scuotono le certezze, generando uno stato di disagio interiore? La vita sociale necessita di un principio di economia, un bisogno di semplificazione della realtà che aiuta a ristabilire la coerenza ogni qualvolta essa è minacciata da idee contrapposte. La scelta tra l’una o l’altra posizione innesca sovente una condizione di disagio e il conseguente bisogno di ridurlo. Ebbene, abbracciare posizioni coerenti comporta quiete o, per dirla con gli psicologi anglosassoni, “diminuzione del conflitto e conseguente riduzione dello stato di disagio interiore ”.

Il problema si pone infatti nel momento in cui le idee sono in contrasto con le azioni, ovvero, per semplificare, quando ciò che si dice contrasta con quello che si fa. Ecco, dunque, affacciarsi l’esperienza interiore di incoerenza. Basti ricordare quanto è faticoso sostenere il principio etico insito nel famoso aforisma di Voltaire: «Non condivido la tua idea ma darei la vita perché tu la possa esprimere».

Il fenomeno è tutto da scoprire (o osservare). Intanto, un aiuto al ripristino dello stato di quiete o di coerenza tra “ciò che penso e ciò che faccio” (tanto per semplificare) è dato dal cambiamento di opinione rispetto alla situazione che ha prodotto conflitto o disagio. Insomma, si cercano delle attenuanti tese a diminuire lo stato di pena. Gli esempi possono essere tanti: “sono stato costretto”, “ero ignaro”, “l’ho fatto per il bene dei figli (o quello comune)”. In tal modo, lo stato di disagio diminuisce con l’individuazione di una ragione, una causa, meglio se esterna, a cui attribuire in (tutto o in) parte la responsabilità. In seguito, il cambiamento di opinione modificherà anche il comportamento che influirà sugli atteggiamenti prima manifestati, limandoli un po’, fino a cambiarli del tutto. 

Le persone razionalmente vorrebbero mostrarsi sempre coerenti con le proprie idee, ma tale disciplina è piuttosto faticosa e spesso in contrasto con le istanze della vita sociale, che impone di essere attenti ai cosiddetti “casi particolari”. Ciò non toglie che il conflitto sarà tanto più forte quanto più rigide e assolute sono le proprie credenze. Si pensi agli stereotipi ovvero a quella visione semplificata della realtà (cliché) che nella dimensione negativa comporta un pregiudizio (errata rappresentazione della stessa realtà). A esempio, semplificazioni e assolutismi sulle capacità di una popolazione rispetto a un’altra per ragioni geografiche o politiche: “il nord operoso e il sud lassista”, per citarne solo una.

Ridurre il conflitto interiore è però più difficile a dirsi che farsi. Spesso le reazioni contraddittorie sono così estese che una soluzione ottimale (o puramente logica) è difficile. Nella peggiore delle ipotesi il conflitto è così profondo da non essere subito riconosciuto dalla persona.

In altri casi, per ridurre il peso dell’incoerenza tra valori di segno opposto o credenze disconfermate si intensificano le attività all’interno del gruppo di riferimento allo scopo di aumentare il consenso tra quanti si mostrano ancora interessati a quei valori originari messi in discussione dai fatti. I gruppi sociali feriti nei valori comuni, devono, come dire, “fare pulizia” e tendono in questi casi a aumentare le attività di aggregazione ricercando consenso al proprio interno, magari amplificando i proseliti sulla propria originaria integrità allo scopo di rinsaldare l’appartenenza comune attraverso il consenso interno. Si riducono così il peso di quel disagio che gli appartenenti da soli non sarebbero in grado di sostenere e l’amarezza per una nuova promessa mancata.

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