Crisi frutta estiva, rabbia Coldiretti: "Dalla cimice asiatica ai 'signori della filiera'"

"Anche in questo 2019 - commenta il presidente di Coldiretti Forlì-Cesena, Massimiliano Bernabini - ci ritroviamo a fare i conti (e i conti non tornano) con condizioni climatiche assurde"

Mercato poco trasparente e clima pazzo, eccoli i due fattori che insieme all’invasione della cimice asiatica, stanno pesando come macigni sulla campagna della frutta estiva. "Anche in questo 2019 - commenta il presidente di Coldiretti Forlì-Cesena, Massimiliano Bernabini - ci ritroviamo a fare i conti (e i conti non tornano) con condizioni climatiche assurde, sulle quali si innescano fenomeni speculativi e importazioni dall’estero alquanto sospette che hanno inciso al ribasso sulle quotazioni nei campi".

Tutto questo mentre si assiste ad aumenti dei prezzi al consumo nell’ordine dello 0,7% rispetto all’estate 2018. Se l’anomalia climatica – che ha riguardato in realtà l’intero 2019 con i primi mesi dell’anno particolarmente siccitosi, un maggio freddo e bagnato, un giugno bollente ed un bimestre luglio-agosto segnato da tempeste e temporali – ha provocato indubbiamente danni in campo specie su ciliegie, albicocche, pesche, pere e kiwi, senza dimenticare vigneti, grano e mais, danni ulteriori si registrano dal campo allo scaffale per via di speculazioni di filiera e dubbie importazioni che sono ormai sotto gli occhi di tutti.

"Vogliamo parlare, ad esempio - puntualizza il presidente Bernabini - del ‘mistero’ delle pesche e nettarine spagnole. Aparole nessuno le ha cercate, o comprate, nessuno le ha mangiate, tutti i distributori hanno ribadito la loro grande attenzione al prodotto nazionale, presente in abbondanza, di tutte le qualità e per tutte le tasche, eppure la crescita del prodotto di importazione dalla Spagna è stata a dir poco tumultuosa, con importazioni in aumento del 66% da prima dell’embargo russo”. Le promesse dell’UE, che da almeno 4 anni annunciava l’apertura di nuovi mercati cui destinare i prodotti che non possono più raggiungere il mercato russo, sono rimaste tali e per le pesche e nettarine europee non è stato trovato alcun sbocco alternativo (l’Unione europea, che ne esportava oltre 3.000.000 di quintali nel 2014, nel 2018 ne ha esportato solo 1.500.000 fuori dal proprio territorio). Così, nell’immobilismo di Bruxelles, le pesche e nettarine spagnole hanno aggredito i mercati dei partner comunitari.

Sono state infatti oltre 1.030.000 quintali le pesche spagnole importate dall’Italia nel 2018. Viene da chiedersi, una volta varcati i nostri confini, dove siano poi finite. "Per carità - afferma il presidente - molte saranno state correttamente commercializzate con la loro identità. Ma molte altre sono altrettanto certamente finite nei mercati rionali d’Italia senza alcuna etichettatura o con una ‘cittadinanza italiana’ nuova fiammante! Certo che se ci fosse qualche controllo in più al dettaglio, forse qualcuno starebbe più attento. Sì, perché l’assenza della provenienza sul cartellino può anche essere un errore figlio di una distrazione, ma quella distrazione o errore che sia, se riscontrata da un pubblico ufficiale, diventa un reato". E intanto il ‘mistero’ delle pesche spagnole continua, e gli italiani che lo scorso anno se ne sono mangiate 1,7 chilogrammi a testa, neonati compresi, sono convinti di aver acquistato solo pesche italiane.

Se non bastassero clima pazzo e importazioni selvagge, a minacciare il reddito dei nostri agricoltori ora ci si è messa anche la cimice made in Cina. L’insetto importato dall’Asia ha già colpito duramente anche qui in provincia, accanendosi proprio su pesche, ma anche pere, kiwi, ciliegie, albicocche e piante da vivai. Ed ora, purtroppo, anche sulle mele, frutta che ha visto una partenza di campagna positiva. "Servono soluzioni immediate per prevenire e risarcire i danni alle aziende agricole – afferma il direttore di Coldiretti Forlì-Cesena, Anacleto Malara - ad esempio l’attivazione da parte della Regione, come già avvenuto in passato per altre emergenze fossero esse zoopatie o fitopatie, di tutta una serie di interventi finanziari e agevolativi per far fronte al mancato reddito attraverso convenzioni con le banche, l’intervento dei Consorzi Fidi, la sospensione di mutui e tasse”.

Tutti questi punti, insieme alla crisi del comparto frutticolo, saranno al centro di un incontro urgente richiesto da Coldiretti Emi​lia-Romagna ai vertici della Regione. "Occorre assumere in fretta decisioni sia riguardo la lotta alla cimice, sia in merito all’endemica crisi peschicola, che è strutturale e con danno unilaterale, sempre e solo sulle spalle e le tasche dei Produttori Agricoli - conclude Malara -. Faremo presente alla Regione che è tempo che i 'signori della filiera' condividano con noi la valorizzazione del prodotto, locale e made in Italy, nonché tutto lo sforzo che stiamo sostenendo per l’origine e la distintività. E’ troppo facile rivolgersi ad altri mercati, con frutta di provenienza spesso dubbia, per non percorrere passi collaborativi sulla ridistribuzione di reddito ed equità nell'intrigato mondo delle filiere".

"Siamo assolutamente consapevoli dell'impatto negativo sulle coltivazioni della cimice asiatica, tanto che è già convocato un vertice mercoledì in Regione con le Associazioni agricole e le organizzazioni dei produttori ortofrutticoli. Insieme valuteremo e adotteremo le misure più efficaci per sostenere un comparto come quello agricolo, fondamentale per l'economia regionale", afferma l'assessore regionale all'Agricoltura, Simona Caselli.

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