Iscrizione all'anagrafe per i richiedenti asilo, Lega: "Questione ideologica, non pratica"

I consiglieri della Lega: "Il richiedente asilo ha già diritto a tutte le prestazioni erogate sul territorio comunale da pubbliche amministrazioni e soggetti privati"

“I richiedenti asilo devono essere iscritti all’anagrafe”. E' quanto sancito dal tribunale di Bologna, una decisione che va a scalfire uno dei punti cardine del decreto Salvini. Il ricorso era stato presentato da tre migranti richiedenti asilo, assistiti dallo Sportello dell'Avvocato di Strada, che si erano presentati negli uffici del Comune di Cesena chiedendo l'iscrizione all’anagrafe. 

Sul caso si esprimono i consiglieri della Lega che criticano l'assessore Carmelina Labruzzo che ha espresso "soddisfazione" per la sentenza: "L'assessore  vede il problema da un’ottica più ideologica che pragmatica e probabilmente non conosce la legge, in particolare l’articolo 13 della legge 132/2018, ovvero il primo decreto sicurezza. Che la crociata sull’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo sia strumentale risulta più che evidente". 

"Il richiedente asilo, infatti, ha già diritto a tutte le prestazioni erogate sul territorio comunale da pubbliche amministrazioni e soggetti privati, banche, assicurazioni.  L’accesso al sistema sanitario, per esempio, è previsto anche per i richiedenti asilo dal testo unico sull’immigrazione tuttora vigente. Dunque di cosa stiamo parlando? Forse il problema riguarda la possibilità di partecipare ai bandi per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica o i sussidi per l’affitto e per l’acquisto di prime case. Ma qui siamo al paradosso. Se il motivo dei ricorsi è quello di allungare le già lunghissime liste di attesa per gli alloggi popolari, sfavorendo gli italiani (anche di origine straniera) in attesa da anni lo si dica chiaramente. E si dica chiaramente anche se il motivo della battaglia per l’iscrizione anagrafica è quello di aggirare la legge, sperando di creare le condizioni perché rimanga in Italia (a spese pubbliche) chi non ne ha alcun diritto".

"Inutile nascondere la verità -proseguono i consiglieri leghisti - al di là del permesso umanitario che è temporaneo, la protezione sussidiaria e lo status di rifugiato, forme di protezione internazionale, sono riconosciute mediamente al 4 e al 7 per cento circa dei richiedenti. E’ a questi che si devono riservare tutte le attività di integrazione e di inclusione sociale, perché sono loro che faranno parte integrante delle nostre comunità. E, d’altra parte, sono queste le raccomandazioni venute anche dalla Corte dei Conti al termine della recente indagine conoscitiva sul sistema di prima accoglienza. Le già enormi risorse pubbliche dedicate all’integrazione devono quindi essere riservate a chi effettivamente farà parte della nostra società e non a chi deve tornare a casa propria. Chi non ha diritto a rimanere può contare su tutti i servizi, ma poi deve fare i bagagli".

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