Riccardo Tessarini
Vive a Forlì ed è nato nell'anno 1975
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domenica, 1 aprile Riccardo Tessarini ha scritto:
Caro Casali,
se lei non la considera una ingerenza, non so cosa farci. Il problema è che tutt'oggi vige una contraddizione tra ciò che prescrive la legge e la realtà dei fatti. Il caso del commento dell'arcivescovo è uno dei tanti di cui la Chiesa cattolica si rende responsabile. Poi, guardi, io sono non ho nulla contro le istituzioni religiose. Ben vengano. So bene che molte si danno da fare. A loro, tutta la mia stima. Ma sono due sfere separate, tant'è che in molti altri paesi in Europa vi sono leggi che lo prescrivono (Francia in primis). A noi uindi il dovere di farle rispettare. Se da noi questo non accade è perché evidentemente non abbiamo una sufficiente cultura politica. Non è che una delle tante anomalie italiane, a cui tanti italiani nemmeno pensano e, tanto meno, si fanno carico. Distinguere e tenere separate le due sfere costa fatica, richiede coerenza. Bene raro in Italia. Solo in conseguenza di ciò il cittadino sarà libero in coscienza. "La via per l'inferno è lastricata di buone intenzioni"... Ma, tant'è.
sabato, 31 marzo Riccardo Tessarini ha scritto:
Caro Casali,
lei fraintende. Fraintende gli obiettivi miei e quelli della redazione di Romagna Oggi, se pensa che in questa sede vogliamo insegnare la libertà (poi, scusi, secondo lei la libertà è una cosa che si può insegnare?). Fraintende poi il principio di laicità dello Stato italiano, perché non le è ben chiaro l’art. 7 della Costituzione, nonché l’art. 1 del Nuovo Concordato del 1984 tra Chiesa cattolica e Stato italiano, che affermano l’indipendenza e la sovranità dei due ordinamenti. Di conseguenza, fraintende anche il concetto di democrazia, poiché rispettare e far rispettare le leggi è un dovere imprescindibile di ogni cittadino libero. Vede, l’arcivescovo Bregantini parlava in qualità di ecclesiastico, non in qualità di cittadino privato (“la Legge è uguale per tutti”…). Quindi, lasciare che la Chiesa cattolica dispensi la verità al popolo italiano, è una palese violazione della legge, sebbene condivisibile nel merito. Il problema, caro Casali, è un altro: persiste tutt’oggi nel nostro paese una sudditanza culturale, un atteggiamento di sottomissione, una volontà di delegare che sono semplicemente inaccettabili, specie se dall’altra parte ci sono guide spirituali. Lei che è un esponente del Popolo della Libertà, si sente davvero un cittadino italiano “libero” se è disposto ad accettare i precetti della Chiesa come verità?
Intanto, grazie per il commento. Un caro saluto,
Riccardo
venerdì, 9 marzo Riccardo Tessarini ha scritto:
Appunto. Quindi cominciamo noi ad osare per primi!
