À la guerre comme à la guerre

Il motto di origine francese vuole significare che ogni situazione va accettata per ciò che essa è e che bisogna accontentarsi delle risorse che le circostanze offrono.

Con ciò, seppure non vi sia una guerra in atto, almeno non nel senso tradizionale del termine (nonostante Michel Foucault sostenga che la “la politica è la guerra continuata con altri mezzi”), è pur vero che gli psicologi si stanno preparando alle “grandi manovre” della prossima tornata elettorale che eleggerà i nuovi Consigli degli Ordini regionali e i rispettivi presidenti. Nel dare una veloce scorsa al sito dell’Ordine Nazionale si può vedere lo stato dell’arte, almeno per gli aspetti formali.

Senza voler entrare nell’agone politico, ci si può chiedere: qual è oggi lo stato in cui versa la professione di psicologo? Quali importanti innovazioni per i professionisti? Quale destino per gli psicologi – soprattutto i più giovani – che in Emilia Romagna, a esempio, hanno ormai superato quota 6.000?

A dicembre 2013 si è avviata la campagna promozionale sulla figura dello psicologo il cui motto è: “CON L’AIUTO DI UNO PSICOLOGO, IL DIFFICILE DIVENTA FACILE” commissionata ad una importante agenzia pubblicitaria dall’Ordine Nazionale. Lo scopo, si presume, è quello di informare e promuovere professione e professionisti sui principali organi di stampa nazionali. Tuttavia, nonostante sia sempre positivo qualsiasi sostegno alla causa, psicologo e psicologia permangono in una condizione “ancillare”.

La questione è piuttosto seria e il rischio è quello di cercare negli organi consiliari uscenti i capri espiatori di una condizione strutturale e sistemica che è endemica della categoria. Eppure negli ultimi anni le occasioni per valorizzare la professione a fronte di una situazione sociale, economica e esistenziale che ha investito pesantemente persona e comunità, non sono mancate.

Basti qui ricordare le proposte più “famose”: lo psicologo in farmacia, la psicologia delle cure primarie - oggi denominata più semplicemente “territoriale” - il susseguirsi consueto della routine delle settimane di informazione del benessere psicologico, l’intervento psicologico nelle situazioni di crisi per ragioni economiche, le convenzioni con gli enti locali (laddove è stato possibile farle grazie a amministrazioni locali e consigli ordinistici illuminati), all’interno della programmazione sulla salute e il benessere della persona (ex piani sociali). E come non ricordare i progetti di legge più importanti: quello sullo psicologo scolastico assieme alla proposta di formalizzare la figura dello psicologo di base.

La comodità del capro espiatorio (capace di accogliere sopra di sé i mali e le colpe della comunità, la quale per questo processo di trasferimento ne viene liberata) – si è detto – non è però d’aiuto. L’Ordine dell’Emilia Romagna a esempio, ha cercato di “mettere assieme” gli psicologi rivolgendosi alle associazioni che si occupano di cultura psicologica e professionale: ma che ne è stato del progetto "L'Ordine incontra le associazioni sul territorio”? Le associazioni aderenti al progetto iscritte all’elenco regionale presso l’Ordine, cosa fanno? Si conoscono tra loro? Collaborano?

In modo piuttosto amaro, sembra che la categoria professionale in questione non riesca a prescindere dalla rappresentazione più obsoleta e tradizionalistica del ruolo che il senso comune gli attribuisce. Certo, una immagine è un po’ riduttiva: senza dubbio! Ma, cosa fare?

A voler forzare un po’ la questione sembrerebbe che lo psicologo che della relazione con l’altro ha fatto il proprio strumento di lavoro, divenuto uno dei termini di un rapporto - al di fuori del proprio studio - non riesca a rappresentare efficacemente l’importanza del suo ruolo e della sua funzione per la comunità e il territorio, spingendosi al limite dell’auto esclusione. Mentre altre categorie professionali - ancillari nel passato a altrettante professioni cosiddette forti – si sono lentamente emancipate, trovando le giuste modalità di aggregazione, gli psicologi – ça va sans dire - non riescono a farlo.

Quale prospettiva dunque per la professione, alla luce della prossima tornata elettorale? Il D.P.R. n° 137 del 7-8-2013 ha introdotto tutta una serie di novità come a esempio l’obbligo di formazione continua (già obbligo per altre professioni) a cui si sono andate a aggiungere altre incombenze sul piano assicurativo e delle transazioni economiche. Ciononostante, è difficile comprendere quale percorso evolutivo stia seguendo la professione.

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À la guerre comme à la guerre, dunque! Si va con quello che si ha e si fa quello che si può fare: un buon viatico per una professione, nonostante non lo si voglia, abituata a essere ancillare.

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