Tre case su quattro da rigenerare: Confartigianato chiede certificato fiscale cedibile alle banche per chi ristruttura

A Cesena vi sono 38.700 unità abitative, 28mila delle quali costruite tra  nel periodo 1945/1991, il 72,3%

A Cesena vi sono 38.700 unità abitative, 28mila delle quali costruite tra  nel periodo 1945/1991, il 72,3%. Se nei prossimi anni in città si innescasse un meccanismo per il quale anche solo il 20% delle abitazioni
mettesse mano alla ristrutturazione, sorgerebbero oltre 7.700 cantieri edili, con positive ricadute sulla qualità dell’ambiente, del risparmio economico per le famiglie e di lavoro per la filiera delle costruzioni. La stima è di Confartigianato Edilizia Cesena, di cui è presidente Andrea Baraghini, 38 anni, socio dell’impresa Olimpia Costruzioni. Lo affiancano nel direttivo i consiglieri Johnny Brunelli, Luca Gregori e Marco Bissoni.

Le imprese edili nel territorio continuano a diminuire, anche dopo la grande crisi avviatasi nel 2008. Nella Provincia di Forlì-Cesena nel 2018 erano attive 6.217 imprese edili, nel 2019 sono scese  6.166, con
una calo dello 0,8%. Nel settore edile prevalgono nettamente le imprese artigiane: nel 2019 sono 4.560 le imprese artigiane, il 74% delle imprese del settore. “La rigenerazione urbana  – mette in luce il presidente di Confartigianato  Edilizia Cesena Baraghini – rappresenta la politica mirata per sostenere il settore delle costruzioni e riconvertirlo per lavorare a favore della sostenibilità ambientale e territoriale. e in tal senso le politiche urbane e la strumentazione urbanistica dei comuni debbono essere indirizzate in questa direzione e non svolgono ancora il ruolo efficace che potrebbero e dovrebbero svolgere.

“Correlato a questo aspetto c’ è quello del finanziamento degli interventi di riqualificazione – aggiunge il Gruppo di Presidenza -: il beneficio fiscale del 50/65% va bene, ma il problema è quello del
costo e della spesa dell’intervento, ciò che frena la famiglia. La proposta di Confartigianato allora è di   trasformare il credito d’imposta 50/65% (da scontare dalle tasse nei successivi dieci anni, entro i limiti annuali del debito fiscale) in un certificato di credito fiscale cedibile, per esempio, alla banca, che potrebbe così finanziare fino al cento per cento dell’intervento, incassando il certificato di credito fiscale del privato, al quale rimarrebbe da rimborsare la differenza con, ovviamente, gli interessi per la dilazione”.

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