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Otto anni fa moriva Marco Pantani: LO SPECIALE

Otto anni fa, al residence "Le Rose" di Rimini moriva Marco Pantani, il più acclamato e amato campione che il ciclismo romagnolo e non solo abbiamo mai potuto annoverare. Un vuoto impossibile da colmare

Redazione14 febbraio 2012
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Il 14 febbraio è universalmente riconosciuto come la festa degli innamorati. Per tanti, però, è la data ricordata come l’anniversario della morte di uno dei più acclamati sportivi di sempre, Marco Pantani, che proprio il 14 febbraio del 2004 venne trovato morto nel residence “Le Rose” di Rimini, per ragioni ancora da chiarire fino in fondo e in tutti i suoi aspetti.

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Marco Pantani per la Romagna ha rappresentanto un simbolo, un idolo, un campionissimo celebrato e amato come mai nessuno prima di lui. E per il ciclismo italiano e mondiale Pantani è stato ciò che furono in passato Coppi, Bartali, Mercks. Sono passati otto anni da quel tristissimo sabato sera italiano e ancora non si è dissipata la memoria di questo mito dello sport italiano, il cui nome resterà per sempre nella storia di questo sport.

La fine per Marco Pantani comincio in quel maledetto 5 giugno 1999, quando a Madonna di Campiglio venne fermato alla partenza della penultima tappa del Giro d'Italia che stava dominando per valori ematici fuori dalla soglia consentita. Anche questa circostanza non è mai stata chiarita fino in fondo, e soprattutto non si è mai spiegato come con un margine di vantaggio di oltre 5 minuti sul secondo in classifica sia stato possibile che Pantani avesse potuto abusare di sostanze dopanti avendo già in tasca la vittoria finale.

Fu una mazzata incredibile per lui che usciva da due enormi infortuni, bersagliato come sempre dalla malasorte, una compagna di viaggio che purtroppo non lo ha mai abbandonato. Fatto salvo quel magico anno, il 1998, quando il Pirata riuscì a compiere un’impresa riuscita a pochissimi, quella di vincere nello stesso anno Giro d’Italia e Tour de France, come probabilmente avrebbe potuto fare anche in quel maledetto 1999.

Al di là delle congetture, resta un dato indelebile, scolpito a caratteri cubitali nella leggenda dello sport di tutti i tempi: è la sua grandezza, lo spessore delle sue imprese e quella incredibile doppietta messa a segno nel 1998, quando nello stesso anno vinse Giro d'Italia e Tour de France esaltando con i suoi scatti in salita milioni di tifosi. Le sue imprese lo fecero diventare un vero eroe dei tempi moderni, un mito per tanti. Oggi il modo migliore per ricordarlo, proprio qui, nella sua patria, nella 'sua' Romagna, è pensare ai suoi successi, alle sue imprese, alla sua determinazione: alla grandezza di un mito che non morirà mai.



 

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4 Commenti

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  • Avatar di Enrico Teodorani

    Enrico Teodorani CIAO PIRATA! x noi romagnoli hai lasciato un vuoto icolmabile!nessun ciclista riuscirà a occupare quello spazio lasciato libero nei nostri cuori e a rappresentare il ciclismo come ce lo facevi tu! eri un'artista della pedalata! ci mancano le tue scalate!

    il 14 febbraio del 2012
  • Avatar di Mark

    Mark 8 anni ma il ricordo è ancora talmente presente!!!!!.
    Grazie per tutte le immense emozioni che ci hai regalato!
    Certamente se tu fossi stato, per esempio, un calciatore, forse le cose sarebbero finite in maniera diversa....

    il 14 febbraio del 2012
  • Avatar di Mattia

    Mattia Ho ancora la pelle d'oca a ripensare a quando gettavi via la bandana per arrampicarti come un capriolo su quelle salite al 20%. Hai unito la Romagna e l'Italia, da solo avevi portato il ciclismo ad essere seguito quasi quanto il calcio, poi quel giorno a Madonna di Campiglio..........

    Hai pagato per tutti, in uno sport in cui ancora adesso fanno più discutere le provette, le analisi, i tribunali piuttosto che le imprese dei 'campioni' (puliti e non). Il tuo 'sacrificio' purtroppo non è servito a nulla.

    Ciao grande campione, non ti dimenticherò mai!

    il 14 febbraio del 2012
  • Avatar di Tommaso Martinetti

    Tommaso Martinetti Solo due parole: indimenticabile e immenso

    il 14 febbraio del 2012