A presto,
Riccardo
giovedì, 1 marzo Riccardo Tessarini ha scritto:
Ciao Enrico ,
Non sono d’accordo. La tua obiezione è quanto mai diffusa e condivisa tra gli Italiani, ma ciò non significa che sia giusta. Sicuramente ottenere uno sconto immediato di 150 euro è assai più conveniente che riscuotere il 19% di 400 euro mesi e mesi dopo, ma, così facendo, si perpetua un meccanismo fiscale che è destinato a fallire. Come vedi, oggi stiamo pagando le conseguenze di decenni di malgoverno: pensioni incerte, aumento progressivo della tassazione “a pioggia”, tagli ai finanziamenti alle famiglie e alle imprese, persino il precariato nel mondo del lavoro, tutti oggetto si manovre finanziarie sempre più stringenti che si sono susseguite con frequenza inaudita dai primi anni ’90 in poi ovvero da quando abbiamo cominciato a mostrare la pagella al resto d'Europa. Mi spiego meglio, cercando di essere più sintetico che posso e ricollegandomi al caso del tuo specialista. Il tuo specialista usufruisce degli stessi servizi pubblici di cui usufruisci anche tu: sicurezza, sanità, pulizia degli spazi pubblici, scuole dell’obbligo sono solo alcuni dei servizi di cui ognuno di noi gode in egual misura, che sia disoccupato o un top manager o un evasore fiscale. Ciò che cambia, invece, è la misura in cui ognuno di questi contribuisce a favore del Fisco. Proviamo ad estremizzare: se questo famoso specialista non rilasciasse mai la ricevuta, dichiarasse un reddito irrisorio e non fosse perseguito dalla giustizia, quanti soldi si ritroverebbe sul conto corrente? Una montagna, no? Per mezzo dei quali potrebbe permettersi una vita da nababbo, ovviamente. Ma, siccome viviamo in uno Stato sociale, egli godrà come te di tutti qui servizi pubblici di cui sopra. Ergo, dopo alcuni anni, egli si ritroverà nella eccezionale posizione di essere ricco e di poter addirittura scegliere se mandare o meno i figli in un collegio svizzero, sicuramente di mandarli all’Università, di permettersi una lussuosa villa con piscina, ecc. Chi pagherà allora per mantenere in piedi la Pubblica amministrazione? Sempre e solo tu. Di questo passo, i ricchi saranno sempre più ricchi e i meno abbienti dovranno tirare sempre di più la cinghia. Secondo te è giusto? Per quanti anni ancora vogliamo che vada avanti così? Non è questa la tendenza degli ultimi due decenni in Italia?
Cosa fare allora? Evidentemente, dato che l'evasione fiscale (e molti altri mali italiani) ci ha portato alla brutta situazione in cui versiamo oggi, occorre invertire la rotta! Primo: convincersi in coscienza della bontà delle regole. Osservare la legge è un atto di civiltà, un motivo di orgoglio, non di sottomissione. Secondo: farsi rilasciare sempre la ricevuta o la fattura. Terzo: in caso di infrazione, telefonare al 117, il numero verde della Guardia di Finanza, segnalare che lo specialista evade e lasciare il proprio nome e cognome (altrimenti la denuncia non avrà seguito). Quarto: parlare con le persone. Condividere quello che hai fatto, per lo meno con chi sa ascoltare. Dare l'esempio, comunque, è il modo migliore per scardinare quella cultura della illegalità così radicata dentro di noi. Tutto il resto, credimi, è ipocrisia. E se la prossima volta non chiederai la fattura, allora vorrà dire che sarai semplicemente complice del "sistema" che ritieni sbagliato.
Grazie come sempre per il tuo commento.
Un saluto, Riccardo
martedì, 21 febbraio Riccardo Tessarini ha scritto:
Caro Enrico,
è proprio questo il problema centrale: l'immobiismo culturale, quello che ho introdotto nel post del 13 febbraio citando Tullio-Altan. Non si misura, né si quantifica, né si può riformare per mezzo delle leve economoche a disposizione dei governi. Serve uno sforzo collettivo, di cui le istituzioni dovrebbero essere le capofila. MA se le mosse delle istituzioni non funzionano, i cittadini non possono sdraiarsi sul divano. Altrimenti si rendono complici! Non è questione di politica, è una questione di buon senso. Di senso civico, appunto. Grazie per il tuo contributo. Un caro saluto,
Riccardo
venerdì, 17 febbraio Riccardo Tessarini ha scritto:
Caro Gianluca,
come non condividere la tua indignazione? Come non darti ragione?
