Riviera sempre più sott'acqua, "Danni destinati ad aumentare". Cosa ci aspetta per l'inverno?

L'esperto: "L'ingressione marina? Anche questo è un segnale che si riconduce al cambiamento climatico, dovremo farci l'abitudine"

"Piove" di Lorenzo Jovanotti. "Scende la pioggia" di Gianni Morandi. "Kiss the rain" di Billie Myers. E tante altre. Si moltiplicano le storie sui social dei romagnoli che descrivono la situazione meteo, che vede cielo grigio e pioggia a catinelle. E lo scenario non è destinato a significative variazioni nei prossimi giorni, anche se non mancheranno delle pause. Ci saranno altre precipitazioni, il tutto in un contesto piuttosto mite. Dall'inizio del mese il trenino di perturbazioni atlantiche ha riversato sulla pianura forlivese oltre 160 millimetri di pioggia, dato che impenna e supera abbondantemente i 200 millimetri nel crinale.

Piogge che fanno decisamente bene alla diga di Ridracoli, che dall'inizio del mese ha guadagnato oltre 10 milioni di metri cubi, col volume aggiornato a martedì mattina di 20,82 milioni di metri cubi, pari al 63% del totale. A quota 557,33 metri la diga tracima. Ma per la spettacolare cascata mancano ancora circa 13 milioni di metri cubi. Una tracimazione che, stando alle tendenze stagionali, potrebbe verificarsi già nella prima parte dell'inverno. A fare il punto della situazione è Pierluigi Randi, tecnico meteorologo di Emilia Romagna Meteo e Meteocenter e vicepresidente dell'associazione Ampro, che aggiorna anche sulle tendenze per l'imminente stagione invernale, che inizierà come da calendario meteorologico il primo dicembre. 

Da un ottobre avaro siccitoso ad un novembre carico di piogge. Cosa è cambiato nello scacchiere atmosferico?
Si è venuta a creare una situazione tipicamente autunnale, è cioè con la presenza di due aree di alta pressione: una su oceano Atlantico centrale ed una seconda sull’Europa orientale e Balcani con funzione di blocco delle correnti occidentali. Tra le due si è attivato un vasto canale depressionario che rimane continuamente aperto tra isole britanniche e Francia per poi finire sul bacino del Mediterraneo. Su questo canale si infilano, a catena, una serie di onde cicloniche e perturbazioni che si “gettano” sul nostro mare, il quale essendo notoriamente caldo, in questo frangente anche più caldo del normale, reagisce intensificando le perturbazioni che vi giungono, oppure formandone delle nuove, giovani e piuttosto intense. Fin quando non ci sarà una modifica sostanziale a questo modello di circolazione, difficilmente usciremo da un quadro non freddo, ma molto instabile.

La nuova settimana si era aperta col sole, ma è stata solo un'illusione..
In pratica sì; la sequenza di perturbazioni che sono costrette ad dirigersi sul Mediterraneo centrale non è ancora terminata, per cui vi possono essere delle fasi di tregua ma che durano in genere poco, interrotte da nuovi impulsi instabili, anche se, lentamente essi tenderanno ad approfondirsi sempre più ad ovest, portando il tempo peggiore sulle regioni nord-occidentali. In ogni caso anche il nostro territorio ne risentirà, sebbene in forma progressivamente più attenuata.

Quanto bisogna attendere per una tregua duratura?
Nel complesso la corrente settimana sarà improntata ancora a spiccata instabilità a parte brevi pause, anche se non sono attese precipitazioni particolarmente intense od abbondanti. Forse nella prossima settimana vi sarà lo spiraglio per periodi di tempo discreto un poco più prolungati, ma in questo caso l’incertezza è ancora piuttosto elevata. Di certo, ancora per diversi giorni, non si notano gli estremi per discese di aria fredda di particolare importanza, quindi nonostante un decorso umido e spesso instabile, le temperature saranno piuttosto miti.

