Uimec: "Regolarizzazione dei migranti? Si elude il problema della remunerazione del lavoro"

"Il pianto della Ministra Bellanova ha suscitato molte reazioni, di approvazione e di sdegno. Occorre stare ai fatti, è purtroppo innegabile la presenza di clandestini che lavorano in agricoltura"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

Il pianto della Ministra Bellanova ha suscitato molte reazioni, di approvazione e di sdegno. Occorre stare ai fatti, è purtroppo innegabile la presenza di clandestini che lavorano in agricoltura, una situazione che impedisce quelle tutele e quella dignità personale, che ognuno di noi ricerca con il proprio lavoro. 
E queste situazioni clandestine, accompagnate alla miopia di chi vuol fingere di non vedere, purtroppo sono la base di lavoro nero e caporalato, che negli anni si sono ramificati sempre di più su tutto il territorio italiano ed anche nelle nostre campagne, con commistioni con settori malavitosi. Combattere questo cancro sociale deve essere compito di ogni azienda e di ogni imprenditore che conosce il valore della legalità. Ma la Ministra probabilmente non considera che le aziende agricole soffrono da anni di una ingiustificata speculazione da parte della grande distribuzione a danno del valore dei beni prodotti, che sono gravemente sottostimati, impedendo la redditività.

Questa sofferenza e questa insufficiente remunerazione delle produzioni agricole implicano un diabolico ragionamento “Come faccio a pagare un operaio che costa di più di quello che produco?”
 Ragionamento che in mancanza di una risposta di politica agricola, poi si tramuta in chiusura delle aziende ed abbandono dei propri terreni o, ancora peggio, in illegalità con sfruttamento dei lavoratori. Il confine insomma è sottile ma noi stiamo con chi, pur soffrendo, rimane nella legalità e rende la giusta dignità ad ogni singolo lavoratore agricolo; e stiamo con le aziende che non si arrendono e che giornalmente portano avanti un settore fondamentale per il nostro Paese. La UIMEC UIL di Forlì - Cesena insomma chiede che l’ impegno politico promosso per queste misure a favore della regolarizzazione del lavoro sommerso, non si fermi eludendo il problema principale della remunerazione del lavoro prodotto per assicurare alle aziende agricole una pari dignità del proprio lavoro e delle proprie eccellenti produzioni, isolando, contrastando e colpendo chi vorrebbe una agricoltura come settore di competizione che poggia sull’ illegalità.

Mattia Tampieri (Uimec Uil Forli Cesena)

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