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Savio Beach continua a far discutere: "E' un'idea strampalata"

Inizia così la lettera che un lettore di RomagnaOggi-CesenaToday, Enrico, ha inviato alla nostra redazione per esprimere un totale dissenso dal progetto della spiaggia artificiale sul lungo Savio

(foto di repertorio - A.Mazza)

"Partendo dal presupposto che le caratteristiche naturali degli ambienti hanno un'identità precisa e non spendibile, e che il rispetto parte dalla capacità di dare alle cose il giusto nome, mi pare oltremodo strampalata l'idea di creare una spiaggia artificiale lungo il corso del fiume Savio in un tempo in cui bisognerebbe lavorare per riacquistare una  dignità politica e civile con opere di vera necessità e con progetti intelligenti e lungimiranti, in primo luogo sul lato umano".

Inizia così la lettera che un lettore di RomagnaOggi-CesenaToday, Enrico, ha inviato alla nostra redazione per esprimere un totale dissenso dal progetto della spiaggia artificiale sul lungo Savio denominata "Savio Beach" e che tanto fa discutere negli ultimi mesi.

'Savio Beach' si presenta, secondo il nostro lettore "inutile dal punto di vista della riqualifica ambientale e socio-culturale della zona in questione e mi pare, allo stesso tempo, sintomo di una parziale e forse intenzionale mancanza di lucidità sulle necessità attuali ed un ulteriore pretesto per creare zone in cui incentivare il consumo, lo sproposito e l'equivoco di fondo; lo stesso accostamento tra le parole 'riqualifica' e 'spiaggia artificiale' è fuorviante e dissonante, confermando tristemente che dietro tante parole si nascondono, spesso, intenzioni con poco spessore amministrativo, volte in modo prepotente alla mercificazione".

RIQUALIFICAZIONE? - "Ancora, mi chiedo come si possa credere di riqualificare una porzione di territorio con l'installazione di bar, ombrelloni, sdraio, beach volley etc. che per il solo significato assunto nell'immaginario collettivo rimandano allo svacco, ad un uso semplicistico della parola divertimento e ad un'idea di benessere che poco ha a che fare con l'attuale stato delle cose. Si parla spesso, e forse con facilità, di crisi economica ma ben poco si investe nel cambiamento, nell'evitare di appiccare l'incendio consumistico in ogni dove e nel promuovere la contemplazione, lo studio, e la ricerca come urgente investimento in vista di un solido beneficio a lungo termine. Dal punto di vista ambientale, poi, credo si debba investire sul sensibilizzare l'individuo al fatto che egli stesso è la causa prima del degrado che lo circonda e di cui si lamenta e che spesso tale degrado è una diretta conseguenza di progetti e/o sogni costruttivi e di valorizzazione dei beni comuni che fondano le proprie basi su dubbie leve in quanto prodotti degli stessi individui che non hanno i mezzi per cogliere l'oggettività dei problemi e di ciò che è necessario" continua Enrico nella sua lettera di protesta.

UN FIUME E' UN FIUME… - "Un fiume è un fiume, e volerci riprodurre in prossimità una spiaggia è già sufficiente per accertare il fatto non stiamo parlando di riqualifica ( per avere esempi di come viene intesa la parola spiaggia da parte delle amministrazioni basta osservare la cementificazione della riviera romagnola ). La tutela di una zona storica e/o naturale deve partire dall'amore, dal rispetto e dalla certezza che c'è ben altro a cui dedicarsi oltre ad aperitivi alla moda e a tutta quella serie di attività in cui il limite tra spreco e appagamento è sottile; la stessa previsione futura di un possibile guadagno materiale o virtuale mercificando l'idea stessa di paesaggio non mi pare cosa utile e lungimirante in quanto legittima lo sfruttamento dell'ennesimo bene donatoci da una storia che a malapena rispettiamo. Il prossimo passo quale potrebbe essere? aprire un bar all'ingresso della 'Libraria Domini' per meglio divulgarne la bellezza ed il prestigio?"

IL MARE E' A DIECI CHILOMETRI - La lettera si sposta poi sulla questione 'chilometrica', con il mare a pochissima distanza dalla città malatestiana che renderebbe, secondo Enrico, il progetto non necessario. "Infine, per 'scendere' in superficie, come è possibile che progetti di questa natura vengano concepiti a Cesena, con il mare ad una decina di Km dal centro città e con tutto il litorale Adriatico a disposizione?  Cesena non necessità di una spiaggia finta sotto tra due ponti e dato che siamo in un paese in cui la crisi, ancora, legittima il possesso di una macchina da svariate migliaia di euro a persona non penso sia complicato raggiungere spiagge vere o andare a cercare quelle che ancora esistono.  Come è possibile che venga somministrato come utile un progetto che si propone di valorizzare a livello monetario un'area che non dovrebbe essere spendibile, privatizzabile e monopolizzata dalle idee di alcuni? Le attività che si propongono per far rivalere il lungo Savio possono essere discusse o meno, ma credo che il centro del problema risieda nel fatto che si arrivi ad inventarsi una necessità, facendo credere che tramite l'ennesimo consumo di mezzi umani e naturali si attuerà un processo di espansione culturale e di ammodernamento di una città che ha tante altre priorità, tra cui incentivare l' umiltà ed evitare il sollazzo sulle illusioni".
 

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Commenti (2)

  • Ineccepibile

  • Gentilissimo Enrico, trovo la sua disamina particolarmente sensata sotto tutti i punti di vista; concordo inoltre sul concetto di riqualificazione che ha espresso anche e soprattutto in riferimento agli aspetti etico-morali. Citando… un fiume è un fiume… penso che abbia centrato l’essenza del problema. Antropizzare anche ciò che dovrebbe essere naturalizzato, rendere artificiale un sito, significa non creare un luogo ma bensì un “non luogo”.

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