"La nuova Ausl unica? Un affarone solo per i dirigenti": denuncia di Bartolini (FI)

"l'Ausl della Romagna si sta configurando come un colossale 'nominificio' che sempre più appare distante dai principi di efficienza, efficacia ed economicità sui cui, teoricamente, poggiava il progetto di fusione"

“La presa di posizione di parte del sindacato sulla nuova infornata di nomine che sta caratterizzando la riorganizzazione della Direzione Strategica della nuova Ausl della Romagna, peraltro in un delicato periodo transitorio con il Presidente Errani dimissionario, conferma la fondatezza di quanto da me pubblicamente denunciato sin dall’inizio. Vale a dire che l’Ausl della Romagna si sta configurando come un colossale ‘nominificio’ che sempre più appare distante dai principi di efficienza, efficacia ed economicità sui cui, teoricamente, poggiava il progetto di fusione delle quattro cessate Ausl romagnole. Insomma, come da me sempre anticipato quasi in maniera profetica, un immenso carrozzone”: è la presa di posizione di Luca Bartolini, consigliere regionale di Forza Italia, da sempre critico nei confronti della fusione delle Ausl romagnole.

Continua Bartolini: “Non può che farmi piacere leggere sulla stampa locale che anche alcuni dirigenti sindacali, esponenti di un mondo che fino a qualche settimana fa criticava come pregiudiziali le mie battaglie, oggi si siano accorti di quanto l’attività di nomina soprattutto di figure dirigenziali in seno all’Ausl della Romagna sia anomala e chiedano conto alla Direzione Generale dell’Ausl dell’utilità delle nuove figure di coordinamento”. È quanto ha dichiarato Luca Bartolini, Consigliere regionale di Forza Italia.

“Come, infatti, avevo avuto modo di denunciare in un’interrogazione presentata nel giugno scorso – ha aggiunto Bartolini – i 26 nuovi coordinamenti in cui si articolerà la Direzione Strategica (che interesseranno le sorti di almeno 800 dipendenti) determineranno ingenti costi, mentre se si fosse legittimamente provveduto ad individuare 5 o 6 dipartimenti, in conformità a quanto stabilito dalle norme nazionali, dalle leggi regionali e dai CCNL, si sarebbe potuto più efficacemente coordinare le attività nel rispetto dell’autonomia tecnica dei direttori di struttura complessa e, soprattutto, con costi sicuramente inferiori. Quello, però, che è sfuggito al sindacato, è la discutibile mancanza di trasparenza nella procedure di nomina: in nessun punto delle quasi 50 pagine della delibera, nonostante il nuovo organigramma venga descritto nel dettaglio, sono stabiliti i criteri con cui dovranno essere scelti e nominati i nuovi 26 coordinatori. Si tratta di una opacità che disattende le aspettative dei cittadini e dei 17.000 dipendenti della stessa azienda, che oggi reclamano, in particolare nella sanità, attenzione alla professionalità e al merito e non certo fedeltà ad apparati o a correnti di partito”.

“Ciò che più mi preoccupa e mi indigna – ha concluso il consigliere – è che mentre nella nuova Ausl sempre più dirigenti, e per giunta quasi tutti provenienti dalla ex Ausl di Ravenna, conquistano ruoli apicali e lauti stipendi, gli ospedali della provincia di Forlì-Cesena, il Morgagni-Pierantoni su tutti, reclamano interventi strutturali indispensabili per continuare a garantire la qualità dei servizi e delle prestazioni. Io appartengo a quella categoria di cittadini che ritiene che la salute è un bene di tutti e che non debba avere connotazioni partitiche e che non debba essere messa a rischio da discutibili esperimenti. Qualcuno non ha ancora capito che sono finiti i tempi in cui i dirigenti del Cremlino avevano ospedali riservati. Proprio perché la salute è un bene primario, non può che motivarmi maggiormente vedere che forse non sono più da solo nel reclamare un cambio di passo da parte della Direzione Generale della nuova Ausl di Ravenna allargata, in una realtà, quella Romagnola dove sta finalmente nascendo un forte movimento d’opinione che chiede di capire come sia possibile che mentre in Emilia tutto è rimasto immutato, nella sola Romagna si continui con questo rischioso esperimento che mina concretamente la qualità degli ottimi servizi sanitari che le Ausl di Forlì e Cesena fino a ieri riuscivano a garantire e che oggi sono invece messi in discussione da questo esperimento in atto sulla pelle dei cittadini e dei 17.000 dipendenti.”

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