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Negozi da innovarsi? Patrignani: "L'offerta è di qualità, commercio di buon livello"

Patrignani replica ad una lettera inviata nei giorni scorsi da un quotidiano nella quale i commercianti venivano invitati a non lamentarsi, ma ad innovarsi e riqualificarsi.

Le difficoltà dei commercianti cesenati? Per Corrado Augusto Patrignani, presidente Confcommercio cesenate, sono dovute ad "un ambiente ancora non favorevole a chi fa imprese con fisco, burocrazia e impedimenti  troppo onerosi e con una consapevolezza solo teorica (espressa a parole ma non nei fatti amministrativi) che il commercio fa la città, quindi è un servizio identitario da salvaguardare, proteggere e alimentare". Patrignani replica ad una lettera inviata nei giorni scorsi da un quotidiano nella quale i commercianti venivano invitati a non lamentarsi, ma ad innovarsi e riqualificarsi.

Patrignani ha inteso "restituire un po' di ordine al vero". Ammette che "innovarsi, migliorarsi, qualificarsi è un obiettivo che vale per i commercianti, come per tutti. Non c'è limite al meglio. Ma gli operatori commerciali della nostra città e del nostro comprensorio hanno il merito di produrre un'offerta generalmente di qualità, in locali in larghissima percentuale ristrutturati e con un riconosciuto ottimo rapporto qualità prezzo. Se uno conosce un po' le piazze romagnole e più estesamente regionali (una Regione che peraltro figura all'avanguardia nell'offerta delle rete commerciale) sa bene che il nostro commercio territoriale è di buon livello".

"I negozianti - aggiunge Patrignani - tengono i loro esercizi aperti in orari sempre più estesi, collaborano alla organizzazione di intrattenimenti ed eventi, per il periodo di Natale si sono pagati da soli le splendide luminarie in centro storico di cui tutti abbiamo beneficiato,  investono ore, fatica, impegno e dinamismo per essere competitivi su un mercato difficile e giocarsela. Mettendo come valore aggiunto il rapporto interpersonale, la gentilezza, la disponibilità verso i clienti, prerequisiti di chi fa questo mestiere".

"Al meglio non c'è limite, si diceva, ma che cosa concretamente possono e debbono fare di più i commercianti? - si chiede Patrignani -. Il mio non è un discorso di singoli, ovviamente. In tutte le categorie ci sono i più bravi e i meno bravi. Intendo come categoria. Cosa significa che i commercianti debbono innovarsi, in termini traducibili? Possono investire di più in formazione, possono aggiornarsi per trovare forme più efficaci per essere penetrativi sul mercato? Va bene, come organizzazione sensibilizzeremo i nostri operatori a farlo sempre di più, continuando a mettere a disposizione gli strumenti necessari. Ma ribadisco: il livello è più che buono".

"Quanto alle lamentele, ciò che amareggia di più la categoria non è la crisi economica e la capacità ridotta di consumo, ma un ambiente ancora non favorevole a chi fa imprese con fisco, burocrazia e impedimenti  troppo onerosi e con una consapevolezza solo teorica (espressa a parole ma non nei fatti amministrativi) che il commercio fa la città, quindi è un servizio identitario da salvaguardare, proteggere e alimentare", aggiunge Patrignani, che cita come esempio "le politiche del traffico e della sosta, che non possono continuare ad essere una variabile indipendente, senza tener conto degli assi urbani terziarizzati su cui vengono elaborate".

"Non è la rete distributiva che deve adattarsi ai provvedimenti del traffico, ma l'inverso, perché la rete esiste già - puntualizza -. C'è una crescente attenzione verso le nuove imprese e questo è un dato positivo che Confcommercio constata con piacere. Non ce n'è ancora abbastanza per i negozi e le imprese che sono sul mercato e che troppo spesso si sentono soli. Chi fa il commerciante non ha il suo stipendio fisso, se lo deve costruire, per sé e i suoi collaboratori. E una parte di quello stipendio dipende anche dall'ambiente in cui opera. Se l'ambiente non funziona, i danni sono anche economici. E allora ci si lamenta e si chiede di cambiare atteggiamento, niente di più umano".

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Commenti (2)

  • In un mondo usa e getta nel quale avere tanto anche di scarsa qualità e corta durata ha più senso che aver meno ma godere della qualità di un prodotto, è normale che i mercatoni puzzolenti dei cinesi siano sempre pieni. Creano un finto benessere. Ed è normale che i centri storici si svuotino finchè le amministrazioni continueranno a dare concessioni per la costruzione di ecomostri quali i centri commerciali e i negozi del centro continuino ad avere prezzi di mercato per fasce alte di reddito. I parcheggi poi sono un altro nodo.

  • tanto per cominciare si dice penetranti non penetrativi. l'ultima parte dell'articolo non si capisce niente, forse non ha nemmeno niente a che vedere con l'inizio ed il corpo del testo. forse patrignani ha bisogno di riposo. sull'argomento qualità del commercio e della sua evoluzione io direi più semplicemente che spesso (praticamente sempre) il commercio rappresenta lo "specchio" che riflette l'immagine della tipologia (qualità inclusa) del consumatore di quella zona. sicuramente serve dinamismo, ma deve esserci una risposta (feedback) in termini di mercato, tradotto: poi ci vuole anche la gente che spenda. evidentemente i commercianti che non investono e si mantengo ultraprudenti ed abbottonatissimi nella loro offerta non scommettono/credono sulla capacità ricettiva del territorio. del resto i bottegoni dei cinesi son sempre pieni, fate voi i vostri conti. concludo dicendo che a giugno la Feltrinelli chiude e a marzo un altro capannone della grande distribuzione (giardinaggio, arredamento e bricolage) aprirà a pievesistina un negozietto di 9000mq. ......hai voglia te a strolgarla!!!!

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