Tu mi dai il là per anticipare ai lettori la ratio di questo blog. Volevo riprenderlo più avanti, ma è bene ribadirlo ricollegandomi alla mia videopresentazione del 19 dicembre: “non è giustificabile una disaffezione verso le leggi e verso le istituzioni. Non possiamo più permetterci di indulgere nella polemica”, ma anzi occorre, oggi più che mai, rimboccarsi le maniche e mettersi in gioco in prima persona. Non mi stancherò mai di ripeterlo: se vogliamo vivere in un paese migliore, se vogliamo lasciare un paese in condizioni migliori alle nuove generazioni, occorre rinunciare a qualcosa di proprio a favore di tutti. Non ci sono alternative! La situazione in cui viviamo oggi è il risultato di una lenta, impercettibile sedimentazione di deleghe, di lassismo, di menefreghismo, di inganni, insomma di violazione degli obblighi di legge (dall’evasione delle tasse, ai concorsi truccati, agli appalti pilotati, ecc), al punto che rispettare la legge è l’eccezione, mentre violarla è consuetudine. Questo trend va avanti da decenni ed abbiamo visto ai risultati che porta. Vogliamo cambiare davvero questo paese? Bene, allora invertiamo la rotta! Sappiamo tutti quello che bisogna fare. Intanto, ognuno faccia la propria parte. Oggi più che mai occorre uno sforzo maggiore. Non bisogna contribuire con il minimo; al contrario, bisogna fare un po’ di più tutti! Il senso di questo blog è tutto qui: non lo faccio per soldi, lo faccio perché è giusto.
Grazie per il commento!
Un caro saluto,
Riccardo
giovedì, 16 febbraio Riccardo Tessarini ha scritto:
Caro Cataldo e caro Enrico,
le vostre obiezioni sono più che legittime, ma ho un paio di controdeduzioni da fare: la prima di natura giuridica, la seconda di natura civica.
Prima: come ho già scritto, la Sentenza della Corte Costituzionale del 2002 parla di imposta di detenzione, per cui non pagarla significa semplicemente evadere il fisco. Opporsi ad una sentenza di una corte è semplicemente un reato, a prescindere da dove andranno a finire i nostri soldi (superstipendi di conduttori piuttosto che cachet di ospiti famosi…), poiché non ha alcuna valenza giuridica. La vostra è una obiezione pratica e, tutto sommato, condivisibile, ma è qualunquistica. Insomma, non aggiunge nulla di utile al dibattito, tant’è che chi vorrà pagare, pagherà; chi non vorrà pagare, non pagherà. E il gioco ricomincia.
Seconda: se il canone Rai è ingiusto nella misura in cui gli introiti sono male investiti o ridistribuiti, al contribuente, a mio parere, non resta che mobilitarsi, mettendosi in gioco in prima persona. Certo, siamo tutti presi da mille impegni quotidianamente e lanciarsi in una causa per non pagare questa tassa è quanto di più sconveniente. Ma non ti sembra che sia il modus operandi della maggior parte degli Italiani? In altre parole, che il cittadino scelga sempre la via più breve e meno onerosa?
Non è giusto, ma la vita va così. Si dice sempre così, non è vero? La verità è che siamo eccessivamente autoindulgenti e cediamo con grande facilità alle auto giustificazioni, a partire dall’evasione fiscale là dove è possibile farlo. Ma non funziona così, lo sapete bene. Queste, cari Cataldo ed Enrico, sono le condizioni del vivere in uno Stato di diritto, per sua natura imperfetto, ma funzionante. La buona convivenza civile non si fonda sulla discrezionalità del singolo, bensì sulla condivisione di regole comuni.
Grazie per il vostro commento.
Un caro saluto, Riccardo
martedì, 7 febbraio Riccardo Tessarini ha scritto:
Cara Alessandra,
l’uomo normale si muove per interesse, mentre l’uomo “di spessore” si muove perché ritiene giusto farlo, a prescindere da quello che ne ricaverà. Insomma, si lascia guidare dalla propria coscienza.
