Crisi nel restauro, "oltre 50 aziende in Regione sono in forte difficoltà"

"L'articolo 200 c. 1 del Codice degli appalti - affermano i consiglieri PD - prevede che i lavori di restauro di beni soggetti a tutela vengano affidati con appalto separato "da altre categorie di opere generali e speciali".

"Oggi in Italia il lavoro dei restauratori è minacciato da appalti che favoriscono grandi ditte, a scapito della qualità del lavoro. Questa situazione si verifica anche in Emilia-Romagna?" Lo chiedono in un'interrogazione rivolta alla Giunta regionale i consiglieri regionali PD Tiziano Alessandrini e Damiano Zoffoli.

"L'articolo 200 c. 1 del Codice degli appalti - affermano i consiglieri PD - prevede che i lavori di restauro di beni soggetti a tutela vengano affidati con appalto separato "da altre categorie di opere generali e speciali". Questa previsione è volta a tutelare la qualità del lavoro del restauratore, che necessita di altissima specializzazione e puntuale formazione professionale. Le rappresentanze del settore, tuttavia, lamentano la diffusione di una modalità di gestione degli appalti in cui sono preponderanti lavori edili, che non prevedono lo scorporo dei lavori di restauro di Beni Culturali, categoria specializzata, accorpando così le lavorazioni relative al restauro di Beni Culturali alle categorie che riguardando i lavori edili".

"La Regione Emilia-Romagna - proseguono Alessandrini e Zoffoli - ha espressamente sancito per legge l'adozione delle modalità previste dallo small bussiness act europeo al fine di tutelare le micro e piccole imprese regionali, garantendo anche a queste la possibilità di concorrere agli appalti pubblici, modalità che risulterebbero molto opportune in un settore come quello del restauro dei beni tutelati, che necessita di professionalità e competenze che possono essere offerte solo da piccole e piccolissime imprese di professionisti.

"Con l'interrogazione presentata in Assemblea legislativa chiediamo alla Giunta informazioni sul settore del restauro in Regione e chiediamo di sapere se il criterio del massimo ribasso sia stato completamente eliminato dagli appalti relativi al restauro, in favore della modalità di appalto economicamente vantaggioso. Chiediamo inoltre alla Giunta se le modalità di affidamento degli appalti lamentate dalle Rappresentanze del settore siano riscontrate anche in Emilia-Romagna e, in caso positivo, concludono Alessandrini e Zoffoli - quali provvedimenti possano essere adottati al fine di ridare al settore la necessaria autonomia rispetto ai lavori edili. Per rilanciare il settore, ad esempio, potrebbe essere sufficiente dare disposizioni affinché i lavori di restauro rientranti nella categoria OS2A vengano scorporati, senza possibilità di deroghe, dai grandi appalti per poter coinvolgere direttamente le piccole imprese di restauro."

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