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Cesena, raccolta differenziata. La lettera aperta di una lettrice

Bravi, bravissimi! I residenti dei quartieri Oltresavio, Borello, Vallesavio e Dismano hanno raggiunto la quota record di raccolta differenziata del 73,4%, nel primo semestre del 2015, a cui si aggiungeranno le risultanze dell'estensione (recentissima) del porta a porta ad altri tre quartieri cesenati.  Numeri che confidiamo veritieri, tenendo conto delle indicazioni  ( e dei dubbi) già  espressi in passato  da Legambiente proprio nel  report sulla raccolta differenziata in Emilia Romagna : " sulla necessità di maggior trasparenza.... sui criteri con cui raggiungere le percentuali di raccolta differenziata.."  

Auguriamoci che sia così e che la metodologia di calcolo adottata  sia quella elaborata  dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ormai estesa a tutto il territorio nazionale. In tutti i casi l'impegno dei cittadini e delle strutture organizzative che hanno reso possibile l'introduzione del porta a porta  a Cesena vanno riconosciuti e valorizzati. Tutt'altro discorso invece  va fatto circa  l'atteggiamento trionfalistico  delle forze politiche al governo della città che, nella loro estenuante ricerca di motivi di autocelebrazione ed autocompiacimento, sulla tematica in questione evitano di collocare tali numeri positivi all'interno  del  quadro  generale, quadro  di cui c'è ben  poco da  vantarsi .

Gli stessi forse  dimenticano  che la raccolta differenziata è divenuta operativa, senza tanti strombazzamenti e con un lavoro serio e proficuo,  in altre realtà, già parecchi anni fa,  mentre qui , con tutto il parlare che se n'è fatto,  è iniziata in ritardo ed  ha interessato  solo 4 quartieri su 12.   Solo recentemente  i quartieri virtuosi sono divenuti 7 , ma  oggi come oggi a Cesena non abbiamo ancora la copertura del servizio della raccolta differenziata su  tutto il territorio comunale.  Non è certo un risultato di cui essere fieri .  Questa lenta, difficile implementazione di una gestione più sostenibile  dei rifiuti urbani,  non può che essere messa in collegamento con volontà politiche di segno opposto come l'approvazione dell'aumento della portata dell'inceneritore di Forlì , avvenuto nel 2009   e  previsto dal piano industriale del gestore. Una politica assolutamente antitetica a quella della riduzione , riciclo, riuso, perchè è risaputo,  gli inceneritori per funzionare hanno bisogno di grandi quantitativi di rifiuti.  Va finalmente detto , in  un  territorio in cui suonano continuamente le fanfare dell'eccellenza e della miglior qualità di vita,  che, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti ( ma non solo), il nostro livello è sempre stato ben al di sotto non solo  di quelle realtà che hanno fatto scuola a livello nazionale,  e da cui si poteva prendere esempio,  ma anche di alcuni comuni del tanto deprecato sud (vedi l'area salernitana). 

Ora i  nostri amministratori, invece di star seduti  su trofei di un passato ormai lontano, imparino  a guardare in faccia i problemi e soprattutto a raccontarcela giusta, senza cercare di  avvilupparci nella loro visione edulcorata della realtà .  Non ci nascondino  che Cesena,  in campo ambientale   ha avuto sempre il ruolo del fanalino di coda , e nello specifico  tema  oltre per la gestione arretrata anche per l'altissima produzione di rifiuti , in una regione, la nostra , al primo posto a livello nazionale per la quantità di rifiuti prodotti. (il Sole 24 ore 2015) E se la stessa Giunta regionale  ha recentemente approvato una legge, fortemente voluta dalle Associazioni Ambientaliste e dalle forze politiche più sensibili nel campo dell'ecologia, piena di lodevoli intenti , non se ne faccia un gran vanto  visto il ritardo sui tempi,  tanto c'è da fare per recuperare gli anni perduti   in convegni, circolari, programmi, linee di indirizzo, accordi,  il cui esito è stato di ben poco costrutto. Ma ancor più inquietante è verificare che accanto  agli impegni sottoscritti  (per ora sulla carta) ,  ed in aperto contrasto con essi, c'è la mancata presa di posizione  contro  le politiche del governo, che con il famigerato decreto "Sblocca Italia" ha aperto  la strada al rilancio delle tecnologie dell'incenerimento , in totale frizione con i piani di sviluppo del recupero, riciclo e riuso del rifiuto locali.   L' ambiguità  dunque regna sovrana in una   regione che  non ha impugnato  il decreto,  come altre regioni  hanno fatto,  nè  ha tentato di mettere in atto alcuno strumento (referendum?) per assumere una posizione chiara a difesa del proprio territorio ma anche dell'esercizio democratico delle scelte.  E ben poco ha fatto contro la riclassificazione dell'inceneritore di Forlì a classe R1, che di fatto lo predispone a ricevere rifiuti anche speciali da fuori regione. Al clamore che tale decisione ha suscitato si è espressa più volte l'Assessore  Regionale competente, che ha dichiarato,  cercando inutilmente di chiudere la bocca a tutti, che tale autorizzazione riguarda solo i casi di emergenza. Senza però specificare i tempi, i quantitativi , e  tener conto che   l' emergenza,  in un paese come il nostro, è di casa.

Di fronte agli attacchi delle associazioni ambientaliste e dei comitati, le comunicazioni pubbliche dell'ultima ora sono tutte improntate  alla lotta al Decreto Sblocca Italia, all'inammissibilità dell'art. 35, e addirittura al reindirizzo dell'azione del Governo verso l''economia circolare, di cui la nostra realtà si farà promotrice. Cambio di rotta?  Ripensamento su tutta la linea ? E' presto per dirlo. Aspettiamo conferme (dai fatti).

Tiziana Lugaresi

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Commenti (1)

  • CRI....CRI....CRI.... non mi sembra l'espressione di una privata cittadina ma sento cantare un grillo.......

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