é vero: la miseria unisce, la ricchezza divide e mette in competizione. Evidentemente, questo è il prezzo che dobbiamo pagare per aver raggiunto (e, bada bene, per conservare) un benessere materiale elevato. Il discorso di De Gasperi fece breccia nel cuore degli italiani dell’epoca proprio perché erano da poco usciti dalla tragedia collettiva della guerra, nella miseria più nera. Egli fu quindi un catalizzatore civile, prima ancora che politico. Ma non un salvatore. Al contrario, egli fece appello a ciò che avevano in comune gli italiani (voglia di riscattarsi, di ricominciare), più che alle proprie risorse, e seppe coagulare le istanze della società lasciando che essa stessa si risollevasse. Insomma, la politica italiana del dopoguerra funzionò perché svolse bene il ruolo cui è demandata: l’arbitro. Oggi non è così, ed è percepito da chiunque. Non credo che il popolo sia lo specchio della classe politica, ma il contrario. Per cui, come dicevo sopra, occorre affidarsi agli uomini di spessore, ai cittadini di valore per ripristinare una normalità civile e politica tanto agognata, ma poco praticata. Magari ci si può fare avanti, ci si può mettere in gioco in prima persona. E sebbene non sia credente, è proprio il caso di dirlo: Dio ce ne scampi da un futuro salvatore della patria! Ci mancherebbe altro! Grazie per il tuo commento.
Riccardo
martedì, 7 febbraio Riccardo Tessarini ha scritto:
Caro Gregorio,
la tua obiezione investe proprio il primo dei valori che ho elencato: le Istituzioni. Locali o nazionali, poco importa. Comprendo la tua insoddisfazione e concordo quando denunci la disorganizzazione del servizio di pulizia delle strade. È sotto gli occhi di tutti come la Giunta Balzani non abbia saputo rispondere adeguatamente al maltempo. Ma, come affermavo alla fine del post, il banco di prova del comune cittadino, ovvero di chi non ha né il tornaconto diretto né tanto meno lo svantaggio a partecipare alla cosa pubblica, è anche questo. Anzi è una duplice opportunità civica: si può manifestare apertamente il proprio disappunto attraverso i canali che conoscono tutti, così come si può “fare di più” mettendosi in gioco in prima persona. Insomma, in che misura secondo te la cittadinanza forlivese ha partecipato alla gestione di questo evento straordinario? Chi si è dato da fare costruttivamente? E non parlo di prendere la pala in mano per andare a fare pulizia in Piazza Saffi, ma soltanto informarsi per capire cosa sia successo realmente, non foss’altro per evitare di dire sciocchezze al bar sottocasa. Certo, tu sei stanco di sentirti preso in giro (come d’altronde lo sono, bada bene, tantissimi altri italiani), ma è una ragione maggiore per fare un piccolo sforzo per comprendere meglio la verità. Credo che vi siano due categorie di cittadini, anzi di uomini: quella degli uomini che tentano di migliorare le cose e quella degli uomini che parlano delle cose che fa la prima.
Tu, lasciando un commento a questo post, hai contribuito, seppur in minima parte, a migliorare la situazione della nostra città. È incoraggiante sapere di appartenere alla prima categoria, per cui continuiamo così. Il mio ringraziamento alla tua partecipazione, quindi, è autentico.
Riccardo
sabato, 28 gennaio Riccardo Tessarini ha scritto:
CAro Eddy, sono in disaccordo con te quando ci definisci polli da spennare! Termine qualunquista e troppo comodo. Per quanto riguarda "i vari colori politici", invece, sarai d'accordo con me quando ti dico che, in sessant'anni di Repubblica, non c'è mai stato un governo di Destra, né mai uno di Sinistra. In Parlamento, infatti, vi è sempre stata una larga maggioranza (assoluta nei primissimi anni repubblicani) della Democrazia Cristiana o di partiti figli di essa che hanno sempre fatto il bello e il cattivo tempo, sotto l'ala protettiva del Vaticano. In tutti i Governi italiani (compreso quello attuale, che è meno tecnico di quello che sembra) vi era uno zoccolo duro di esponenti democristiani. Insomma, ragione vuole che non si possa parlare di autentica alternanza politica!
