Rigassificatore Adriatic Lng, Gozzoli (Pd): "Tutelare l'ecosistema del nostro mare"

"La pesca - oltre ad essere un elemento che caratterizza in maniera profonda la storia e la cultura del nostro borgo marinaro - rappresenta un’attività economica fondamentale per Cesenatico", ricorda Gozzoli

Il capogruppo in consiglio comunale del Pd di Cesenatico, Matteo Gozzoli, ha presentato un ordine nel giorno nel quale si chiede all'amministrazione cesenaticense "ad attivarsi insieme alla Provincia e alla Regione e ai Comuni che si affacciano sull’alto Adriatico per richiedere una conversione dell’impianto di rigassificazione da ciclo aperto a ciclo chiuso al fine di tutelare in primis l’ecosistema del nostro mare e inoltre per tutelare la pesca quale attività produttiva di primaria importanza per la nostra economia e per il nostro turismo".

Gozzoli inoltre invita sindaco e giunta "a richiedere al governo di attivarsi per tutelare l’ecosistema marino dell’Adriatico e l’attività della pesca". L'esponente democratico ricorda che "dal 2010 è in funzione il rigassificatore di proprietà della Adriatic Lng (società formata da Qatar Petroleum, ExxonMobil e Edison) a circa 15 chilometri dalla linea di costa adriatica al largo di Porto Viro e del Parco del Delta del Po".

"Con una produzione annua di 8 miliardi di metri cubi copre il 10 per cento del fabbisogno di metano in Italia e produce un fatturato superiore ai 200 milioni di euro l’anno - prosegue Gozzoli -. L’attività del terminal rappresenta una fonte di approvvigionamento energetico di importanza strategica per l’intero Paese. L’impianto utilizza un procedimento industriale a ciclo aperto ovvero usa il calore dell’acqua di mare per riscaldare il gas, trasformandolo da liquido in aereo, e poi restituisce l’acqua al mare (circa 32.000 tonnellate al giorno)".

Aggiunge Gozzoli: "La massa d’acqua restituita al mare al termine della lavorazione ha una temperatura inferiore a quella di partenza di 4.7 gradi e, certificano dall’azienda, che la sua concentrazione di cloro (usato durante il processo di rigassificazione) rientra nei parametri di legge con una percentuale inferiore ai 2 milligrammi per litro d’acqua".

Il consigliere comunale ricorda che "l’impianto ha avuto la prima Autorizzazione Integrata Ambientale nel 2009 ed una certificazione triennale in scadenza nel 2015 per la quale Adriatic Lng ha già avviato la richiesta di rinnovo per continuare l’attività in futuro" e che "il Ministero dell’Ambiente ha approvato un piano di monitoraggio dell’Istituto per la Protezione e la Ricerca ambientale (Ispra) per testare gli impatti sull’habitat dell’attività dell’impianto".

Nell'ordine del giorno l'esponente del Pd specifica che "uno studio del comitato scientifico del Wwf di Trieste afferma che ‘l’acqua di mare impiegata nel processo di rigassificazione negli impianti a circuito aperto viene restituita praticamente sterile, inutilizzabile per i servizi ecosistemici che rende all’ambiente. Si ha la perdita quasi totale delle forme di vita veicolate dall’acqua, uova, larve e avannotti, organismi planctonici e si induce artificialmente la selezione di quelle forme batteriche resistenti al processo di clorazione, che formano biofilm sulla superficie dell’acqua’".

"Le associazioni dei pescatori veneti ed emiliano-romagnoli (che muovono una flotta di oltre 1400 imbarcazioni ed un giro d’affari annuo superiore ai 50 milioni di euro) segnalano dal 2004 ad oggi un consistente calo (30%) ed una variazione della tipologia di pesce pescato - ha aggiunto -. I tecnici dell’Ispra, nel corso di un incontro pubblico a Chioggia svoltosi lo scorso mese di agosto, hanno illustrato le modifiche dello scenario ambientale e lo stato di salute delle risorse ittiche che è emerso sulla base dei risultati di due campagne di pesca sperimentale a strascico promosse dal ministero delle Politiche agricole".

Gozzoli sottolinea che "tale monitoraggio è difficilmente traducibile e non consente di comprendere le modifiche dell’ecosistema, delle specie ittiche presenti e tutti gli altri problemi che sarebbe necessario conoscere tempestivamente per pianificare in anticipo e diversificare le attività di pesca. Le associazioni di pescatori chiedono perciò la creazione di un Osservatorio della pesca in grado di permettere una condivisione maggiore dei dati ambientali".

L'esponente del Pd ricorda inoltre che "sia al Governo italiano che alla Commissione europea sono state presentate interrogazioni parlamentari in merito ai possibili impatti del rigassificatore sull’ecosistema e sulla pesca. In particolar modo è stato chiesto di approfondire le ricerche indagando sui cloro derivati organici e aloderivati e sulle strane morie di delfini e tartarughe registrate nell’alto Adriatico".

Nell'ordine del giorno Gozzoli illustra che "la Regione Emilia-Romagna persegue da anni l’obiettivo di minimizzare l’impatto ambientale delle opere e degli impianti attraverso la promozione delle best available technology"; che "il rigassificatore di Porto Viro, per ammissione della stessa società proprietaria, è già predisposto per il funzionamento a ciclo chiuso (scaldando cioè il metano utilizzando appositi bruciatori invece dell’acqua del mare) ma funziona a ciclo aperto per motivi di opportunità economica (il ciclo chiuso comporterebbe l’autocombustione dell’ 1, 5 – 2 per cento del gas stoccato dall’impianto)".

Conclude il capogruppo consiliare democratico: "La pesca - oltre ad essere un elemento che caratterizza in maniera profonda la storia e la cultura del nostro borgo marinaro - rappresenta un’attività economica fondamentale per Cesenatico, in grado di dare lavoro tutto l’anno a 250 persone nel settore pesca e mitili coltura (circa cento imprese), cui va aggiunta l’occupazione garantita dalle attività dell’indotto ad esse collegate".

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