Moda, il distretto calzaturiero del Rubicone al centro della scena con un convegno nazionale

L’iniziativa di Cna Federmoda, “Made in Italy: valore Economico, Sociale, Etico. Cucire, Tramare, Ordire, Tessere, formare…Etica!”, prevede due momenti distinti

Due giornate di studio e discussione dedicate al valore economico, sociale ed etico del Made in Italy. Questo il programma dell’importante iniziativa nazionale promossa da Cna Federmoda, le cui precedenti edizioni si sono tenute a Roma, Prato, Carpi e Torino, e che arriva quest’anno in Romagna, tra Cesenatico e San Mauro Pascoli. Il sistema moda in Italia rappresenta un settore determinante, secondo quanto emerge da una ricerca del Censis per il Ministero dello Sviluppo Economico: l’abbigliamento conta circa 44.000 imprese, con 323.000 occupati e quasi 50 miliardi di fatturato; mentre la pelletteria e il calzaturiero contano 4.839 imprese con 76.764 addetti e sviluppano 7.550 milioni di euro di fatturato. A testimonianza della dinamicità di questo sistema sui 100 distretti industriali censiti, in Italia, dall’Osservatorio distretti, più di un terzo (ben 37) fanno capo al sistema moda e nel Rubicone si trova uno dei più importanti, che comprende complessivamente 137 imprese calzaturiere e dà lavoro a 2.700 addetti.

Una ricchezza non solo economica, minacciata da un nemico sempre più subdolo: il mercato del falso, che in Italia vale 6,9 miliardi di euro, in crescita del 4,4% rispetto al 2012. Basti pensare che produrre e commercializzare gli stessi prodotti nei circuiti dell’economia legale creerebbe 100.000 posti di lavoro in più. La produzione interna registrerebbe un incremento di 18,6 miliardi di euro, con un valore aggiunto di 6,7 miliardi (all’incirca quello generato dall’intera industria metallurgica). Oggi il mercato del falso sottrae all’erario 1,7 miliardi di euro tra imposte dirette e indirette; dato che arriva a 5,7 miliardi di euro considerando anche l’indotto. Al primo posto tra i prodotti contraffatti ci sono l’abbigliamento e gli accessori, per un valore sul mercato stimabile in 2,2 miliardi di euro, pari al 32,5% del totale.

L’iniziativa di Cna Federmoda, “Made in Italy: valore Economico, Sociale, Etico. Cucire, Tramare, Ordire, Tessere, formare…Etica!”, prevede due momenti distinti. Giovedì sono in programma quattro workshop, con esperti che stimoleranno la discussione, dedicati a internazionalizzazione nella moda e ruolo delle medio-piccole imprese, competenze e maestranze, filiera moda e sostenibilità e innovazione. I workshop si terranno a Cesenatico dalle 14.30 alle 18.00, al Centro Congressi Palazzo del Turismo in Viale Roma 112. Venerdì con orario 9.30-13.30, si terrà a Villa Torlonia a San Mauro Pascoli un dibattito aperto che vedrà la partecipazione dei protagonisti della filiera della moda, insieme con politici e istituzioni. Il convegno, che sarà moderato dal giornalista del Corriere della Sera Isidoro Trovato, si aprirà con gli interventi di Antonio Franceschini, responsabile nazionale Cna Federmoda; Palma Costi, assessore attività produttive Regione Emilia Romagna; Luciana Garbuglia, sindaco di San Mauro Pascoli e Lorenzo Zanotti, presidente di Cna Forlì-Cesena.

Si entrerà quindi nel vivo con un focus sul tema “Distretti, filiera, artigianato, design, trasparenza: il valore aggiunto del made in Italy” a cura di Roberta Alessandri, componente presidenza nazionale di Cna Federmoda e con la tavola rotonda sul tema “Made in Italy - Valore economico, sciale ed etico” a cui parteciperanno Valeria Fedeli, Ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca; Nora Garofalo, segretario generale Femca Cisl; Marco Landi, presidente nazionale Cna Federmoda; Sonia Paoloni, segretario nazionale Filctem Cgil; Paolo Pirani, segretario generale Uiltec Uil. Conclusioni del presidente di Cna Nazionale Daniele Vaccarino. "Il Made in Italy - afferma Roberta Alessandri, componente della presidenza nazionale di Cna Federmoda - è un diritto per i consumatori, un vantaggio per i lavoratori e un’opportunità per le imprese. È un valore che appartiene alla cultura italiana del fare, che non può prescindere dall’integrità e dalla sostenibilità delle filiere produttive locali e dalla tracciabilità dei luoghi di produzione".

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