Ora, la "parentesi politica" a cui mi riferisco è proprio quella in corso, quella inaugurata da Monti. Ma, non ti preoccupare, non sono così stolto da credere che egli riesca a risanare le cose, non foss'altro perché non è con l'aumento delle tasse che si risolleva un paese, ma con l'aumento della coscienza civica, applicata nel quotidiano. Certo, siamo in emergenza e, si sa, quando la barca affonda, non si può spostarsi in salotto per parlare di filosofia. Occorre agire, e in fretta! Ma da quanti anni è che il nostro paese è in emergenza o quasi? Quanti scioperi a catena, quanti aumenti di tasse, quanti scandali macroscopici, quante ingiustizie sociali, quanti richiami dalla Corte dei Conti, dal FMI e dall'OSCE, quante multe dall'UE, quante inefficienze dobbiamo ancora subire per capire che l'emergenza di cui siamo tutti testimoni (e vittime, purtroppo) è un fenomeno prevedibile e previsto nei circoli del potere? Occorre fare una seria riflessione su questo problema. Ma siccome una parte della classe politica dirigente e alcune figure dell'establishment economico non se ne sono fatte carico abbastanza negli ultimi decenni (o, peggio, l'hanno auspicata), adesso la patata bollente passa ai cittadini comuni e l'onere redistribuito (Alitalia docet). Ma non è che questi stessi cittadini siano forse stati in qualche misura complici e conniventi, più o meno consapevolmente, per decenni? Insomma, chi ha lottato per il bene comune? Chi per la giustizia sociale, per l'equità? Chi si è rimboccato le maniche? La risposta è: pochi, pochissimi. Ma la storia non si cambia con piccoli, isolati casi. Occorre lo sforzo di molti. Magari poco, ma unito.
Almeno su questo, credo siamo d'accordo.
Grazie comuqnue per il commento e a presto.
Riccardo
sabato, 28 gennaio Riccardo Tessarini ha scritto:
Caro Paco, hai introdotto un argomento di scottante attualità sia perché è una tassa comunemente detestata, sia perché fra pochi giorni scade il termine per il suo pagamento.
Il canone RAI è una tassa che, come tutte le tasse, è ingiusta ma necessaria. Cosa dire allora dell'ICI, del bollo auto, delle accise sui carburanti, dell'IVA? Ve ne sono a decine che paghiamo quotidianamente, senza nemmeno farci caso. Nessuna di queste è giustificabile in sé e per sé! Sappiamo però che le tasse sono state introdotte per la necessità di redistribuire la ricchezza tra i membri di una società e per assicurare a tutti servizi minimi; e che al di là di una certa soglia, la cittadianza non è più disposta ad accettarne. Questo è quanto accade in una società ideale in cui le cose funzionano. Ma in Italia sono secoli che desideriamo la moglie ubriaca e il vino in cantina, a scapito degli altri. E dal 1948 in poi, quando gli italiani hanno acquisito lo status di cittadino (che, per definizione, implica il riconoscimento di alcuni diritti e l'espletamento di alcuni doveri) le cose non sono andate meglio, soprattutto al Sud. Abbiamo continuato a fregarci reciprocamente e, soprattutto, a fregare la collettività (a cominciare dal Fisco). Quindi oggi stiamo semplicemente pagando decenni, forse secoli, di malgoverno e di reciproci inganni, le cui conseguenze sono oggi sotto gli occhi di tutti (inefficienze, sprechi, presenza capillare della mafia, corporativismo, scandali). Insomma, tutti fenomeni che dovrebbero appartenere al passato. Ma da noi non è così. Paradossalmente, siamo tanto smemorati quanto ineluttabilmente aggrappati ad un passato che non vogliamo che passi. è come se ad una parte del popolo andasse bene così com'è, che tutto sommato le cose vanno bene. Sì, potrebbero andar meglio...ma chi se ne frega, non sei d'accordo?
Ad ogni modo, riprenderò l'argomento perché mi hai dato un bello spunto. Grazie. Un caro saluto, Riccardo