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Degrado urbano

Le navi dei veleni in Romagna

Redazione

Analisi mancanti o contraddittorie, metalli pesanti ed ammoniaca oltre i limiti di legge, l'ex discarica Ca' Antonioli di Savignano sul Rubicone tra dubbi e inquietanti ombre

Il video servizio: http://www.youtube.com/watch?v=aS0b6mFNF5Y

Una discarica è (quasi ) per sempre! Si dovrebbe partire proprio da questo presupposto per valutare l'importanza della gestione dei rifiuti; si perché l'accumulo e quindi la conservazione nonché l'inevitabile manutenzione dei siti di raccolta e maturazione degli stessi implica una gestazione di tempo che coinvolge più di una generazione ed è importante per la collettività che tutto ciò avvenga nel migliore dei modi e in totale trasparenza, avendo però come precetto quello di ridurli drasticamente e recuperarne il più possibile e non certo solo quello di sotterrarli. A ciò va aggiunto un altro aspetto importante, quello cioè delle risorse utilizzate nel corso del tempo per mantenere in sicurezza la discarica, soldi, quindi tasse, quindi lavoro, forniti dai cittadini. In ultimo, ma non meno importanti, i pericoli per la salute pubblica che derivano dalla presenza nel territorio di discariche mal gestite, o da eventuali dispersioni di materiali inquinanti nelle matrici ambientali ( aria, acqua, terra). Non dimentichiamoci che la gestione dei rifiuti non è un problema solo di pochi cittadini attivi e partecipanti, ma di tutti. Pensate solo che molti degli appena maggiorenni di Savignano sul Rubicone pagano il dazio economico ed ambientale per una discarica chiusa quando ancora non erano nati, un circolo vizioso in cui è stata accollata irresponsabilmente ad altri la gestione e la conservazione della merda altrui. Nascere già con un certo quantitativo di rifiuti da conservare, gestire e mantenere innocui al fine di tutelare la propria salute rimandando comuqnue ad altri la responsabilità dei propri è una situazione fantozziana, perché l'immondizia che sia bruciata o sotterrata non scompare. Ma veniamo alla cronaca dei fatti inerenti una discarica di veleni e soprattutto dell'atteggiamento lassista del comune la cui amministrazione è a fine mandato; della serie lasciamo a quelli dopo una patata così bollente ed mediaticamente impopolare.

