Imprese sotto lo scacco, Confartigianato contro la burocrazia

"I gironi infernali della burocrazia - dice il segretario Stefano Bernacci - che da tempo Confartigianato Federimpresa e denuncia, sono uno degli ostacoli più seri per le imprese"

Imprese del centro storico che chiedono di poter installare le insegne come altre che ne dispongono ma che non possono farlo perché il regolamento comunale lo vieta. Sanzioni di oltre 500 euro per chi non comunica entro un mese il decesso del titolare o di un socio alla Camera di Commercio, altre sanzioni per vizi minimi sui ponteggi nei cantieri edili, le pratiche onerose per monitorare lo stress dei dipendenti. Sono solo alcune delle ultime segnalazioni delle imprese associate alla Confartigianato cesenate, che sta promuovendo un sorta di censimento di casi di “fantaburocrazia”.

"I gironi infernali della burocrazia - dice il segretario Stefano Bernacci - che da tempo Confartigianato Federimpresa e denuncia, sono uno degli ostacoli più seri su cui quotidianamente le piccole imprese cesenati si imbattono nel loro impervio cammino. I mille gravami della burocrazia, lo stillicidio di adempimenti che paiono congegnati da menti fuori dal mondo reale, nonché le sanzioni pesantissime per sviste spesso formali diventano un carico fiscale indiretto che hanno il potere di rendere insofferente la stragrande maggioranza degli imprenditori, quelli che fanno il loro mestiere cercando di rispettare le regole e che chiedono di essere lasciati in pace in questo momento di grande difficoltà. Alla faccia della semplificazione che a tutti i livelli di governo nazionale e locale viene sbandierata come obiettivo da raggiungere. Liberare l'impresa è l'appello che da tempo Confartigianato fa, chiedendo una serie di riforme a costo zero che abbiano il potere di smantellare un sistema che adempimento dopo adempimento si alimenta fuori da ogni logica di buon senso".

"Bene fa allora il presidente della Provincia Massimo Bulbi – prosegue Bernacci - a ragionare sul certificato antimafia sostenendo che, pur essendo esso un documento necessario a garantire la permanenza della legalità all'interno del sistema imprese, le dichiarazioni del ministro Brunetta in merito alla semplificazione non sono da vituperare, ma costituiscono la base per una seria riflessione sull’esigenza che le pubbliche amministrazioni la smettano di chiedere ai cittadini di
certificare dati ed informazioni già in loro possesso. Bene farebbe, tuttavia, Bulbi, e bene farebbero i sindaci dei nostri Comuni, a concretizzare i tante volte annunciati provvedimenti migliorativi della semplificazione. Gli artigiani e le piccole imprese chiedono atti coerenti sul Durc, sul Sistri (ribadiamo la nostra richiesta di abolizione per entrambi), ma anche sui regolamenti comunali e su tutte quelle innumerevoli partite in cui l’ente pubblico pare implacabile nell’alimentare la burocrazia dal nulla”.

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