Un disegno per risolvere i crimini, Elena Pagani ospite del Lions "Cesena Rubicone"

L'Assistente Capo Coordinatore della polizia di Stato torna in Romagna dopo il suo fondamentale aiuto per incastrare la banda di stupratori di Rimini capeggiata da Guerlin Butungu

Un indizio labile, un segno lasciato inavvertitamente dall'autore di qualche orrendo crimine o un frammento di memoria sul quale lavorare per ottenere un identikit che permetta agli inquirenti di risalire al responsabile del delitto. A spiegare come si possono risolvere casi in apparenza inestricabili sarà sarà Elena Pagani, mantovana, Maestro d’arte, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera e in forza alla Polizia di Stato che, la scorsa estate, è stata fondamentale nelle indagini per individuare il branco degli stupratori di Miramare realizzando, grazie al ricordo di una delle vittime, l'identikit di Guerlin Butungu risultato poi essere identico al 98,7% del volto del congolese, un risultato che non ha precedenti nella storia delle investigazioni. L'Assistente Capo Coordinatore della Polizia di Stato, attualmente in forza alla Questura di Mantova, il 21 settembre alle 20.30 sarà ospite del Lions Club "Cesena Rubicone" dove, in una conferenza dal titolo "Disegno anatomico nell'investigazione scientifica" racconterà la sua esperienza all’interno dell’Unità di investigazioni criminali, in qualità di dattiloscopista, dove si occupa in particolare di analisi e sopralluogo giudiziario sulla scena del crimine.

Orrore sulla spiaggia di Rimini

"Le mie 'armi' - spiega Elena Pagani - sono le matite da disegno e la capacità di stabilire una sorta di empatia con le vittime di crimini efferati. Con una delle vittime di Guerlin Butugu sono rimasta per 6 ore chiusa in una stanza della Questura di Rimini per evitare distrazioni, ascoltando e riascoltando il suo racconto. Erano passati appena tre giorni dal fatto ma, nonostante le ripetute violenze subìte, lei si ricordava molto bene il volto del congolese 20enne. Siamo partiti dagli occhi e, poi, al resto del viso. Il mio compito era quello di trasferire il racconto della vittima sul foglio da disegno con le matite e, alla fine, il risultato è stato quello che tutti sapete".

Laurea a pieni voti all'Accademia d'Arte di Brera, un Master a Stoccolma e, poi, la carriera nella Polizia di Stato come disegnatore anatomico. In cosa consiste questa particolare specializzazione?
E' una figura che opera all'interno di un'equipe di professionisti dediti alla ricerca degli autori dei reati. Di fatto è il braccio tecnico e grafico che rea­lizza, concedendogli forma e rendendolo così visibile, ciò che è nella sola mente di un testimone o della stessa vittima. Questa figura è inserita nelle "Unità di analisi crimine vio­lento" delle realtà operative dei Gabinetti regionali e interegio­nali della Polizia Scientifica. Il dise­gnatore anatomico ricostruisce graficamente il ricordo: attività che richiede molta pazienza e che non concede spazio al tempo, all'interpretazione e alla creatività da parte dell'operatore di Polizia.

Da dove si inizia per portare a termine un lavoro così delicato?
La complessità si configura nel saper cogliere ciò che è ve­ramente memorizzato da ciò che il testimone, o la vittima, crede di ricordare ed è invece indotto o dedotto da situazioni successive all'esperienza vissuta. Per que­sto è fondamentale intervenire il prima possibile per evitare il di­sperdersi della memoria visiva, che è spesso estremamente labile, ed evitare nel contempo contaminazioni del ricordo. Per­sonalmente lascio che la per­sona interagisca con me come meglio crede: nel linguaggio, nella gestualità, nella confiden­za d'espressione. Solo instau­rando un rapporto di fiducia è possibile comprendersi. Non so­no quindi io a indicare la di­rezione per raggiungere l'obiet­tivo: assecondo, affianco, spesso attendo e poi accompagno, chi sta rendendo la testimonian­za senza mai perdere di vista eventuali contraddizioni formali di significato, cogliendo in­formazioni utili per il prosieguo delle indagini.

Si sente più artista o più poliziotta?
"Ritengo di essere una poli­ziotta-artista occupata quotidia­namente ad affiancare con il pro­prio lavoro l'impegno profuso dai colleghi, uomini e donne della Polizia, a supporto della cittadinanza.

identikit guerlin butungu-2

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