Imu, Confartigianato critica: "Troppa demagogia"

"Con l'approvazione dell'aliquota Imu del 10,6 per mille sugli stabilimenti produttivi, - scrive la Confartigianato - Cesena ha fatto una precisa scelta di campo

“Con l'approvazione dell'aliquota Imu del 10,6 per mille sugli stabilimenti produttivi, - scrive la Confartigianato -  l'amministrazione comunale di Cesena ha fatto una precisa scelta di campo, contro la quale Confartigianato si è battuta argomentando in molte maniere le ragioni più che plausibili dello sviluppo territoriale, del sistema delle imprese e del lavoro”.

“Abbiamo sentito durante il dibattito in consiglio comunale da parte di esponenti della maggioranza interventi con un forte sapore demagogico ed approssimativo che non rendendosi conto della gravità della situazione dell'economia e rimasti orfani di una patrimoniale che forse sarebbe stato uno strumento appropriato per affrontare l'emergenza hanno deciso di vedere, a tutti i costi, nell'Imu lo strumento per applicare rozze modalità di presunta equità contributiva e tassazione della ricchezza”.

Un bene strumentale – si legge - utilizzato dall'azienda sul quale spesso si stanno ancora pagando faticosamente rate di mutui non è certo un indicatore di ricchezza né è equiparabile ai beni patrimoniali. L'amministrazione comunale ha sottoscritto con i sindacati un protocollo d'intesa sul bilancio in cui si legge che convengono sulla necessità di compiere scelte che abbiano il carattere dell'innovazione e della conversione del modello di crescita economica e di coesione sociale. A parte che si fatica a declinare in concreto che cosa queste affermazioni sottendano, con uno sforzo di traduzione dal politichese-sindacalese sembra poter evincere alle politiche di bilancio adottate viene riconosciuta la capacità di favorire lo sviluppo e mantenere l'occupazione”.

“Ci permettiamo di osservare – sottolineano - che lo sviluppo economico di un territorio non viene messo in atto dall'amministrazione comunale o dai sindacati, ma esclusivamente dalle imprese stesse. Sono loro il motore e se vengono spremute da un carico fiscale e da adempimenti così esorbitanti non possono più produrre ricchezza, anzi è già molto se resistono affannate sul mercato”.

“Vedremo comunque alla prova dei fatti se il verbale d'intesa fra Comune e sindacati sarà in grado evitare ulteriori cali di produzione, di fatturato e di occupazione oppure se la situazione resterà la stessa o peggiorerà, ciò che noi temiamo. Aver drenato decine di milioni di euro dallo sviluppo economico di questo territorio e dagli investimenti delle imprese è tutto meno che un viatico per la crescita e sopratutto non garantisce il mantenimento dei livelli occupazionali che sono una condizione fondamentale di giustizia e di coesione sociale”.

“Con l'amministrazione comunale abbiamo provato d'altra parte in tanti modi, tutti seri e responsabili, di fare valere le ragioni dello sviluppo del territorio e non solo delle imprese, ma ci spiace di aver notato un innegabile irrigidimento nelle posizioni assunte insieme alla mancanza di disponibilità a prendere in esame suggerimenti e istanze degli interlocutori”.

“Va constatato che questo modo di dialogare con i partner economici e sociali assumendo posizioni presentate come immodificabili non finisce certo per agevolare scelte partecipate e condivise e mette in discussione l'utilità stessa delle modalità di confronto fra amministrazione e parti sociali”.

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