Clima in Romagna, il 2019 è stato tra gli anni più caldi dal Dopoguerra a questa parte

Lo sentenzia Pierluigi Randi, tecnico meteorologo di Emilia Romagna Meteo e vicepresidente dell'associazione Ampro

Il 2019 climatologico della Romagna è il secondo anno più caldo dal dopoguerra. Lo sentenzia Pierluigi Randi, tecnico meteorologo di Emilia Romagna Meteo e vicepresidente dell'associazione Ampro. Dal 2014, anno in assoluto più caldo dal 1950, spiega l'esperto, “le anomalie di temperatura media annua superano costantemente il grado, ovvero per 6 anni consecutivi, mai successo prima, e nel contempo da tre anni consecutivi l’anomalia risulta pari o superiore ad 1,5°C”.

2014, 2019, 2018, 2017, 2015 e 2016, questa la “hit parade” delle annate romagnole ben oltre la media climatologica. Il 2019 si è chiuso col dicembre più mite dal 1950 in Romagna, con una anomalia di temperatura media di +2,7°C sulla norma (in questo caso 1971-2000), “vale a dire uno sproposito”, commenta Randi. A livello di precipitazioni il 2019 ha fatto segnare un leggero surplus, +8,4% sempre sul riferimento 1971-2000.

Tuttavia, chiarisce Randi, “il grosso delle precipitazioni è occorso in soli 3 mesi (maggio, novembre-dicembre), e quindi con distribuzione tutt'altro che buona”. I primi giorni del 2020 trascorreranno all'insegna della stabilità atmosferica grazie ad una campana anticiclonica, con temperature oltre la norma, soprattutto nell'entroterra, con punte di 10°C. In pianura, per effetto dell'inversione termica, ci sarà qualche grado in meno, oscillanti intorno agli 8°C. Da domenica l'arrivo di correnti secche settentrionali favoriranno un cielo più sereno e una leggera flessione delle temperature.

Per la seconda parte dell'inverno, aveva spiegato in una precedente intervista Randi, “gli scenari che si possono determinare in base alle evidenze dei modelli indicano una maggiore probabilità di decorso mite anche nei mesi di gennaio e febbraio, ma con anomalie più contenute rispetto a dicembre, mentre le precipitazioni dovrebbero risultare leggermente inferiori alla norma, specie in gennaio. Si nota comunque anche una minore stabilità dei pattern di circolazione atmosferica, specie nella seconda parte della stagione, il che significa che questo scenario, che rappresenta una media bimestrale, indica maggiori possibilità, rispetto a dicembre, di essere caratterizzato da qualche fase di segno opposto, ovvero periodi più freddi, anche di moderata o forte entità, ma di breve durata”.

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