Si tratta di uno dei mesi di novembre più piovosi degli ultimi anni?
In regione gli accumuli pluviometrici occorsi fino ad oggi superano praticamente ovunque i 100 millimetri con picchi in pianura fino a 140-180 millimetri tra lughese, faentino e forlivese (contro un valore climatologico sui 70-90 millimetri), mentre in quota, sul nostro Appennino, si stanno toccando accumuli mensili sui 200 millimetri. Sebbene occorra ricordare che il mese di novembre è statisticamente il più piovoso dell’anno, è evidente che si tratta di un mese molto piovoso sebbene mite. Non siamo però ancora a livelli di piovosità record per questo mese (anche se deve ancora terminare): andò decisamente peggio nel 1949, 1966 (per molte zone il più piovoso in assoluto), 1980 e 1999 con accumuli spesso superiori a 200 millimetri anche nelle zone di pianura, mentre in tempi più recenti abbiamo avuto novembre 2017, con accumuli mensili del tutto simili a quelli attuali, anzi con qualcosa di più su lughese e faentino. Certamente non si tratta, nel 2019, di una piovosità record, ma le somme verranno tirate a fine mese e comunque vi sono buone probabilità che il novembre attuale finisca tra i più piovosi dal dopoguerra.

Alta marea, venti intensi e piogge. E la Riviera fa sempre più sott'acqua. Dovremmo farci sempre più l'abitudine?
Purtroppo sì. Anche questo è un segnale che si riconduce al cambiamento climatico, ovvero ad un aumento delle temperature delle acque superficiali del Mediterraneo (ma non solo ovviamente) e del nostro Adriatico, con un innalzamento progressivo del livello medio del mare (in massima parte per dilatazione termica), detto “eustatismo”. Basti pensare che  dalla fine del 1800 ad oggi il livello su alto Adriatico si è innalzato di circa 25 centimetri (valore medio e non puntuale), con trend lineare secolare di 2,51 mm/anno (pur se con fasi di crescita maggiore o minore, quindi con variabilità), ma sul periodo recente (1994-2016) fino a 5,6 mm/anno. Se poi consideriamo gli scenari di lungo periodo in base ai modelli di clima, avremmo, in prospettiva 2100, un aumento del livello compreso tra 28 e 61 cemtimetri (scenario ottimistico) oppure tra 52 e 98 centimetri (scenario pessimistico). Certamente incidono anche fattori come la subsidenza (abbassamento del suolo), ma sta di fatto che dovremo farci l’abitudine. Chiaramente Scirocco e basse pressioni atmosferiche molto profonde sono sempre esistite, ma oggi, ed ancora più in futuro, troveranno condizioni al contorno variate, con un potenziale per danni da ingressioni ed alte maree decisamente superiore.

Si avvicina l'inverno e in tanti si chiedono se sarà mite o se è possibile attendersi qualche gelida incursione. Cosa dicono le ultime tendenze emesse dai centri di calcolo? Sarà una stagione dai due volti?
Tenendo conto del fatto che siamo nel campo degli scenari stagionali, e quindi non si tratta di una previsione meteorologica, i segnali sono piuttosto contrastanti, ma con una maggiore probabilità di una stagione complessivamente mite e poco piovosa (area mediterranea), anche se si tratta di segnali su base trimestrale che non possono considerare eventi meteorologici della durata di 5-10 giorni magari di segno diametralmente opposto. Nello specifico si avrebbe una prima parte più dinamica e con prevalenza di correnti atlantiche instabili, piovosità medio-elevata e campo termico leggermente sopra norma; una fase centrale più soggetta a fasi di alta pressione con correnti occidentali atlantiche relegate sul centro-nord Europa (oscillazione nord-atlantica positiva), quindi mite e poco piovosa, ed una fase finale più incline ad irruzioni di aria fredda o con temperature più vicine alla norma. Ma, come è sempre bene ribadire, siamo quasi nel campo delle “congetture”, dunque occorre prendere queste indicazioni generali col massimo beneficio d’inventario.

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