Ecobonus fiscale, sconto in fattura; Confartigianato: "Richiesta degli artigiani accolta"

Buone notizie sul controverso sconto in fattura, che danneggia le imprese artigiane, anche le tante cesenati della filiera della casa

Buone notizie sul controverso sconto in fattura, che danneggia le imprese artigiane, anche le tante cesenati della filiera della casa.  C’è “l’esigenza evidente di modificare la norma sullo sconto in fattura dell’ecobonus”.  Lo ha detto il Ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli piegando che nonostante le intenzioni positive, la norma ha “certamente ha prodotto un risultato negativo su una parte di attività produttiva prevalente nel nostro Paese”.

“Confartigianato – afferma il Gruppo di Presidenza Confartigianato Federimpresa Cesena formato da Stefano Ruffilli, Daniela Pedduzza e Marcello Grassi – apprezza la volontà del Ministro che ha riconosciuto la fondatezza dell’allarme lanciato dalla Confederazione sugli effetti negativi della norma a danno di mezzo milione di micro e piccole imprese operanti nel settore delle costruzioni, con 1,2 milioni di addetti, l’89% dell’occupazione del settore. Nei mesi scorsi, Confartigianato ha rappresentato le ragioni degli imprenditori sia nei confronti dell’Autorità Antitrust sia nei confronti del Governo e del Parlamento, sollecitando la modifica del meccanismo dello sconto in fattura per ecobonus e sismabonus previsto dall’articolo 10 del Decreto Crescita. Ora dal Ministro dello Sviluppo Economico arriva la disponibilità a intervenire.” Confartigianato parteciperà al tavolo di confronto proposto dal ministro per studiare le modifiche da applicare.

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La misura, fortemente contestata da Confartigianato, prevede che i cittadini che effettuano lavori di riqualificazione energetica o antisismici, possano chiedere, in alternativa alla detrazione fiscale dal 50% all’85% spalmabile in dieci anni, uno sconto immediato sulle fatture da parte dell’impresa che ha realizzato i lavori. Secondo il decreto, l’impresa potrà farsi rimborsare tale sconto dallo Stato attraverso un corrispondente credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque anni. Per l’azienda è anche possibile cedere il credito così acquisito ai suoi fornitori di beni e servizi, ma non potrà cederlo a istituti di credito e intermediari finanziari. Per esempio, per una ristrutturazione da 20 mila euro, il proprietario della casa avrebbe diritto a una detrazione fiscale del 65%, pari a 14.300 euro (da recuperare in dichiarazione dei redditi in 10 anni). In base al Dl Crescita, tale cifra potrebbe essere subito scontata, cedendo il credito a chi ha eseguito i lavori: di fatto, ilcommittente pagherebbe “solo” 5.700 euro, mentre i restanti 14.300 euro
rimarrebbero a carico dell’impresa.

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