Il ciclo "Fuori Mercato" continua con l'esposizione di Davide Crociati

Dal 7 al 19 gennaio la Galleria Carbonari (vicolo Fra’ Michelino) ospiterà la personale di Davide Crociati dal titolo “Al di là della bellezza”. Crociati, uomo di poche parole, musicista prestato alla pittura, attento intenditore dell’arte in genere, capta segnali provenienti da stati di coscienza apparentemente scomparsi e mediante un fare misterioso, frutto di particolari capacità percettive, in bilico fra conscio ed inconscio, fra realtà e surrealtà, esprime misteriose figurazioni. Con le sue opere rispecchia, in modo assolutamente corretto e privo di menzogna, delle prassi divenute comuni, dei comportamenti ormai dominanti, dei modi di fare ai quali ci siamo disastrosamente abituati.

La mostra rientra nel ciclo di esposizioni "Fuori Mercato", un titolo provocatorio che pone l’iniziativa lontano da un certo sistema dell’Arte che sembra costruito appositamente per far assurgere agli onori del mercato anonime figure con l’unico scopo di ricavarne profitto. L’arte per noi non ha questi fini, e qui ci sorregge il pensiero del grande Jean Clair che più volte ha chiarito nei suoi scritti tale meccanismo speculativo messo in atto da alcuni attori del circo dell’arte. La rassegna arricchita dai contributi critici di Paolo Degli Angeli, Azzurra Immediato, Orlando Piraccini e Domenico Settevendemie vede la partecipazione di dieci artisti del “FARE”, in quanto essi sapientemente utilizzano gli strumenti tecnici, semantici, linguistici, poetici della loro arte con scomoda lucidità e occhi ben aperti di fronte alla realtà.

Lucio Cangini, con piglio attento e sapiente, ha aperto gli eventi con i “Diari visivi del quotidiano” che registrano il vero delle notizie e svelano insidiose verità mediante una pungente poetica . La pittrice Anna Maria Nanni, coerente interprete di un "Fare" pittura sensibile, onesto e sincero, mediante nuove rappresentazioni simboliche lenisce chi guarda e rasserena lo spirito. Franco Alessandroni, con occhio attento, delicato e sensibile volge lo sguardo verso il “bel paesaggio”, su quel bene così importante e tipico del territorio italiano che rischia di scomparire. Crociati, restitutore di verità, realizza mostri, vere e proprie rappresentazioni visive di materiali dell’inconscio profondo, e diviene sismografo di un tellurico presente.

Leonardo Rossi, rigorosissimo e raffinatissimo costruttore di immagini, produce poetici brani di mondi apparentemente idilliaci, ma che a ben guardare rivelano spesso inquietanti rovesci della medaglia e nascoste realtà (dal 21 gennaio al 2 febbraio). Massimo Rovereti tenta di ritrovare il filo della matassa per uscire dal caos in cui viviamo. Lo trova nei riferimenti culturali della Storia che come dei reperti emergono e orientano la rotta (dal 4 al 16 marzo). Il giovane Giulio Santoleri pone domande a se stesso, costruendo paesaggi che sono un’indagine sulla sua anima e sul proprio ritiratissimo mondo, cercando universali risposte in poeticissime “vedute” (dal 18 al 30 marzo).

Andrea Artusi, artista dal fine pensiero, coniuga fortemente l’aspetto estetico delle sue opere con l’etica di chi guarda senza paura a guerre nefaste o a giacimenti culturali troppe volte dimenticati (dall'1 al 13 aprile). Luciano Paganelli costruisce un racconto sull’uomo e sull’oggi recuperando brani di Storia che sapientemente utilizzati divengono vettori di possibili sguardi verso nuovi plausibili orizzonti (dal 15 al 27 aprile). Luciano Navacchia rende omaggio all’antica “dea madre”, con opere che provengono da un fare lontano, e che immergendosi nello spazio con la loro ieraticità ne svelano l’essenza (dal 29 aprile all'11 maggio).
 

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