Il Pd incontra la cooperazione sociale: "Serve una nuova legge"

Il gruppo regionale del Partito democratico organizza giovedì alle ore 17:30 a Cesena, nella sala riunioni dell’UNAWAY Hotel Cesena Nord (via Dismano 5137), un momento di approfondimento sulla nuova proposta di legge regionale per la cooperazione sociale

Il gruppo regionale del Partito democratico organizza giovedì alle ore 17:30 a Cesena, nella sala riunioni dell’UNAWAY Hotel Cesena Nord (via Dismano 5137), un momento di approfondimento sulla nuova proposta di legge regionale per la cooperazione sociale. All’iniziativa, presieduta dal capogruppo in Regione, Marco Monari, interverrà il consigliere regionale Marco Carini, coordinatore della proposta. Saranno presenti tutti i consiglieri del PD della Romagna per ascoltare le proposte della cooperazione sociale dei territori di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, invitata ad intervenire a questo momento di confronto.

"L’obiettivo - spiega il consigliere regionale del Pd, Damiano Zoffoli - è confrontarsi assieme su quale futuro per le cooperative sociali, in tempi di contrazione delle risorse pubbliche e di emersione di nuovi bisogni dalla società, convinti che, a 10 anni di distanza dal primo intervento legislativo, sia necessaria l’approvazione di una nuova disciplina che non solo recepisca le modifiche normative nel frattempo intervenute, ma costituisca uno strumento più adeguato per affrontare i nuovi compiti che le cooperative sono chiamate a svolgere, anche immaginando un regime fiscale che sappia premiare la pratica solidaristica".

Continua Zoffoli: "In Emilia-Romagna le cooperative sociali regolarmente registrate sono più di 900 e danno lavoro ad oltre 36.000 operatori, 3.000 dei quali svantaggiati (occupati in cooperative di inserimento lavorativo), per un volume d’affari complessivo di circa 1.600 milioni di euro. Dal 2013, gestiscono circa l’80% dei servizi diurni e residenziali, oltre all’assistenza domiciliare a persone anziane e disabili; così come il 40% dei servizi rivolti alla prima infanzia e la quasi totalità delle residenze per minori tossicodipendenti. La prima grande novità è contenuta nell’articolo 1 della proposta di legge, che riconosce il ruolo e la funzione pubblica esercitata della cooperazione sociale: un segmento di impresa, pur di natura privatistica, che è diventato parte integrante dell’offerta di servizi della nostra Regione e opera per l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate e deboli".

"Tutto questo - continua Zoffoli - nell’ottica di sussidiarietà circolare, per cui lo spazio pubblico non è solo appannaggio delle pubbliche Amministrazioni, ma è frequentato da tutti quei soggetti che, nella gestione dei “beni comuni”, si assumono una responsabilità di fronte ai cittadini e all’intera comunità. Cooperative sociali, quindi, intese non solo come erogatrici di servizi, ma prevedendo la partecipazione dei soggetti non profit alle diverse fasi della programmazione, progettazione, realizzazione e valutazione dei servizi e degli interventi. Il progetto di legge allarga il concetto di “svantaggio”, riferendolo non solo alle persone con deficit psico-fisici, ma anche ai lavoratori “deboli” rispetto all’accesso al mercato del lavoro".

"L’idea - spiega l'esponente democratico - è di valorizzare le cooperative quali soggetti che creano nuova e buona occupazione, svolgono formazione professionale e orientamento al lavoro, e non solo occupano persone svantaggiate, che rimane comunque la loro missione originale. La proposta di legge dettaglia il tema delle clausole sociali di riserva (per servizi diversi da quelli socio-sanitari ed educativi) e prevede che, per l’affidamento dei servizi, nella scelta dei contraenti, si prendano a riferimento elementi diversi dal solo criterio del massimo ribasso; annualmente, tutti gli Enti pubblici dovranno riservare alla cooperazione sociale di tipo B almeno il 5% dell’importo complessivo degli affidamenti e delle forniture".

"C’è poi un’attenzione volta ad accorciare i tempi di pagamento della PA e la previsione di estendere anche alle cooperative sociali i servizi di Intercent-ER, la struttura regionale di acquisto - chiosa Zoffoli -. Infine pensiamo che una nuova legge non debba limitarsi a difendere l’esistente, ma debba cercare e aprire strade nuove: per questo è opportuno valutare l’ipotesi di un azzeramento dell’IRAP (che oggi, con un’aliquota del 3,21%, vale 16 milioni di euro) o, in alternativa, l’applicazione dell’aliquota all’1,90% (come avviene per i soggetti che operano nel settore agricolo e della pesca), da intendersi come aiuto strategico allo sviluppo della cooperazione sociale".

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