Commercio, continua la crisi dei negozi: "Un'attività su quattro prevede una perdita"

Non sono dati confortanti quelli che emergono dall’indagine condotta da Confesercenti cesenate

Non è un bilancio positivo quello che emerge da un sondaggio condotto da Confesercenti cesenate sul commercio del territorio. “La situazione economica del nostro Paese – afferma il presidente della Confesercenti Cesenate, Cesare Soldati - continua ad essere preoccupante. In tutta Europa la ripresa sembra ancora molto lenta, ma in Italia le cose vanno addirittura peggio e i numeri che emergono da varie fonti non fanno altro che confermare le preoccupazioni degli operatori economici. Ogni giorno 14 saracinesche si chiudono per non aprirsi più, cinquemila all’anno".

"La nostra Provincia non è estranea a questa ecatombe: nei primi 6 mesi dell’anno hanno aperto 75 attività di commercio al dettaglio mentre 197 sono cessate, con un saldo negativo di 122 imprese”. “Mentre, in generale, le piccole imprese sembrano riprendere fiato – prosegue Cesare Soldati - circa un esercizio commerciale di vicinato su quattro prevede di chiudere l’anno con un bilancio negativo. È quanto emerge da un sondaggio condotto su un campione di piccole imprese da SWG per Confesercenti, che sottolinea il peggioramento della situazione del commercio, in controtendenza con l’andamento medio degli altri settori. Solo il 18% degli imprenditori del commercio ritiene di chiudere l’anno con un bilancio positivo. Il dato della ricerca nazionale è del tutto in linea con quello della ricerca condotta dalla Confesercenti Cesenate e presentata nei giorni scorsi, dove solo il 20% delle imprese dichiarava un aumento del fatturato”.

“A pesare – spiega il presidente della Confesercenti Cesenate - una crescente sfiducia: un commerciante su due (48%) ritiene di avere, rispetto allo scorso anno, meno certezze. Solo il 10% dei negozianti si sente invece più tranquillo. A spaventare il commercio indipendente è in primo luogo il rallentamento percepito della domanda dei consumatori, segnalata da un’impresa su tre (32%) come principale fattore di preoccupazione: la frenata della spesa fa addirittura più paura del fisco, indicato ‘soltanto’ dal 28% delle imprese, accompagnata però da un 22% che teme l’arrivo degli aumenti IVA”.

 “Lo stato di difficoltà delle imprese – avverte Soldati - potrebbe avere ripercussioni anche su lavoro e investimenti. Il 20% dei commercianti intervistati prevede di ridurre i dipendenti da qui alla fine del 2019, mentre solo il 5% prevede di assumerne di nuovi. Anche in questo caso l’indagine del cesenate ha prodotto risultati simili: il 26% prevede di diminuire l’organico ed il 10% di aumentarlo”.

 “Servono interventi strutturali – conclude il presidente della Confesercenti cesenate – in materia fiscale, sul costo del lavoro e di snellimento della burocrazia. Dobbiamo accompagnare la rete commerciale nella transizione al digitale, creando le condizioni per una leale competizione con il canale Web. Serve formazione continua per gli imprenditori. Anche a livello locale possiamo studiare incentivi che aiutino a riportare la voglia di intraprendere la strada dell’impresa nel settore del commercio alle giovani generazioni oltre ad interventi che siano in grado di consolidare le imprese esistenti e abbiano come soggetti privilegiati le piccole imprese che contribuiscono in modo determinante a rendere così attrattivo nel mondo il tessuto sociale e urbano delle nostre città e dei nostri borghi”.

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