Chiudono i banchi, il mercato di Cesena sente la crisi: "Va riqualificato"

"Il calo degli affari tocca ormai percentuali preoccupanti (sull'ordine medio del 40%) e ci sono attività che non riescono a cedere la licenza per la stagnazione del mercato e la rimettono al Comune", osserva Andreoli

"Il mercato ambulante di Cesena sente la crisi e ha bisogno urgente di essere riqualificato ripensandone assetto e offerta commerciale". E' quanto evidenzia Alverio Andreoli, presidente Fiva Confcommerico cesenate e regionale, sostenendo che "il calo degli affari tocca ormai percentuali preoccupanti (sull'ordine medio del 40%) e ci sono attività che non riescono a cedere la licenza per la stagnazione del mercato e la rimettono al Comune".

"Recentemente si sono verificati due casi e fino a poco tempo fa questo sarebbe stato impensabile - osserva Andreoli -. Al mercato ambulante, che conta circa 250 posteggi dai quali il Comune ricava mediamente 500mila euro annui per l'occupazione del suolo pubblico, i banchi stranieri sono saliti ormai al 40% e negli ultimi anni si è assistito a un processo di rinnovamento non sempre sinonimo di qualificazione. Si è sempre pensato che il mercato ambulante fosse uno spazio a sé, non regolabile, su cui non esercitare una seria programmazione, quale invece la si esercita sulla distribuzione (grande, media e piccola) in sede fissa".

"Ma questa posizione, secondo Fiva Confcommercio, non è corretta all'origine - sostiene Andreoli -. Primo perché stiamo parlando - tutti ne possono convenire - del primo bacino attrattore del centro storico di Cesena, dove nei giorni mercatali convergono non meno di diecimila persone e, in occasione dei mercati straordinari  e delle fiere domenicali - sono stati stimati anche bacini di utenza pari a 20mila
visitatori. Secondo perché si sta parlando del più grande centro commerciale, pur a cielo aperto, della città. Un suo vanto, un suo punto di forza, e lo dice uno che da 40 anni fa questo mestiere il mercato l'ha visto crescere, consolidarsi e ammodernarsi".

Secondo Andreoli, "pensare che il potenziamento del mercato ambulante possa essere affidato soltanto a consorzi pur meritori come "La città. I mercati" secondo Fiva Confcommercio è puramente illusorio e dilatorio. Parlando di commercio a Cesena, il mercato ambulante deve essere messo al centro dell'agenda politica come priorità perché, ribadiamo, è il vero polo attrattore del centro e lo resterà, anche con il nuovo Foro Annonario di imminente apertura col quale confidiamo si instauri un processo di osmosi".

Per rilanciare il mercato, aggiunge il presidente di Fiva Confcommercio, "la parola d'ordine è qualità, salvaguardando la peculiarità del mercato: un luogo di libera socializzazione, di shopping en plein air in cui agio e spazi sono fondamentali. Allora occorre cominciare veramente a pensare che l'asticella della qualità delle essere elevata attraverso un processo di autoregolamentazione premiante in virtù del quale i banchi non debbono crescere a dismisura e anzi in qualche modo possono sfoltiti e meglio sistemati dando loro più spazio per poter mettere il cliente nelle migliori condizioni per lo shopping".

"Un altro problema è delineare un nuovo assetto e sistemazione dei banchi in modo tale che anche settori più in difficoltà e marginalizzati, come ad esempio, quello delle calzature siano più valorizzati - analizza Andreoli -. Quello a cui si deve mirare, secondo Fiva Confcommercio - , è la massima fruibilità del mercato servendolo anche di strutture per la sosta più comode e convenienti: ad esempio perché nei giorni mercatali il prezzo di alcune aree di sosta limitrofe è più alto? Perché infierire invece di favorire l'accesso al mercato?"-

Osserva ancora Andreoli: "I segnali che stanno emergendo (calo sensibile degli affari, piazzole vuote e licenze riconsegnate al Comune in mancanza di acquirenti) debbono indurci non solo a riflettere ma soprattutto a metterci in moto per progettare insieme, operatori, associazioni e amministrazione, un grande progetto di rilancio per un nuovo migliore mercato ambulante che non rinneghi se stesso e la tradizione ma punti sulla qualità dell'offerta merceologica, degli spazi e dei servizi come suo punto di forza".

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