Cassa integrazione, Confartigianato: "Fare domanda è sempre più costoso e complesso"

Fare domanda per la cassa integrazione dei dipendenti da parte delle piccole imprese è diventato sempre più complicato e costoso

Fare domanda per la cassa integrazione dei dipendenti da parte delle piccole imprese è diventato sempre più complicato e costoso visto che sono chiamate a produrre una serie di documenti e certificati talmente onerosi che renderebbero necessario l'analista di bilancio. Lo rimarca Confartigianato Federimpresa Cesena, che stigmatizza questo processo diametralmente contrario alla semplificazione, causato dalla riforma della cassa integrazione.

“Invece di complicare occorrerebbe facilitare – dice il Gruppo di Presidenza di Confartigianato Federimpresa Cesena, formato da Lorena Fantozzi, Stefano Ruffilli e Marcello Grassi -: gli oneri a carico della piccola impresa sono sempre più penalizzanti. Su questa situazione generale si innescano poi altri disagi prodotti da provvedimenti cervellotici, come quello che riguarda la categoria delle imprese edili e affini”.

“Une decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta ufficiale il 14 giugno che definisce i criteri per la concessione della Cassa Integrazione a seguito della riforma del 2015 – spiega il Gruppo di Presidenza Confartigianato - stabilisce che alla domanda di cassa integrazione a causa di intemperie, oltre alla relazione tecnica, l'azienda deve allegare obbligatoriamente il bollettino meteo rilasciato da organi accreditati. Ciò è stato ribadito anche dall'Inps il quale ha chiarito che queste procedure sono da osservare per tutte le domande presentate dal 29 giugno in poi, pena il rigetto della Cig.  L'Aeronautica Militare e l'Arpa ci hanno comunicato che questi sono servizi a pagamento (l'Arpa si fa pagare non meno di 180 euro più Iva) e quindi il costo del certificato è tale per cui una piccola impresa edile di due o tre dipendenti non ha quasi convenienza a chiedere l'intervento della cassa integrazione per una giornata di lavoro persa a causa di maltempo!”.

“Fino al 28 giugno – stigmatizza il Gruppo di Presidenza Confartigianato - l'Inps, se voleva verificare la veridicità dell'evento, chiedeva riscontro alla stazione metereologica, tramite i suoi canali; oggi l'obbligo ed il relativo costo viene riversato sugli imprenditori! Confartigianato constata che ancora una volta siamo di fronte a una prescrizione figlia di un approccio culturale di diffidenza e sfiducia nei confronti degli imprenditori: siccome ce ne sono alcune che potrebbero approfittarne, poniamo un vincolo a tutte le imprese! Invece di chiedere un riscontro oggettivo nei casi dubbi, si richiede indistintamente a tutte le aziende una certificazione! Così facendo, però, si scarica sulle imprese un costo aggiuntivo e proprio a quelle che sono più in difficoltà, cioè le imprese edili, ed a fronte di un evento critico che impedisce loro di lavorare. La nostra richiesta è che il Ministero riveda la norma eliminando l'obbligo dell'allegazione della certificazione meteo e ripristinando la situazione ex ante. Si potrebbe suggerire, in alternativa, una semplificazione della procedura. Per esempio: l'Inps, nei casi dubbi, potrebbe chiedere riscontro tramite Pec a un soggetto terzo, che potrebbe essere il sindaco del Comune interessato”.

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