Una “dieta mediterranea” per mettere in moto la ripresa economica

Una "dieta mediterranea" per mettere in moto la ripresa: partecipato incontro di Rete Pmi Romagna in collaborazione con BNL sullo scenario economico internazionale.

Una serata piacevole e partecipata, quella che ha visto gli imprenditori ritrovarsi per il consueto appuntamento mensile con gli "apericena" di Rete Pmi Romagna, l'Associazione d'imprese che, a pochi mesi dalla sua costituzione, sta raccogliendo adesioni e riscontri più che positivi sul territorio. Anche il format di queste serate, all'insegna dell'informalità, del piacere di ritrovarsi e confrontarsi, ma al tempo stesso dell'approfondimento di tematiche importanti e di interesse per il nostro sistema imprenditoriale, sta riscuotendo un crescente successo, anche per la qualità degli ospiti e dei relatori che di volta in volta vengono proposti.

"Sempre più spesso oggi si parla di economia delle relazioni - ha affermato il presidente di Rete Pmi Romagna Luca Bettini nel suo intervento introduttivo - quelle buone, sane, che favoriscono la conoscenza fra imprenditori, lo scambio di esperienze, la diffusione delle best practice, la condivisione di progetti e la diffusione di nuove opportunità di business. Noi siamo profondamente convinti - ha proseguito Bettini - che il networking fra imprenditori sia uno dei pilastri fondanti di ogni sistema associativo e non a caso favorire occasioni di incontro è uno degli obiettivi principali che abbiamo inteso perseguire con la costituzione di Rete Pmi Romagna.

Partner della serata organizzata da Rete Pmi Romagna è stata Bnl - Gruppo Bnp Paribas, che grazie alla presenza del direttore del proprio Centro Studi Giovanni Ajassa e di Antonio Schiavo Direttore territoriale retail ha fornito un interessantissimo "spaccato" della situazione economica e delle prospettive che ci attendono. A moderare la serata, fornendo il proprio contributo di attento osservatore del territorio, è intervenuto Emanuele Chesi, responsabile de "Il Resto del Carlino" di Cesena.

"Gli economisti, si sa, sbagliano spesso le previsioni - ha esordito Ajassa. Accade anche in questa prima metà del 2016, con i numeri della crescita economica che, periodo dopo periodo, continuano a essere limati al ribasso. Le ultime in ordine di tempo sono le previsioni del Fondo monetario internazionale. Una previsione di crescita mondiale che per il 2016 scende dal 3,4 al 3,2%. Una crescita dell'area euro che non va oltre l'1,5%. Una crescita italiana che potrebbe migliorare solo di due decimi, dallo 0,8 all'1%, rispetto al risultato dello scorso anno".

"La domanda sorge spontanea - ha proseguito Ajassa -. Al di là degli errori degli economisti, che si può fare per tonificare lo sviluppo, non solo in Italia, ma in Europa e nel Mondo? Soprattutto, cosa serve per dare una prospettiva migliore per il lavoro delle nuove generazioni? Il punto che il dibattito economico e politico continua a mancare è che non serve una cosa sola. Non esiste una parola magica, se non quella della necessità sempre più evidente di una diversificazione degli strumenti. Questa via alla diversificazione è più di ogni altro lo stesso presidente della Bce Mario Draghi ad indicarla da tempo. Non bastano i tassi di interesse a zero o vicino allo zero, se poi manca la voglia degli imprenditori di investire e la capacità delle amministrazioni e delle banche di rendere i territori e le comunità competitive a livello internazionale. Occorre la politica monetaria, quindi, ma servono anche le riforme strutturali e piani di investimenti, anche pubblici, capaci di rompere il circolo vizioso di una trappola della liquidità e di una decrescita alquanto infelice".

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"Al di là delle formule degli economisti, serve una ricetta ricca di tanto buon senso - ha concluso -. Una sorta di "dieta mediterranea", fatta di più elementi, genuini e ben equilibrati per alimentare un progetto di ripresa sostenibile. Un progetto che guardi al globale partendo dal locale, capitalizzando sulle capacità di territori e imprese di mettersi insieme e fare rete. Guardando ai numeri, da quelli del commercio estero 2015 a quelli del mercato del lavoro, della provincia di Forlì -Cesena si capisce che un percorso del genere non è utopia. Crescere del doppio dell'Italia nell'export e fermare il tasso di disoccupazione giovanile alla metà del dato nazionale è un primo risultato su cui lavorare".

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