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Spostamento di ospedale e stadio, "proposta utopica"

"Troviamo la proposta del sindaco Paolo Lucchi, sul trasferimento delle strutture di ospedale e stadio in periferia, un interessante esercizio di fantasia, forse adatto a distrarre i cittadini da più pressanti problemi"

Redazione12 giugno 2012

"Troviamo la proposta del sindaco Paolo Lucchi, sul trasferimento delle strutture di ospedale e stadio in periferia, un interessante esercizio di fantasia, forse adatto a distrarre i cittadini da più pressanti problemi come ad esempio l’IMU. E’ infatti utopistico pensare a simili investimenti quando le nostre strade aspettano ancora d’essere riparate dai danni da neve di cinque mesi fa e l’amministrazione stessa lamenta una carenza di fondi per gli investimenti aggravata da un patto di stabilità fin troppo rigido. Ci pare però strano che il sindaco, in questo suo esercizio, abbia dimenticato la delocalizzazione degli uffici comunali, che era già in progetto una decina d’anni fa e che pare invece definitivamente abbandonata".

E' quanto dichiarano Ugo Vandelli e Stefano Angeli, segretario comunale e regionale del Partito Liberale Italiano, in merito alla possibile dislocazione di stadio e ospedale a Cesena.

"Il comune di Cesena infatti avrebbe dovuto trasferire già anni fa molti dei suoi uffici destinati al pubblico nella zona dell’ex zuccherificio, per consentire agli utenti una maggiore possibilità di accesso, e una dotazione di parcheggi dato che al momento il comune si trova nel cuore del centro storico, senza parcheggi, senza neppure una rastrelliera per le biciclette, con una dislocazione complessa nell’antico palazzo Albornoz e con barriere architettoniche non indifferenti. Se Paolo Lucchi avesse risorse sufficienti ad un investimento simile vorremmo consigliarlo di dare a questo trasferimento la priorità perché l’accesso difficoltoso agli uffici comunali è una aggravante alla già pesante e complessa burocrazia con cui cittadini ed imprese hanno ogni giorno, loro malgrado, a che fare. Burocrazia che rappresenta, insieme alla eccessiva pressione fiscale, uno degli elementi che frenano qualunque possibile ripresa economica".

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