A Capello il premio in memoria di Azeglio Vicini: "Sarebbe stato un grande ct azzurro"

La cerimonia al Grand Hotel Da Vinci di Cesenatico. Capello: "Quando sento l'inno italiano mi emoziono"

Foto Dalmo

Una serata di prestigio al Grand Hotel da Vinci di Cesenatico, che ha visto Fabio Capello ricevere il premio intitolato al grande Azeglio Vicini, in ricordo dell'ex ct azzurro scomparso il 30 gennaio 2018.

Un riconoscimento organizzato dal Panathlon Club Cesena, presieduto da Dionigio Dionigi, visibilmente emozionato il figlio dell'indimenticato ct Gianluca Vicini: "Mio padre avrebbe visto bene Capello come ct della Nazionale. Un ruolo in cui bisogna essere bravi psicologi, avere personalità, probabilmente dopo Lippi è mancato un uomo di carisma sulla panchina azzurra".

Don Fabio ha risposto: "Non ho mai avuto un forte richiamo verso questo ruolo, ho fatto invece il ct dell'Inghilterra per provare a far vincere un mondiale agli inglesi, ma non ci sono riuscito. E' un ruolo comunque difficile, come ho appurato nelle mie esperienze alla guida di Russia e Cina. Al di là di questo devo dire che quando sento l'inno italiano mi emoziono".

Presenti alla cerimonia anche Alberto Zaccheroni, i sindaci di Cesena e Cesenatico Enzo Lattuca e Matteo Gozzoli, oltre ovviamente al presidente del Panathlon Club Cesena Dionigio Dionigi che ha presentato Capello come "un ospite d'onore" ricordandone la straordinaria carriera, sia da calciatore che da allenatore. A moderare il dibattito il giornalista Giorgio Martino che ha sollecitato Capello anche sull'attuale campionato: "Vedo una lotta a tre - ha detto l'ex tecnico della Roma - Juventus-Napoli e Inter. Sarà comunque un campionato emozionante ed equilibrato, sono arrivati giocatori che hanno alzato il livello della competizione che era un po' scaduta".

Capello ha ricordato il rapporto di amicizia con Azeglio Vicini: "E' un orgoglio ricevere questo premio, con lui ho avuto un rapporto prima calciatore-allenatore e poi tra colleghi". Tante le affinità tra i due tecnici, come rimarcato dai presenti alla cerimonia, ma Don Fabio ha voluto sottolineare l'importanza della gavetta.

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"Iniziare ad allenare subito dopo aver smesso di giocare è un'utopia. Io mi sono fatto le ossa nelle giovanili, sono stato assistente di Liedholm, ho studiato, ho fatto corsi di inglese, di psicologia, di management per capire come si gestiscono le persone. Poi Berlusconi mi ha dato la possibilità di allenare il Milan, e gli ho detto che ero pronto. La fortuna ti aiuta se ci sono le capacità".
 

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