Un progetto unico in Italia: nasce la Rete del trapianto autologo delle cellule staminali

"Una rete metropolitana Romagnola - sottolinea il direttore sanitario dell' Ausl Stefano Busetti - unica nel nostro paese"

Un'altra eccellenza viene a completare il quadro della sanità di romagnola. Infatti, nell'ambito della preesistente Rete oncologica, nasce la “Rete del trapianto autologo (cioè dove donatore e ricevente sono la stessa persona, ndr) di cellule staminali della Romagna”, che riunisce i centri oncologici ed ematologici della Ausl Romagna, e dell'Irccs “Irst” di Meldola. "Una rete metropolitana Romagnola - sottolinea il direttore sanitario dell' Ausl Stefano Busetti - unica nel nostro paese che vede confluire in un unico progetto le esperienze e le conoscenze a livello ematologico-oncologico dei professionisti che operano all'interno delle strutture sanitarie di Cesena, Rimini, Ravenna. Il centro Ausl di Pievesestina sarà il laboratorio processuale per le cellule staminali grazie alla sua Officina Trasfusionale e di conservazione Criogena". La rete si pone l'obiettivo non solo di promuovere l'organizzazione e la gestione clinica delle patologie onco-ematologiche, ma anche di favorire e sostenere progetti di ricerca nell'ambito di tutte le malattie onco-ematologiche, collegando l'attività clinica con quella della ricerca.

"Uno dei punti nodali della rete - continua Mattia Altini, direttore sanitario dell'Irst - è quello di ottenere una omogeneità di cura e di terapia molto superiore alla qualità, peraltro ottima, offerta finora in oltre cento trapianti l'anno che fanno dei nostri i centri tra i più operativi in Italia”. La rete si attiene ai protocolli più esigenti italiani ed europei e coinvolge, nell'ambito di un unico programma, riconosciuto dal Centro Nazionale Sangue (Cns) e dal Centro Nazionale Trapianto  (Cnt), dalle Società Scientifiche competenti in Italia, e in Europa (Gitmo e Ebmt) ed  in via di accreditamento internazionale Jacie (Jont Accreditation Committee – Isct &Ebmt), pratiche standard concepite per fornire  una linea guida per le strutture coinvolte nella raccolta, manipolazione ed utilizzo clinico delle cellule staminali emopoietiche nel campo del trapianto e della terapia cellulare. La rete clinico-assistenziale romagnola è guidata dal direttore del programma  dottor Francesco Lanza, direttore dell'Unità Operativa di Ematologia di Ravenna.

“Questa rete che unisce i grandi ospedali di Romagna come Ravenna, Cesena, Rimini e il centro oncologico di Meldola - afferma Lanza - rappresenta uno dei più importanti e più vasti sistemi di integrazione in ambito trapiantologico a livello nazionale coinvolgendo  una popolazione di oltre un milione di abitanti e che ha raggiunto più di cento trapianti autologhi l'anno”. In Romagna vi sono tre sedi principali di erogazione di prestazioni ematologiche e di trapianto di cellule staminali collegate in rete e fanno capo a Ravenna, dotata di undici posti letto, Rimini, con una dotazione di dieci posti letto, Irst-Meldola per Cesena e Forlì, unità semplice dipartimentale dotata di posti letto in comune con la Oncologia Medica con un indice di occupazione di dieci posti letto l'anno sia in reparto degenza che in Day Hospital. Cuore di tutto il sistema di rete è il Laboratorio di Processazione delle Cellule Staminali all'interno dell'Officina Trasfusionale dell'Ausl della Romagna nel centro servizi di Pievesestina di Cesena.

"All'interno dell'Officina - dice la responsabile Vanessa Agostini - contiamo di un laboratorio  adibito all'accettazione, un locale per la criopreservazione provvisto di tre congelatori ad azoto a discesa programmata. Inoltre due laboratori in classe D all'interno della Clean Room, infine un laboratorio di citofluorimetria e una sala criobiologica”. “Fare rete è il futuro, ma tutto questo è stato possibile grazie ai nostri predecessori - ha concluso il direttore generale dell'Ausl Romagna Marcello Tonini - non è che adesso diamo di più al paziente, però offriamo una qualità maggiore legata a un programma di scambio di  conoscenze di professionisti di questa branca della medicina. Tuttavia a lungo andare grazie a questo e alla ricerca, che è fondamentale e noi continuiamo sempre, miglioreremo notevolmente la nostra capacità di approccio, diagnosi, cura delle malattie oncologiche".

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