Abolizione delle Provincie: Forlì-Cesena pronta alla 'guerra'

Il consiglio provinciale di lunedì si è aperto con il voto sull'ordine del giorno intitolato 'No all'Italia senza Province' che viene diffuso dall'UPI (Unione Province d'Italia)

Il consiglio provinciale di lunedì si è aperto con il voto sull’ordine del giorno intitolato ‘No all’Italia senza Province’ che viene diffuso dall’UPI (Unione Province d’Italia), proposto dai gruppi consigliari Pd, PdL, Lega Nord e PRC. Nel testo, tra l’altro, si legge: “Il Consiglio auspica che la Regione Emilia Romagna impugni il provvedimento di fronte alla Corte Costituzionale per i vizi di costituzionalità e si faccia promotrice, assieme all’ANCI e all’UPI, dell’avvio di un percorso che porti ad una riorganizzazione organica e funzionale dell’intero assetto delle nostre Istituzioni”.

L’ordine del giorno ha visto il voto favorevole di Pd, PRC, PdL e Lega Nord (contrari Udc e Idv). Sul tema è intervenuto anche il presidente della Provincia Massimo Bulbi: “E’ vero purtroppo che siamo soli. C’è una grossa ipocrisia fatta da una grande maggioranza trasversale delle forze politiche sono contro questo ente. Oggi ero a Bologna con il Presidente Napolitano, che ha ribadito la necessità di riformare le istituzioni, senza andare oltre. In Parlamento, tuttavia, non vedo la volontà di prendere in mano una seria riforma delle istituzioni. Mi spiace che non si capisca che non siamo qui a difendere la nostra poltrona. Si rischia, invece, il venir meno di un’istituzione che dimostra che gli enti locali funzionano, che dimostra che qui da noi la Provincia di Forlì-Cesena è vicina alle imprese e ai cittadini. Immaginatevi solo l’agricoltura un domani gestita da Bologna, propongo di passarla subito questa delega così tutto il mondo agricolo capirà cosa vuol dire. Con l’Open Day dello scorso novembre abbiamo dimostrato chi siamo e cosa facciamo per il territorio, e lo rivendichiamo contro le bugie dette in questi mesi sui risparmi che ora emerge che non ci saranno”.

Stefano Gagliardi, capogruppo PdL: “Uno studio della Bocconi dimostra che con l'abolizione delle province aumenteranno i costi per i cittadini dal 10 al 25 per cento di quello attuale. Temo sia come l'osso gettato al cane che abbaia per non toccare i veri centri di potere, che nessuno ha il coraggio di toccare: parlamentari, regioni, municipalizzate. Dobbiamo pensare ai dipendenti che si trovano ad operare in un contesto di grande incertezza. Il dibattito deve portare ad una riorganizzazione delle province, che deve vedere le aree metropolitane, l’eliminazione delle province con un numero di abitanti insignificante, eliminare gli enti intermedi strumentali. Non rimarrei un minuto di più in un ente se ritenessi che fosse inutile”.
 
Maria Grazia Bartolomei (capogruppo Udc), ha spiegato: “Va segnalata la buona volontà del Governo nell’aver costituito una commissione paritetica mista che in tre mesi elabori una proposta di riforma complessiva. Ci sono i margini per far comprendere meglio il mantenimento di certe funzioni e i correttivi da apportare, mentre i ricorsi alla Corte Costituzionale restano l’ultima spiaggia. Posta così sembra solo una difesa corporativa, per questo come tutti i consiglieri Udc di tutte le 105 province italiane, non partecipiamo a questo documento”.

Per il Pd ha parlato il capogruppo Luciano Minghini: “E’ importante dire che questo territorio ha anticipato la protesta con un’iniziativa apprezzata come quello dell’Open Day, che ha fatto vedere come siamo inseriti nel territorio e quante migliaia di persone varcano il nostro ingresso. Così com’è posta l’abolizione delle Province pone dei dubbi. Dubbi sui costi: studi dicono che ci potrebbero essere aumenti di costi, mentre è lecito pensare che non ci siano neanche apporti in termini di semplificazione, anzi ci sarà maggiore burocrazia negli enti in cui confluiscono le competenze. Qui nessuno vuole difendere un’istituzione così com’è a prescindere, tutto può essere riformato e anche abolito ma partendo da un quadro generale di riforme”.
 
Per l’Italia dei Valori ha preso la parola il consigliere Pino Castrogiovanni: “La proposta di legge costituzionale dell’Italia dei Valori per l’abolizione delle Province va nel senso della sburocratizzazione, della semplificazione e della lotta agli sprechi. Il nostro modello di Stato non è quello con migliaia di Comuni, regioni a statuto speciale, province e una miriade di enti intermedi. La nostra proposta di legge costituisce l’avvio di un complesso riforma. Il decreto del Governo Monti, invece, è insufficiente e presenta profili di incostituzionalità. Se si vuole veramente affrontare il tema è necessario quindi che il Governo presenti una riforma complessiva del Titolo V della Costituzione, che prevede anche il dimezzamento dei parlamentari. L’Italia dei Valori quindi richiede una riforma organica delle istituzioni”.

Successivamente è intervenuto Gian Luca Zanoni, capogruppo della Lega Nord: “L’unico partito che in questi anni ha votato in modo coerente e sempre unitario per la difesa delle Province è la Lega Nord. Non dimentichiamoci che il nostro precedente Governo già aveva una proposta di riduzione delle Province e di soppressione di province inutili sotto una la soglia di 300mila abitanti. C’è solo un partito che difende le Province ed è la Lega Nord, tutte le altre sono chiacchiere. Rilevo un’incongruenza delle altre forze politiche presenti in Consiglio, che sostengono oggi l’ordine del giorno, mentre alla Camera hanno votato contro allo stesso testo, in particolare tutto il Pd e il 30% del PdL”.

Infine Pier Giorgio Poeta, capogruppo di Rifondazione Comunista: “Questa non è una difesa corporativa, ma una difesa delle democrazia. Le Province vengono sacrificate sull’altare dei costi della politica per salvare altre cose, salvo poi scoprire che uno studio della Bocconi indica che ci potrebbe essere un aumento di spesa dal 10 al 20%. Il Governo con un decreto sopprime le Province e istituisce una sorta di podestà di secondo livello, eliminando un ente di secondo livello che fornisce importanti servizi ai cittadini. Ne faccio prima di tutto una questione di democrazia, senza ripetere quanto detto sui servizi che vengono meno per i cittadini. La riflessione va fatta quindi da parte di chi sostiene questo Governo”.

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