Hera per l’economia verde, cresce la differenziata: nell’area di Cesena il recupero vale 5,7 miliardi di euro

Sull’intero territorio raggiunto dai servizi di Hera, infatti, la raccolta differenziata è al di sopra della media nazionale

L’ambiente chiama e l’area del Cesenate risponde. Cresce, infatti, la raccolta differenziata, passata al 56,1% del 2017, con una raccolta procapite di 412 chilogrammi. Hera conferma così il proprio ruolo nel cuore di un’economia virtuosa che ogni anno muove 11 miliardi di euro di fatturato, di cui 5,7 dal solo territorio di Forlì-Cesena, dove le attività collegate alla prima destinazione e al recupero dei rifiuti hanno dato lavoro, attraverso 46 impianti e 42 aziende, a oltre 11.300 persone.

Nel territorio è presente a San Carlo di Cesena il primo biodigestore realizzato dal Gruppo Hera, impianto in grado di trattare annualmente circa 45.000 tonnellate di rifiuto organico proveniente dalla raccolta differenziata, da cui si ricavano 7 milioni di kWh annui di energia elettrica e 3.000 tonnellate di compost. In questo processo, il biodigestore è in grado di soddisfare la domanda energetica di oltre 8.000 famiglie. Sempre di rifiuti organici si alimenta l’impianto, appena inaugurato a Sant’Agata Bolognese, per la produzione di biometano, il primo realizzato da una multiutility su scala industriale.Frutto di un investimento di 37 milioni di euro, la nuova struttura è in grado di trattare ogni anno fino a 135mila tonnellate di rifiuti organici, ricavandone 7,5 milioni di metri cubi di biometano, combustibile interamente rinnovabile destinato soprattutto all’autotrazione, e 20 mila tonnellate di compost, un biofertilizzante perfetto per usi agricoli.

Tracciabilità dei rifiuti

Sull’intero territorio raggiunto dai servizi di Hera, infatti, la raccolta differenziata è al di sopra della media nazionale, con un dato procapite che si attesta a 276 kg di rifiuti per abitante e una percentuale di materiale differenziato portato a effettivo recupero che raggiunge il 93%. È quanto emerge dalla nuova edizione di Sulle tracce dei rifiuti, report sulla tracciabilità dei rifiuti, che entra anche nel dettaglio dei diversi materiali: si va dalla plastica, con 28 chili raccolti per abitante e il 71% di materia portato a recupero, fino al vetro, con una raccolta procapite di 35 chili e un recupero che raggiunge il 96%, passando per tanti altri materiali fra cui la carta, con 61 chili raccolti per ogni abitante e una quota di materia effettivamente recuperata che tocca il 95%.

Il report – forte di ulteriori evidenze dedicate a verde, organico, metallo, legno e ferro - offre così un’ampia panoramica sul mondo del recupero e rende conto del nesso fra la qualità della raccolta differenziata effettuata dai cittadini e i benefici che derivano loro sia dal punto di vista ambientale che da quello economico, con un risparmio annuo che nel 2017 è stato stimato in circa 31 euro a famiglia, pari al 13% della bolletta. Importanti, nel complesso, i risultati conseguiti da Hera. È già stato raggiunto, ad esempio, l’obiettivo del 70% sul riciclo degli imballaggi, che l’UE raccomanda entro il 2030, mentre manca poco al target relativo al tasso di riciclo complessivo, che l’Unione Europea ha fissato al 55% entro il 2025 e rispetto al quale Hera si trova già al 48%. Il Gruppo Hera, inoltre, è il principale partner italiano del Centro di Coordinamento per la raccolta dei RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) e attraverso 161 centri di raccolta riesce a coprire il 6% dell’intera raccolta nazionale, pari a 16 mila tonnellate di materiale, che viene recuperato al 90% contribuendo così alle ottime performance delle Regioni servite dalla multiutility.

I progetti per la riduzione dei rifiuti

"Quando si parla di rifiuti - commenta Tomaso Tommasi di Vignano, presidente Esecutivo del Gruppo Hera – le soluzioni facili non esistono e la strada maestra deve passare attraverso significativi interventi di infrastrutturazione industriale, che mettano in sicurezza i territori serviti, scongiurino situazioni di emergenza e favoriscano in maniera credibile il conseguimento degli ambiziosi obiettivi di sostenibilità indicati a livello internazionale. Da questo punto di vista Hera continua a seguire una strategia di lungo periodo fatta di programmazione e importanti investimenti, testimoniata anche pochi giorni fa dall’inaugurazione dell’impianto per la produzione di biometano dai rifiuti organici a Sant’Agata Bolognese. D’altra parte occorre che anche le istituzioni competenti facciano la loro parte, armonizzando le normative di settore a uno scenario sempre più sfidante, destinato a complicarsi anche in ragione del blocco all’importazione dei rifiuti verso la Cina".

"I tanti capitoli del nostro impegno a favore dell’economia circolare - aggiunge Stefano Venier, amministratore delegato del Gruppo Hera - esprimono un approccio che affronta il problema delle risorse a 360 gradi, senza ridurlo alla gestione della sua sola coda, cioè degli scarti. Sottoscrivendo ad esempio il Global Commitment della Fondazione MacArthur sulla riduzione dell’inquinamento da fonti plastiche – prosegue l’AD della multiutility – ci siamo dati l’obiettivo, entro il 2025, di aumentare del 70% la nostra produzione di plastica riciclata, contribuendo così con 250 altre aziende a tracciare quella “line in the sand” che descrive in maniera evocativa il senso di questo importante protocollo internazionale, nel cui solco il tema della raccolta diventa parte di una più ampia azione collettiva che guarda anche e soprattutto alla sorgente del problema, puntando su partecipazione, innovazione e capacità industriale. Su tutti questi fronti noi vogliamo continuare a dire la nostra, mettendo sempre più a frutto la posizione di leadership che nel campo della plastica ci deriva dall’acquisizione di un’eccellenza come Aliplast. D’altronde nell’interesse dell’economia circolare sono fondamentali anche le varie iniziative che abbiamo intrapreso in materia di efficienza energetica, e grazie alle quali registriamo importanti risultati in termini di riduzione dei consumi, decarbonizzazione e promozione di quelle energie rinnovabili con cui, non a caso, alimentiamo già tutte le nostre attività".

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