L'ex discarica Ca' Antonioli sorge a 2 km dal centro abitato di Savignano sul Rubicone ed entrò in attività nel 1972 e prosegui fino al 31 marzo 1992. In verità avrebbe dovuto chiudere nel 1985 ma non fu così, anzi nel 1989 scoppiò una grande polemica quando il piccolo impianto subì un ampliamento per far posto alle scorie di rifiuti provenienti da Port Koko, rimandati in Italia dalla Nigeria dove erano stati portati da aziende dell'Emilia. Stiamo parlandi di 560 container di rifiuti speciali pari a 10.000 tonnellate di terriccio contaminato raschiato nella discarica di Koko più altre 80 tonnellate di rifiuti tossico nocivi. Il terriccio decorticato fu il risultato dell'abbandono abusivo di 2500 tonnellate di rifiuti tossici nella discarica selvaggia nigeriana tutti rispediti al mittente con l'aggiunta del terreno inquinato dagli stessi che ne quadruplicarono la quantità. L'intero carico fu suddiviso in due discariche, una nel bolognese l'altra a Savignano sul Rubicone. È così nel novembre 1989 la portacontainer cinese Hai-Xiong attraccò a Ravenna e il 23 febbraio del 1990 tra le proteste dei cittadini, cominciarono ad arrivare alla discarica Ca' Antonioli , i primi dei 270 camion dei suddetti rifiuti. La Regione all'epoca parlò di rifiuti innocui ma la fondatezza delle paure da parte della cittadinanza furono dimostrate anni dopo proprio a livello istituzionale, quando cioè vennero confermati dalla conferenza internazionale sulle "navi dei veleni", svoltasi nel giugno 1992 nella quale le navi Karim B e Hai-Xiong furono oggetto di accertamenti che confermarono la natura dei materiali da esse trasportati. Il 14 aprile del 1998 alla Camera dei deputati in un inchiesta parlamentare sul ciclo dei rifiuti confermo la destinazione del carico di quelle navi trasporto: "grosso modo, due terzi dei rifiuti della Karin B sono stati smaltiti all'estero ed un terzo in Italia, prevalentemente in Emilia Romagna; per la Hai-Xiong il 99,7 per cento fu smaltito in Italia (soltanto due containers di tossico nocivi furono smaltiti fuori dal nostro paese)". Nell'inchiesta parlamentare si affermò più volte che il contenuto trasportato in quegli anni dalle cosiddette "navi dei veleni" fosse materiale tossico-nocivo". Una storia che però all'epoca dei sotterramenti fornì avide informazioni alla cittadinanza e che purtroppo ancor oggi durante il recente lavoro di manutenzione straordinaria continua ad aggiungere gravi contraddizioni documentali. Tramite un intervento oggetto di richiesta di finanziamento verrebbero migliorate quelle condizioni di sicurezza ambientale necessarie anche nella fase di post chiusura della discarica con lo scopo di rendere praticamente inesistente l'impatto dell'impianto sull'ambiente circostante. L'intervento è stato infatti classificato dalla Assemblea Legislativa regionale di MISURA C1 cioè "Interventi di qualificazione di aree ambientalmente compromesse" che implica interventi preventivi finalizzati alla messa in sicurezza d'emergenza dell'area. Il lavoro di manutenzione straordinaria, viene scritto, è volto principalmente a contenere la produzione di percolato in eccesso per le capacità di assorbimento dell'impianto di Hera durante le piogge e che fino ad oggi ha inciso sul bilancio annuale del comune con un costo di circa 40.000 euro. E fin qui tutto è chiaro. Nella delibera della giunta comunale di Savignano sul Rubicone n° 121 del 03.08.11 viene approvata la linea tecnica del progetto definitivo-esecutivo per la manutenzione straordinaria della discarica Ca' Antonioli che riguarda interventi preventivi finalizzati alla messa in sicurezza d'emergenza dell'area. Anche se qui un intervento di prevenzione associato ad una messa in sicurezza dichiarata d'emergenza appare un po' contraddittorio. Ma riguardo allo stato di pericolosità o meno del, cosi chiamato nei documenti, baule dei rifiuti troviamo un inspiegabile contraddizione. Vediamo dove: Nella scheda descrittiva dell'intervento redatto dall'assemblea legislativa regione E. Romagna (FC/A/11/03 al punto 7 ) si dichiara che " dalle analisi effettuate non risultano situazioni di potenziale inquinamento", quindi nessun rischio per la salute pubblica causati dalla dispersione nelle matrici ambientali di materiali inquinanti di conseguenza, come dichiarato nei documenti "l'intervento oggetto di richiesta di finanziamento è volto a continuare a garantire nel tempo condizioni di sicurezza ambientale". Alla richiesta di visionare dette analisi la regione dichiara di non esserne in possesso e che ne farà richiesta all'autorità sanitaria territorialmente competente e cioè l'AUSL di Cesena e che dopo averli ottenuti ci verranno prontamente girati. Detto fatto. Però nel documento dell'AUSL di Cesena inerente le analisi effettuate e consegnatoci dalla Regione si dichiara: " …non siamo a conoscenza di iter procedurali che riguardano la ex discarica e non disponiamo di documentazione di cui all'oggetto". Perché nella documentazione regionale si dichiara che le analisi non presentano alcuna criticità ambientale e che sono disponibili all'autorità competente che invece dichiara di non essersene mai occupata? È davvero possibile fare un intervento così costoso ed importante in una discarica in cui si sono accumulati rifiuti tossico-nocivi senza aver fatto valutazioni analitico-ambientali al fine poi di valutare e decidere al meglio l'intervento più idoneo? Un intervento preventivo finalizzato alla messa in sicurezza aggettivata come "d'emergenza" non è, a questo punto, diventato oggettivamente contraddittorio?

A questa storia si aggiungono alcune recenti evoluzioni al quanto fantozziane: la prima è che, nel disperato tentativo di trovare analisi reali, l'arpa ammette che le ultime effettuate da loro risalgono al 2003, che significa che un sito di migliaia di tonnellate di rifiuti tossico nocivi non viene più monitorato da più di 10 anni. L'amministrazione comunale inoltre, venendo a conoscenza di questa denuncia già da 2 anni,(gennaio 2012) decide di far fare le analisi ad un istituto privato ( ma non abbiamo l'ausl?) ma di farlo all'interno della discarica. Scoprire che una discarica è inquinata è il segreto di pulcinella, sarebbe logico invece verificare se le matrici ambientali al di fuori di essa siano incontaminate o meno, proprio perché fino a quando gli inquinanti non fuoriescono dalla discarica il pericolo per la salute pubblica è limitato. Scoprire farina dal fornaio è un ovvietà. Nonostante ciò i risultati di uno dei pozzetti d'ispezione a valle della discarica, pensate dopo 23 anni e dopo il lavoro di capping dei mesi scorsi per ridurre la produzione di percolato a causa delle piogge, produce ancora livelli di ammoniaca superiori di 30 volte perfino per i limiti consentiti al convogliamento nel depuratore ( come poi comunque avviene) e 60 volte se dispersi nell'ambiente. In quell'area alcuni residenti parlano poi di morti per tumori e leucemia il cui numero è al quanto rilevante. Nonostante ciò l'amministrazione comunale savignanese in procinto di andar alle elezione, non ha responsabilmente attuato tutte le azioni in suo potere per chiarire questa criticità ambientale ma soprattutto documentale e non ha ancora attuato i doverosi controlli nelle terre, nelle acque e nelle arie adiacenti il sito contaminato, là dove vivono i cittadini ed i contadini che coltivano gli ortaggi.

Giorgio Venturi (giornalista freelance)

http://www.youtube.com/user/LAVOCEROMAGNOLA

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