Sconfiggere povertà e disagio con il lavoro: la ricetta di Savignano

Il punto sulle misure di sostegno e inserimento lavorativo prima dell’entrata in vigore del reddito di cittadinanza

Contrasto alla povertà e (re)inserimento nel circuito lavorativo: Savignano fa il punto su percorsi avviati e opportunità offerte alla popolazione, a livello locale, prima dell’entrata in vigore del reddito di cittadinanza ideato dal Governo. Sul territorio bagnato dal Rubicone, infatti, il Res (reddito di solidarietà) istituto dalla Regione Emilia-Romagna, l'integrazione con il Rei (reddito di inclusione) nazionale e soprattutto l’attività one to one per costruire percorsi professionali personalizzati permettono a chi versa in temporaneo stato di difficoltà di ottenere sostegno economico e nuove opportunità di lavoro e inclusione.


“Le misure avviate nel 2017 dalla Regione per contrastare la povertà - spiega il vicesindaco con delega al welfare Nicola Dellapasqua - associano al contributo economico mensile un programma di attivazione e reinserimento sociale e lavorativo che si integra perfettamente con i percorsi già attivati nell’Unione Rubicone e Mare fin dal 2014 con i tirocini, la formazione professionale e l’innovativa esperienza dei Cav. Già prima delle iniziative regionali e nazionali avevamo investito, qui sul territorio, in strumenti che incentivano ogni soggetto coinvolto ad attivarsi, bandendo vecchie forme di mero assistenzialismo disincentivanti e non sostenibili a medio-lungo termine. Qui tutti coloro che beneficiano di sostegno al reddito sono coinvolti in un percorso di inserimento lavorativo”.


Per gli strumenti di sostegno (Res e Rei) i numeri parlano quindi di 105 domande ricevute in dieci mesi, di cui circa la metà accolte e pertanto già in erogazione ogni mese. 51 di nuclei assegnatari nella sola Savignano, quindi, su 514 famiglie beneficiarie del contributo in provincia di Forlì-Cesena, e circa ottomila nell’intera regione (su una popolazione complessiva di poco meno di due milioni di abitanti).


Rientrano nell’ambito degli strumenti previsti dalla legge regionale 14/2015 - “Disciplina a sostegno dell’inserimento lavorativo e dell’inclusione sociale delle persone in condizioni di fragilità e vulnerabilità, attraverso l’integrazione tra i servizi pubblici del lavoro, sociali e sanitari” - i 25 programmi attivati lo scorso anno per altrettante persone in difficoltà, coinvolti in esperienze di tirocinio, corsi di formazione e d inserimento lavorativo “affiancato”. Percorsi ad hoc costruiti sulle singole competenze del lavoratore, attuate grazie alle collaborazioni costruite con il Centro per l’impiego e le realtà produttive del territorio. Ad accogliere i lavoratori non sono state solo aziende e cooperative sociali, ma anche attività di vendita al dettaglio, bar e ristoranti, laboratori artigiani, saloni di parrucchiere e anche l’Istituto superiore “Marie Curie”. Quattro le assunzione dirette nate dall'incontro tra domanda e offerta creato da questa rete di servizi.


Poi ci sono i Cav, che nell’ultimo anno hanno visto impegnate 18 persone per 71 mesi complessivi di attività. Le esperienze di “Cittadinanza attiva volontaria” sono pensate per chi non ha competenze specialistiche, prevedendo un’indennità economica a fronte di un impegno in semplici attività di manutenzione, vigilanza o accompagnamento nell'ambito di associazioni o cooperative sociali, per permettere a soggetti fragili di venire in contatto con realtà aggregative che ben si prestano al reinserimento sociale. Anche in questo caso, la città non si è tirata indietro: hanno infatti accolto e coinvolto i “cittadini volontari” associazioni come Auser e Zarepta, realtà sportive come Savignanese Calcio, Around sport e associazione sportiva Castelvecchio, realtà aggregative come il circolo di Castelvecchio e il centro sociale Secondo Casadei, la parrocchia di Santa Lucia e l’associazione “Amici di Don Baronio”.


Fondamentale infine, a collaborazione con Enaip, che proprio nel 2017 ha aperto a Savignano, nei locali di palazzo Don Baronio, la sua prima sede nella valle del Rubicone. “Si è subito creata una rete tra servizi sociali e gli educatori professionali – conclude Dellapasqua - sette lavoratori disabili sono impegnati in tirocini di durata annuale per acquisire competenze nell’ambito artigianale. Grazie alla rete di servizi implementata sul territorio per ogni soggetto in difficoltà, sia essa economica, relazionale o fisica, si possono creare soluzioni di coinvolgimento ed empowerment, a patto che sia il soggetto coinvolto il primo a volersi impegnare seriamente nel proprio percorso di coinvolgimento”. 

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