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"Palestra Curie di Savignano, ecco come è andata dal 2004"

Vorrei sommessamente intervenire nella pretestuosa polemica che da qualche tempo è stata messa in campo (complice la prossima tornata elettorale) circa l'inutile spesa che avrebbe sostenuto il Comune di Savignano per la realizzazione della palestra dell'Istituto Curie di Savignano; credo di poterlo fare, dato che per alcuni (addirittura meritoriamente!) sarei il principale artefice della sua costruzione. Mi spiego subito.

Nel 2004 mi presentai alle elezioni come consigliere provinciale di Forlì-Cesena, con l'impegno scritto nel mio programma elettorale della realizzazione, da parte della Provincia di Forlì, di una nuova palestra a servizio non solo delle centinaia di studenti secondari dell'Istituto Curie, ma a beneficio e godimento dell'intera città, dei suoi giovani, gruppi sportivi e amatoriali. Inaspettatamente per molti, fui eletto consigliere provinciale e in seguito anche nominato presidente della Commissione Lavori pubblici. Fin da subito in Consiglio Provinciale e nelle Commissioni m'impegnai duramente, combattendo anche contro e dentro la mia stessa maggioranza (e facendomi così diversi avversari), affinché nei bilanci di gestione piuttosto che nei programmi pluriennali delle opere pubbliche la palestra del Curie fosse finalmente messa in campo. Questa mia opera di convincimento e di pressione, che i più non conoscono né potrebbero, si scontrava ad esempio, con analoghe e contrarie richieste del Comune di Cesenatico piuttosto che con altre realtà e volontà del forlivese. Con la coperta delle risorse sempre troppo corta o passava Savignano assieme al Rubicone oppure altre realtà erano pronte a farsi avanti. Finalmente, facendo rete, convincendo della bontà della mia proposta sia a destra sia a manca (senza eufemismi!) mettendo insieme le migliori volontà (da quelle del Presidente Massimo Bulbi a quelle del Sindaco Elena Battistini) ce la facemmo.

Dopo una battaglia durata qualche anno e prima della mia cessazione dalla carica nel 2009, gli accordi erano fatti e tutte le carte firmate: una nuova palestra a servizio non solo dell'Istituto Curie ma dell'intero territorio comunale, un'opera che vedeva la partecipazione economica, fin da subito, di 500 mila euro del Comune a fronte degli oltre 1,5 milioni messi in campo dalla Provincia per un'opera che li merita tutti. Lo stesso presidente Bulbi, in una pubblica assemblea a Savignano, mi definì "un mastino" per come avevo condotto in porto le cose. Poi la storia è nota: i vincoli di bilancio dei Comuni e l'impossibilità di spesa, il patto di stabilità per tutti gli Enti Locali, anche quelli virtuosi, che impedisce tuttora anche le spese necessarie, la mancata vendita per mancanza di acquirenti di partecipazioni azionarie da parte del Comune di Savignano per poter così onorare gli impegni con la Provincia, tutto ciò ha fatto si che solo negli ultimi anni l'impegno economico del Comune di Savignano fosse mantenuto, l'opera cantierabile, i lavori in via di conclusione e l'inaugurazione possa così avvenire nelle prossime settimane.

Si poteva fare di più? Si poteva fare meglio? Si potevano lasciare le cose così come stavano, continuando a spendere circa 30 mila euro all'anno solo per continuare a trasportare gli studenti del Curie avanti e indietro in palestre affittate e privarci così di una struttura invidiabile in tutto il territorio? Forse sì. O forse no. Nelle condizioni date, nelle difficoltà sopravvenute, nelle discussioni interminabili, negli avanzamenti e nelle ritirate, quello che è stato fatto credo fosse semplicemente giusto. Siamo stati bravi allora? No, abbiamo fatto semplicemente, con chiarezza e determinazione, quello che abbiamo ritenuto essere il nostro dovere, lo stesso dovere che ci aspettiamo facciano i nuovi futuri amministratori.

Ettore Stacchini

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