Igp piadina romagnola, l'opposizione arriva al ministero

Mercoledì mattina, una delegazione degli oppositori dell'Igp è intervenuta durante l'assemblea di "pubblico accertamento" dell'istanza di riconoscimento, convocata presso la Camera di Commercio di Rimini

Si allarga il fronte di opposizione alla proposta di istituzione del marchio Igp alla piadina industriale. L’Associazione per la Valorizzazione della Piadina Romagnola, insieme con Slow Food e le Confesercenti Cesenate, di Forlì e di Ravenna, si oppongono a ciò che è previsto nel disciplinare in discussione sull’Igp alla piadina perché non tutela la freschezza, la quotidianità, la manualità e la territorialità della “vera piadina”. Lunedì c’era stata l’invasione pacifica del Comune di Cesena, dove le piadaiole avevano trovato il rinnovato sostegno alla loro lotta da parte del sindaco, Paolo Lucchi.

A due giorni di distanza, mercoledì mattina, una delegazione degli oppositori dell’Igp è intervenuta durante l’assemblea di “pubblico accertamento” dell’istanza di riconoscimento, convocata presso la Camera di Commercio di Rimini, da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e ha consegnato ai funzionari del Ministero i documenti con la dichiarazione di opposizione alla istituzione del marchio. Oltre alle prese di posizione dei giorni scorsi, c’è da rilevare l’intervento in appoggio alla contrapposizione a questo Igp da parte di Slow Food. Silvio Barbero, vicepresidente Slow Food Italia, infatti commenta: «Difendere la vera piadina tradizionale significa opporsi a una proposta di Igp che rischia di spazzare via saperi e conoscenze che sono patrimonio del territorio, solo per sostenere una logica economica industriale».

Si aggiungono anche le dichiarazioni congiunte di Confesercenti Cesenate, di Confesercenti Forlivese e di Confesercenti Ravenna, le quali sottoscrivono un documento comune. Eccolo: “Ci opponiamo alla proposta di IGP sulla piadina, in via di discussione presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Questo IGP non tutela la Piadina. Non vengono salvaguardate freschezza, quotidianità, manualità e territorialità. La “Vera Piadina Romagnola” è quella dei chioschi, delle gastronomie e pasta fresca, o quella di quei ristoranti che la producono, con queste peculiari caratteristiche, tutti i giorni. La procedura per ottenere il riconoscimento del marchio Igp (Indicazione Geografica Protetta) per la piadina e il disciplinare proposto, non tutelano affatto il prodotto principe della gastronomia romagnola. La proposta del disciplinare per l’ottenimento del marchio, si è concentrata solamente sulla distinzione tra "piadina romagnola" e “piadina romagnola alla riminese” definendo diametro e spessore dell'una e dell'altra. La proposta dice poi che i due tipi di piadina potranno essere prodotte indistintamente con lo stesso IGP ed in tutto il territorio delle province di Rimini, Ravenna, Forlì-Cesena e nei comuni della provincia di Bologna a sud del fiume Sillaro. Tutto qui? Ma un marchio, per tutelare davvero il prodotto, deve proteggerne la tipicità della sua produzione e quindi precisare l’importanza della manualità, della freschezza del prodotto e la qualità degli ingredienti utilizzati con attenzione a definizione e origine degli stessi. Purtroppo il disciplinare, così com’è stato redatto, invece di indirizzare i consumatori verso la vera tipicità, tutela  esclusivamente la piadina prodotta industrialmente. In Romagna il territorio è costellato di chioschi dove ancora la piadina viene prodotta con sapiente genuinità: le piadaiole e i piadaioli specializzati si sono sostituiti alle sapienti mani che la preparavano in quasi ogni casa, ma l’impasto è ancora il medesimo. Ogni zona e ogni produttore ha la propria ricetta e il proprio modo di “fare” la piadina, ma su certi requisiti non si può transigere. La tradizione della piadina è stata salvata proprio da questi operatori che meriterebbero un monumento. Altro che questo IGP! La Piadina per di più è diventato il brand enogastronomico della Romagna. Grazie anche al sistema turistico, che è un fattore importante dell'economia delle nostre province, si è creato un legame indissolubile tra prodotto, tradizione e territorio. L'unica, vera e sincera promozione del prodotto e del territorio è quella che rispetti la tradizione. E la tradizione vuole che la piadina sia preparata rispettando i criteri della manualità, qualità e provenienza dei prodotti e la quotidianità. La piadina dei chioschi e dei ristoranti non deve neanche essere paragonata o equiparata a quella industriale. Raccontare a chi acquista in un supermercato piadina confezionata, che quella è la stessa che potranno mangiare in un chiosco, una pasta fresca o un ristorante della Romagna, sarebbe raccontare una enorme bugia. Non entriamo nel merito di scelte personali e soggettive. Giudichiamo invece un metodo di promozione che infrange la prima regola nel rapporto tra cliente e marca: la sincerità! Chiediamo quindi alla Romagna anche di non raccontare bugie su se stessa ai suoi potenziali o fedeli visitatori”.

E’ certo che ai momenti di contestazione di questi giorni ne seguiranno altri per far sì che non passi l’istituzione di questo Igp, portando su questa linea altri importanti attori del territorio.

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